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Presentazione

L’insigne economista Giuseppe Maria Galanti, nella sua relazione sulla Puglia fatta al Re di Napoli Ferdinando IV di Borbone, in data 12 maggio 1791, riferendosi a Barletta, definisce “fenomeno unico forse in tutto il mondo” la presenza di oltre 150 canonici, su una popolazione che allora contava poco meno di 16.000 abitanti. Già questo dato, ci dice eloquentemente come fosse di particolare importanza l’entità religiosa a Barletta: la città delle cento chiese; con decine di conventi e sede dei principali ordini religiosi e cavallereschi; dove risiedevano e amministravano ben due vescovi e due arcivescovi: quello di Canne, qui trasferitosi nel 1318, dopo la decadenza di quella città, l’Arcivescovo di Nazareth, dimorante dal 1327, in seguito alla conquista saracena della Galilea; l’arcivescovo di Coron e altro vescovo greco, stabilitisi qui, nella loro comunità, dopo la metà del 1500, per gli eventi bellici della loro terra.

Il porto barlettano primeggiava come scalo di pellegrini e crociati in partenza e in arrivo dalla Terrasanta.

Qui sorge la chiesa del Santo Sepolcro, che dipendeva direttamente da Gerusalemme, e che possiede prestigiosi cimeli di quella terra, tra cui la cosiddetta “croce binata”, contenente alcuni pezzi della vera Croce. E ancora: nella chiesa di San Giacomo Maggiore e in quella di San Gaetano si conservano alcune reliquie delle Sacre Spine della Corona: vivamente venerate, così come quelle del Santo Legno.

A Barletta riposano le sacre spoglie del suo amato patrono San Ruggero: Vescovo dell’antica Canne.

In questa città la sera del 13 febbraio 1503 si snodò dalla Cattedrale di Santa Maria Maggiore la processione del Clero, con il quadro dell’Assunta, per onorare i Tredici Cavalieri che tornavano vincitori dalla famosa “Disfida”, e che resero vivo ringraziamento della vittoria riportata nella chiesa di Santa Maria Maddalena: l’attuale chiesa di San Domenico.

Barletta, infine, è la città dove tra le tante manifestazioni religiose, il Venerdì Santo di Pasqua si svolgono due solenni processioni: una pomeridiana e l’altra serale. Aspetti ecclesiali così copiosi e rilevanti, avvalorati dalla loro unicità, non potevano non produrre nei barlettani fervori di fede e vocazionali e incidere all’elevazione di parecchi religiosi alla dignità episcopale: cosa che la storia registra sino ai nostri giorni con la prestigiosa investitura alla porpora cardinalizia di Mons. Francesco Monterisi, primo Cardinale barlettano, che ben prospetta questa ricerca avvalorata dal supporto del simbolismo araldico.

Partendo dunque dalla presentazione araldica - in questo caso prelatizia - gli autori Francesco Pinto e Antonio Vitrani, dopo aver pubblicato “Barletta, stemmi di famiglie nobili” nel 2001 e “Barletta Città Regia” nel 2003, con relative schede storiche, ci offrono ora questo terzo lavoro “ Vescovi e Arcivescovi Barlettani”, in sintonia con i precedenti, scoprendoci un altro egregio pezzo di storia locale che travalica quest’area, seguendo appunto le “mitrate figure” di nostri eletti concittadini.

Questa ricerca viene quindi a dar più luce a religiosi barlettani assurti a vescovo nel corso di sette secoli, consentendoci una più fonda conoscenza della lor fede e della lor vita, in rapporto al proprio tempo e alla propria personalità.

Ancora una volta a dare un valido contributo è il diletto, la passione e l’amore per la propria terra, che scorrendo come pura sorgente nell’animo e nella mente, spingono quell’impulso di forte volontà che, pur senza volerlo, porta a competere con “i più addetti ai lavori”, pervenendo a lodevoli risultati, come bene attestano queste pagine. (Franco Lamonaca, giornalista).

Pubblicato il 27/11/2010 alle 21.45 nella rubrica Barletta story.

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