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• Il re angioino, con diploma del 5 luglio 1267, reintegra nell’Ufficio di Protontino (Sovrintendente delle navi e degli equipaggi in Barletta e Monopoli) e nel godimento della gabella sulla macellazione il barlettano Filippo Santacroce, in precedenza esiliato dagli Svevi; inoltre il sovrano gli concesse anche la Signoria di Candela e Montemilone e un palazzo in Barletta.
Il Santacroce fu anche chiamato a far parte del Consigli del re ma, nel 1270, sospettato di infedeltà nel preparare la flotta di Puglia contro l’imperatore di Costantinopoli, gli venne inflitta una severa condanna per cui ne morì di dolore. Due anni dopo, riconosciuta l’innocenza del Santacroce e riabilitata la sua memoria, furono restituite le Signorie e gli Uffici paterni al figlio Angelo.
• Impegnato ad annullare e a vanificare tutte le realizzazioni dell’odiata dinastia sveva, Carlo I d’Angiò ordina la consacrazione della basilica di S. Maria Maggiore che fu benedetta il 17 dicembre 1267 da Randolfo, vescovo albanese legato alla Santa Sede (il sovrano considerava nulla la cerimonia di consacrazione della chiesa avvenuta nel 1262 sotto il regno di Manfredi poiché era stato scomunicato dal papa Clemente IV).
• Nel 1273 Carlo I d’Angiò, consapevole di un’altra importante funzione del priorato di custodire depositi di somme di denaro, affida al priore di Barletta una ingente quantità di once d’oro da consegnare all’ammiraglio della flotta angioina per il pagamento delle truppe militari.
• Il 18 agosto 1273, in seguito a numerose controversie circa la delimitazione dei confini delle rispettive proprietà tra cives barolitani e cannenses, il re Carlo ordina al giustiziere di Terra di Bari e al portulano d’Apulia di preparare un’indagine topografica che risalisse fino all’epoca della dinastia sveva.
L’indagine topografica sui tenimenti di Barletta e Canne, ordinata da Carlo I d’Angiò, trovò la sua prima applicazione vent’anni dopo quando il figlio Carlo II, con diploma del 4 luglio 1294, decretò l’unificazione dei due territori accogliendo le rimostranze di tanti barlettani proprietari di terreni e masserie sul territorio cannense. L’unione territoriale fra Barletta e Canne fu consacrata con atto regio del 12 aprile 1303 e per togliere ogni dubbio e incertezza il sovrano ordinò la demarcazione dei due primitivi confini con termini lapidei. Sebbene il nuovo comprensorio avesse assunto la denominazione di Barulum, i due territori restarono distinti sul piano fiscale, in quanto gravati da tasse separate, oltre che sul piano ecclesiastico poiché la Diocesi di Canne continuò a funzionare fino al 1455 quando il papa Callisto III unificò il titolo di Canne a quello dell’Arcivescovado nazareno che si era trasferito a Barletta dalla Palestina fin dal 1237.

Pubblicato il 8/5/2007 alle 20.53 nella rubrica Barletta story.

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