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Saluto del Sindaco della Città di Barletta

Ci sono messaggi che si leggono sulle pietre. Pietre che raccontano la storia e anche per questo possono dirsi “nobili”, come le chiama Francesco Pinto nella raccolta, e nel “racconto”, dei simboli araldici che possiamo ancora ammirare sulle mura dei palazzi, sui pavimenti delle chiese, nel lapidario del Castello. E persino scoprire fortuitamente.                        

Contestualmente alle pagine dello “Stemmario” di Pinto ho ricevuto la bozza del volume “Archeologia, storia, arte. Materiali per la storia di Barletta”, con gli atti di un convegno svoltosi a Barletta nel febbraio 2015 a cura dell’Associazione del Centro Studi Normanno-Svevo: comprende un suggestivo saggio della prof.ssa Luisa Derosa in cui si dà conto anche del rinvenimento nel 1974, mentre si costruiva un complesso condominiale laddove un tempo erano le antiche mura lungo la direttrice per Trani, di un gruppo di 14 lastre sepolcrali e di altre reliquie di una “magnifica e ricca” casa. Purtroppo, al di là delle testimonianze materiali immediatamente raccolte e consegnate al museo civico, tutto il resto fu lasciato perdere.

Vogliamo credere che il lavoro di Francesco Pinto possa idealmente riscattare offese come queste della età moderna alla storia della “città-corona” che nel 1190 si cinse del privilegio di Tancredi di Sicilia. Per crescere ancora in epoca normanna e angioina, fino alle alterne vicende aragonesi, spagnole e francesi.

I simboli meticolosamente raccolti da Pinto costituiscono, dunque, una documentazione originale, se non proprio inedita, della complessa storia di una città profondamente mediterranea. E’stata storia di nobili e di plebe, di armi e di mercati, di arti e di mestieri. Resta la storia dell’ascesa della civitas Barulum che, dal tempo delle crociate a quello della Disfida, ha indotto la comunità cittadina a cercare l’emancipazione e l’autonomia a fronte delle più avanzate esperienze territoriali. Poi certo c’è stata l’involuzione fin quasi alla decadenza del ruolo della città. Ancora il suo riscatto, fino alla crisi che faticosamente si sta cercando di rimontare.

Serve, allora, conoscere questa storia, anche attraverso la narrazione dei simboli della vita passata.  Questa memoria offre la possibilità di riscoprire non solo i titoli di famiglie nobili (o che questo titolo hanno acquisito dando lustro alla città), ma soprattutto l’identità che la città si è data nel tempo. Quella che resta impressa sulla “pietra nobile”. Ma ancor più deve riuscire a vivere nella realtà civile dei nostri giorni.

                                                                                     Pasquale Cascella

Pubblicato il 1/2/2016 alle 9.36 nella rubrica Barletta story.

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