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Araldica episcopale

Agli albori del terzo millennio parlare di araldica, scienza ausiliaria della storia che rievoca gesta cavalleresche e favole medievali, può sembrare alquanto retorico e fuori moda ma è proprio la testimonianza di questi stemmi, per la maggior parte armi gentilizie, che ci permette, pure dopo secoli, di mantenere viva ed onorata la memoria di taluni personaggi.

La simbologia dell’araldica trae le sue più antiche origini proprio dal cristianesimo e da essa la Chiesa ha attinto sempre con particolare attenzione rinsaldando quella tradizione plurisecolare di diritto e di fede.

L’araldica ecclesiastica è ancora oggi viva, attuale e largamente usata; naturalmente, è meglio specificarlo, gli stemmi ecclesiastici non devono essere ritenuti simboli di vanagloria né tantomeno paragonati ad una sorta di simbolismo commerciale: la necessità dell’adozione degli stemmi da parte dei prelati trova la sua fonte nel diritto canonico che ne regola l’utilizzo e costituisce funzione di carattere certificativo. Inoltre, la purezza del simbolismo religioso riflette la personalità e la devozione del singolo ecclesiastico che ha speso la propria esistenza, con vocazione di santità, verso Santa Madre Chiesa.

L’origine e l’uso dei cappelli di verde, per i vescovi, arcivescovi e patriarchi, si vuole derivato dalla Spagna dove, nel Medioevo, i presuli usavano un cappello prelatizio di colore verde. Il cappello di rosso, invece, venne concesso ai cardinali nel 1245 da Papa Innocenzo IV, nel corso del Concilio di Lione, quale distintivo d’onore e di riconoscimento dagli altri prelati; il colore rosso fu scelto per esortarli ad essere sempre pronti per spargere il proprio sangue in difesa della libertà della Chiesa e del popolo cristiano.

Con L’istruzione sulle vesti, i titoli e gli stemmi dei cardinali, dei vescovi e dei prelati inferiori del 31 marzo 1969, firmato dall’Em. mo signor cardinale Segretario di Stato Amleto Cicognani, all’art. 28 si recita testualmente:

Ai cardinali e ai vescovi è permesso l’uso dello stemma. La configurazione di tale stemma dovrà essere conforme alle norme che regolano l’araldica e risultare opportunamente semplice e chiaro.

Nei successivi articoli, per quanto concerne le dignità ecclesiali che interessano questa ricerca, si precisa:

Gli eccellentissimi e reverendissimi vescovi timbrano lo scudo accollato ad una croce astile semplice d’oro, trifogliata, posta in palo, con il cappello, i cordoni e le nappe di verde. I fiocchi, in numero di dodici, sono disposti sei per parte, in tre ordini di 1, 2, 3.

Gli eccellentissimi e reverendissimi arcivescovi timbrano lo scudo accollato ad una croce astile patriarcale d’oro, trifogliata, posta in palo, con il cappello, i cordoni e le nappe di verde. I fiocchi, in numero di venti, sono disposti dieci per parte, in quattro ordini di 1, 2, 3, 4.

Il colore di verde, riguardante appunto i vescovi e gli arcivescovi, va usato altresì nell’inchiostro dei sigilli e negli stemmi riportati negli atti, quest’ultimi con i previsti segni convenzionali indicanti gli smalti.

Per concludere si può affermare che quei simboli, diventati poi figure araldiche, hanno offerto alla Chiesa i temi più svariati per indicare la missione pastorale del clero e per richiamare antiche tradizioni di culto, memorie di santi patroni e pie devozioni locali.

Pubblicato il 27/11/2010 alle 21.43 nella rubrica Barletta story.

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