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BARLETTA DURANTE IL REGNO DI CARLO I D'ANGIO'

All’inizio della dominazione angioina si affacciarono sui mercati meridionali i ricchi mercanti e i banchieri fiorentini che, già finanziatori della Santa Sede, fornirono un appoggio economico alla Casa angioina nella lotta contro gli ultimi Svevi. Di conseguenza, anziché ripagare in denaro contante gli enormi prestiti concessi dai banchieri fiorentini, oltre all’appoggio per favorire sul piano politico la vittoria della fazione guelfa a Firenze, i sovrani angioini cedettero una grossa parte del monopolio delle vendite su alcuni beni di prima necessità, in particolare grano e sale, che in precedenza erano appannaggio della Casa regnante.
Le società fiorentine ebbero nel nostro territorio agenti di commercio in contatto con la sede principale e ne conseguì che Barletta fu tra le dieci città europee dove tutte le grandi compagnie fiorentine tennero insieme le loro succursali e che costituirono i “dieci punti cardinali del commercio fiorentino”; le altre città europee erano Bologna, Genova, Napoli, Perugia, Venezia, Avignone, Bruges, Londra e Parigi.
Nel 1268 il sovrano, consentendo ad suplicationem hominum Baroli, concesse l’ampliamento delle mura per includere le zone di nuova espansione della città.
Con il progetto di prolungamento delle mura, finalizzato per inglobare il borgo della chiesa del S. Sepolcro, fu aperta una nuova porta: Porta Croce o S. Sepolcro, dal popolo detta “la vucciaria”, cioè beccheria. Porta Croce, riedificata poi nel 1840 su disegno del barlettano Francesco Sponzilli, fu demolita nel 1863-64.

Pubblicato il 8/5/2007 alle 21.20 nella rubrica Barletta story.

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