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Massimo D'Azeglio: Il romanzo

La disfida di Barletta non può essere certamente reputata un avvenimento nazionale, poiché in quel periodo l’unità italica non era ancora stata presa in considerazione ma, pur rappresentando una limitata espressione di valore personale, non potrà essere cancellato dalla storia del nostro popolo, considerando che la Storia d’Italia è stata fatta anche con scatti di rabbia e di orgoglio ferito e con episodi esaltanti che sono serviti, nel loro insieme, a tenere vivo quel concetto di nazione spesso accantonato e dimenticato. Assunta poi a simbolo del valore italico, la disfida di Barletta venne celebrata da scrittori, pittori e musicisti.
Il merito principale va attribuito allo scrittore piemontese Massimo D’Azeglio che 300 anni dopo riscoprì questo esaltante episodio nostrano romanzandone la storia e, sfruttando quel nascente spirito nazionale del nostro Risorgimento, seppe trasformarlo in un progetto di unità nazionale fino allora irrealizzato.
Tra i monumenti eretti alla Disfida vi è quello fatto elevare nel 1583 da Ferdinando Caracciolo proprio sul luogo dove avvenne la celebre contesa.
Questo epitaffio nel 1806 fu demolito dai francesi del 42° reggimento di stanza ad Andria; nel 1846 venne ricostruito in contrada S. Elia, terreno di proprietà del Capitolo Cattedrale di Trani, a forma di sepolcro romano con l’iscrizione della seguente epigrafe:


XIII FEBBRAIO MDIII IN EQUO CERTAME CONTRO TREDICI FRANCESI QUI TREDICI DI OGNI TERRA ITALIANA NELL’UNITÀ, NELL’AMORE ANTICO E TRA DUE INVASORI PROVARONO CHE DOVE L’ANIMO SOVRASTI LA FORTUNA GLI INDIVIDUI E LE NAZIONI RISORGONO.

Il 13 febbraio 1867, sindaco Nicola Parrilli, venne ordinato allo scultore Achille Stocchi il bozzetto per il monumento a memoria della disfida: Fieramosca abbatte La Motte, esposto nella cantina della disfida.
Il 17 ottobre 1880, sindaco Francesco Paolo de Leon, venne inaugurato in Barletta il monumento a Massimo D’Azeglio, a ricordo del suo popolare e patriottico romanzo “La Disfida di Barletta ed Ettore Fieramosca”; l’opera fu realizzata dallo scultore barlettano Giuseppe Manuti.

Pubblicato il 19/4/2007 alle 23.8 nella rubrica La disfida di Barletta.

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