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Famiglia Bonaventura

La famiglia Bonaventura viene menzionata da F. P. De Leon (1600-1650) nel manoscritto sulle famiglie nobili di Barletta ed è originaria di Lacedonia.
Notizie documentali attestano che il primo a stabilirsi in Barletta verso la metà del XVI secolo fu Iacopo Bonaventura, medico illustre, che per le sue meritevoli doti fu chiamato nel 1602 da papa Clemente VIII. Egli, nel 1578, fu uno dei 31 fondatori del Monte di Pietà di Barletta.
Successivamente, una Margherita Bonaventura fece un lascito a favore dello stesso Monte.
Questa benemerita famiglia annovera fra Nicolò Vincenzo Bonaventura, appartenente ai padri conventuali; visse nella seconda metà del XVI secolo e contribuì all’edificazione in Barletta della chiesa di S. Antonio e dell’attiguo convento. Sopra un architrave di una porta che conduceva nell’antico giardino fu posta una lastra con un’iscrizione e con gli stemmi delle famiglie Bonaventura e Pappalettere. Questa architrave, corrosa dal tempo, è tuttora conservata nel castello di Barletta.
Fra Nicolò fu un erudito poeta latino e scrisse La vita dei Pontefici, oltre ad altri lavori, tra cui uno scritto che dedicò al Pontefice Sisto V, rimasti molto probabilmente inediti.
I fratelli Francesco e Vincenzo Bonaventura, il 1° maggio 1748, come risulta da un atto del notaio d’Elia, donarono alla chiesa del Santo Sepolcro di Barletta la piramide d’argento dorato nella quale, durante le festività, viene situata la Croce Patriarcale.
Tra i personaggi di spicco di questa illustre famiglia occorre senz’altro menzionare Francesco Antonio Donato Nicolò Bonaventura. Nato in Barletta il 18 novembre 1711 da Alessandro e Anna Maria De Bellis, intraprese con grande fervore la strada religiosa e fu ordinato sacerdote il 18 dicembre 1734.
Laureatosi in Teologia e in Utroque jure, fu vicario generale della Diocesi di Gravina di Puglia e successivamente in quella di Conza. Su proposta di Alfonso M. dei Liguori meritò di essere sublimato alla dignità episcopale e il 26 novembre 1753 il Sommo Pontefice Benedetto XIV lo proclamò Vescovo di Nusco. Fu consacrato in Roma il 30 dello stesso mese dal Patriarca di Costantinopoli, Ferdinando M. Rossi e, il 3 dicembre successivo, fu nominato Assistente al Soglio Pontificio. Dopo 35 anni di vescovato, il 15 giugno 1788, giunse per Mons. Bonaventura l’ora suprema; per testamento lasciò i suoi beni e la sua ricca biblioteca al Seminario al quale durante gli anni aveva assicurato una rendita considerevole, convinto com’era della sua grande utilità. Le esequie furono imponenti e fu sepolto nella Cattedrale di Nusco.
Il vescovato di Francesco Antonio Bonaventura può senz’altro considerarsi tra i più fulgidi della diocesi nuscana; fu chiamato il vescovo santo, non per retorica, come spesso avviene in simili circostanze, ma per una consolidata convinzione generale del popolo e di tutto il clero diocesano. Sul maestoso catafalco fu incisa questa breve ma eloquente epigrafe: Pastori Optimo Domino Francisco Antonio Bonaventurae Canonici et Cives Lugentes
Nella sacrestia della Cattedrale di Barletta è tuttora custodito un dipinto di questo vescovo; sulla parte superiore sinistra, anche se piuttosto rovinato, troviamo lo stemma episcopale mentre sulla parte inferiore della tela è riportata la seguente iscrizione:
Franciscus Antonius Bonaventura utriusque juris et S. Theologiae Doctor et Magister ex numero partecipantium Regalis Collegii Neapolitani cum primum Generalis Vicarii Gravinen munere fungeretur, ad Sacrum Canonicorum coetum huiusce Insignis Collegiatae Ecclesiae S. Mariae Maioris adscriptus dein e Curia Gravinen ad Metropolitanam Irpinorum Compsae audientiam traslatus expleto
ad Sacras Nuscanas Infulas adsumptus anno Reparatae Salutis MDCCLIII

Pubblicato il 14/5/2008 alle 18.6 nella rubrica Barletta, le antiche nobiltà.

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