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La peste del 1656-57.

Un altro triste episodio di enorme interesse locale è costituito dall’epidemia di peste avvenuto negli anni 1656-57.
Questo periodo rappresenta l’apice della decadenza del governo spagnolo nel meridione d’Italia. Gli spagnoli non cercavano altro che oro, imponendo alle famiglie sempre più tasse, gabelle e balzelli e i commerci erano ormai ridotti ai minimi termini. In questo scenario di crisi il flagello della peste, nella sua forma più violenta e massiccia, dilagò in tutto il Mezzogiorno provocando un’autentica strage.
Non esiste una data certa dell’inizio della peste a Barletta. A Napoli il morbo esisteva già dagli inizi del 1656 e quando una nave, chiamata S. Andrea, proveniente dalla capitale del Regno, il 26 maggio di quell’anno approdò nel porto di Barletta, dopo gli opportuni accertamenti sanitari fu messa al largo, in quarantena, sino al 5 luglio dello stesso anno. Questa constatazione ci indica come la Città era già pronta per prevenire l’epidemia, ma il notaio Zaccardi, trascrivendo il testamento del reverendo don Giuseppe Greco di Gallipoli, il 28 luglio 1656, ci parla di un primo caso di peste.
A Barletta, come in tutti gli altri paesi, per non creare allarmismo tra la popolazione, si parlò dapprima di infermità e di contagio, ma nei primi mesi di agosto ci fu la dichiarazione ufficiale che si trattasse di peste, dando inizio a quel triste periodo di spaventosa sventura che perdurò sino al maggio del 1657 e che terrà avvinta la città sotto l’incubo della morte.
La conformazione topografica della città di Barletta influì sulla propagazione del morbo, poiché dopo la distruzione dei borghi e delle chiese fuori la città, avvenuta nel 1528 ad opera delle truppe francesi capitanate da Renzo de’ Ceri, sia il Clero che gli abitanti dovettero ritirarsi entro la cinta muraria; di conseguenza, il moltiplicarsi degli abitanti nel corso degli anni seguenti, circoscritti per ragione delle guerre dalle mura dotate di cinque porte, (Porta di S. Leonardo, Porta Marina, Porta Reale, Porta Croce o S. Sepolcro, Porta Nuova o S. Sebastiano), aggravò la situazione favorendo la propagazione del contagio.
Il numero degli abitanti colpiti dal morbo crebbe con il passare dei mesi. L’apice dell’infezione fu toccato nei mesi di ottobre e novembre, iniziando finalmente a declinare verso la fine dell’anno. Secondo alcune notizie documentali, sin dal 5 novembre la città di Barletta era estinta a mità.
Il morbo continuò a colpire con minore intensità anche nei primi mesi del 1657; diminuì notevolmente la propagazione nei mesi successivi fino al 22 giugno dello stesso anno in cui finalmente fu annunciato che la città era del tutto libera dal morbo, cioè immune.
Il numero dei morti di peste fu impressionante, anche se le cifre dei vari storici locali sono discordanti (Santeramo: circa 7.000, De Leon e Loffredo: non meno di 12.000) poiché non si conosce con precisione il numero della popolazione della città di Barletta prima dell’inizio del contagio (si stima un’entità di circa 20.000 abitanti).
Il principale lazzaretto della città fu il convento della Madonna della Croce (in seguito, con l’espandersi dell’epidemia, adiacente al convento, fu allestito un altro lazzaretto di fortuna per far fronte ad un numero sempre crescente di appestati). Questa chiesa, esistente già dal 1384, fu riedificata ed ingrandita nel 1516 a spese dell’Università ed era dotata di un bellissimo portico bramantesco.

Pubblicato il 7/5/2007 alle 22.38 nella rubrica Barletta story.

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