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I Palazzi nobiliari

Nonostante il periodo di crisi in cui versava il regno di Napoli la città di Barletta, grazie all’insediamento stabile di nuove e ricche famiglie dedite soprattutto ai commerci, aveva subito un marcato sviluppo edilizio con la costruzione di nuovi palazzi o con la ristrutturazione di quelli già esistenti.
Tra queste famiglie alcune godevano ancora, per tradizione, di un antico privilegio di stampo medioevale: quello di beneficiare del “diritto di asilo”.
Questo vecchio diritto era simbolizzato da due colonne in marmo con venature, alte circa metri 1,50, ubicate all’esterno del portone-entrata del palazzo nobiliare e significava titolo di nobiltà e autorità.
La tradizione del diritto d’asilo permetteva a chi, perseguitato o inseguito, raggiungesse e toccasse la colonna o varcava la soglia della proprietà del potente, di divenire persona inviolabile ed arrestabile solo per autorità del nobile di quella famiglia.
Nella nostra città i palazzi nobiliari con la caratteristica delle due colonne poste ai lati del portone di ingresso erano molteplici.
Attualmente, in seguito a lavori di ristrutturazione o riedificazione, gli edifici che conservano ancora questo simbolismo sono i seguenti: palazzo Esperti, sito in corso Cavour, n.° 59; palazzo Marco De Leone, corso Cavour, n.° 32; palazzo Marulli-De Martino, corso Garibaldi, n.° 188; palazzo Osvaldo Cafiero, corso Garibaldi, n.° 113; palazzo Samuelli-Affaitati, in via Nazareth, n.° 73 e due palazzi in corso Vittorio Emanuele, al n.° 7 e al n.° 66, appartenuti rispettivamente alle famiglie Del Giudice e Patalini, e alla famiglia Acquaviva.

Pubblicato il 7/5/2007 alle 22.31 nella rubrica Barletta story.

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