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L'eco della rivolta di Masaniello.

In una lettera del barlettano don Diego della Marra, datata 20 luglio 1647, indirizzata a un nobile napoletano, viene descritta con dovizie di particolari la sommossa che avvenne in Barletta quattro giorni dopo l’uccisione a Napoli di Masaniello.
La rivolta fu innescata da un certo Lorenzo o Paolo Rebecca, di professione pescatore, che raccolse una gran folla e pose d’assedio il palazzo del governatore dove il sindaco si era rifugiato; non avendolo trovato, la folla inferocita si diresse verso la sua casa e in preda ad una folle ribellione vi fu appiccato il fuoco.
Accorsero molti religiosi che si adoperarono subito per spegnere l’incendio e per sedare gli animi dei più esasperati che tentarono anche di aggredire le donne; poi i rivoltosi si appropriarono dello stendardo che il sindaco riceveva la mattina dell’11 novembre per l’annuale fiera di S. Martino e sventolandolo per strada annunciarono di voler essi stessi governare la città al posto delle autorità.
Questa situazione provocò immediatamente la reazione di molti nobili barlettani che, subito riunitisi, affrontarono i rivoltosi sparando con gli archibugi riuscendo così a disperderli e a metterli in fuga.
La mattina seguente, temendo che la rivolta potesse riprendere, i nobili si riunirono in gran numero (erano oltre cinquecento) e crearono posti di blocco nei punti più importanti della città; concentrarono l’artiglieria a ridosso del castello e si diedero a pattugliare la città riuscendo ad arrestare 13 capi della rivolta del giorno precedente. Fu inoltre rimosso anche un pezzo d’artiglieria che i rivoltosi avevano puntato e armato contro il Sedile dei nobili, riuscendo quindi a riportare la situazione cittadina entro i limiti della normalità.

Pubblicato il 7/5/2007 alle 22.40 nella rubrica Barletta story.

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