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Barletta, città dallo straordinario fervore socio-economico.

A partire da quella data, in base alle mire espansionistiche angioine, si ordinò anche l’ampliamento del porto di Barletta e dei suoi cantieri navali per disporre di una flotta navale adeguata agli intensi traffici commerciali con l’Oriente.
In quel periodo gli artefici di queste importanti operazioni erano i cavalieri Templari e i Gerosolimitani, spesso in contesa tra di loro, che avevano intrapreso un florido rapporto tra Barletta e S. Giovanni d’Acri in Terra Santa. Le derrate alimentari (orzo e grano) insieme al sale, l’olio e il vino, costituivano una attività molto redditizia che, oltre ad avvantaggiare la potenza economica di quegli ordini, contribuirono allo sviluppo economico della città.
Il ruolo di importanti funzionari barlettani nel Consiglio di Corte instaurato dal sovrano per la formazione di suo figlio Carlo II, quale Vicario ed erede del reame, era tanto rilevante che su sette componenti, tre erano barlettani (Andrea Rufolo, Bartolomeo e Andrea Bonello).
Durante la dominazione angioina l’ufficio fiscale preposto per la riscossione delle imposte indirette era il Regio Secreto che, unito all’ufficio del Regio Maestro Portulano (che aveva la direzione delle dogane), si occupava dei traffici e dei diritti portuali.
In questo periodo tutto il regno di Napoli era diviso in quattro Secretie: Principato con Terra di Lavoro e Abruzzi, Puglia, Calabria e Sicilia. La Secretia più importante e che durò più a lungo fu quella di Puglia con le province di Bari e Capitanata.
In un documento datato 17 agosto 1272, ricavato dai registri del governo di Carlo I d’Angiò, si specificano in modo particolare le entrate del detto ufficio che comprendevano i proventi di bajulazione, le dogane, le gabelle, i fondaci, le esiture di cacio, olio, carne salata, diritti di stadera, sego, sale, ferro, acciaio, pece, seta, coltelli, falsi pesi, misure, giochi d’azzardo fatti di giorno, pennoni e bandiere.
La Secretia veniva ceduta dal sovrano in appalto o in fitto e diversi esponenti della nobiltà barlettana, favoriti dall’importanza della città e dalla sua intensa attività portuale, si inserirono come reggenti di questo importante ufficio.
Nel 1268 risultano reggenti ad cabellam (in appalto) i nobili barlettani Barnaba de Riso e Filippo Maresca; nel 1269-70 i R. Portulani di Barletta erano addirittura sei e cioè: Guillelmus de Caroangelo, Riccardus Bonellus, Matheus de Martino, Ursone Castaldus, Andrea de Comestabulo e Tancredus de Sansone, mentre il Regio Secreto del 1270 fu Nicola Acconzaico.
Alcuni storici sostengono che il Portulano dimorasse in Barletta dal periodo angioino, ma il più delle volte la sede si trovava a Napoli e nelle città marittime di Puglia; con gli aragonesi la sede di Barletta diventerà permanente.
Nel 1276, il noto giureconsulto barlettano Rinaldo Cognetta mise per iscritto le Consuetudini e leggi municipali di Barletta, ottenute in precedenza dai re Normanni, che furono approvate dagli Angioini; grazie alla sua opera il prezioso patrimonio di tradizioni giuridiche che la città possedeva non andò disperso.
Le consuetudini barlettane furono compilate in epoca anteriore a quelle più famose di Bari, Amalfi e Napoli.

Pubblicato il 8/5/2007 alle 21.3 nella rubrica Barletta story.

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