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Diario


8 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI FERDINANDO I D'ARAGONA DETTO FERRANTE.

Gli Aragonesi di Napoli accordarono grazie e privilegi a quelle Università che si erano mostrate loro fedeli; queste ultime, memori del divieto del 6 maggio 1272 di Carlo I d’Angiò che proibiva ogni autonomia locale, approfittarono della favorevole occasione e diedero una nuova e più aggiornata organizzazione al loro interno. Di conseguenza, negli Ordinamenti Municipali di molte città del Regno (San Severo, Barletta, Manfredonia, Salerno, Atri, Aversa), risulta che ognuna di esse possedeva un proprio sigillo, conservato in una cassa assieme ai Notamenti e custodita nella sagrestia della chiesa più sicura della città. Il sigillo della Città di Barletta era custodito nella chiesa dei Canonici del Santo Sepolcro con sei chiavi de le quali ciascheuno dei dicti sei Priori ne tene al presente una (1 ottobre 1491).




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8 maggio 2007

Stemma reale di Ferdinando I d'Aragona detto Ferrante.




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8 maggio 2007

Barletta 4 febbraio 1459: incoronazione di Ferdinando D'Aragona detto Ferrante.

Durante la dominazione aragonese un fatto molto importante per la città di Barletta fu la solenne incoronazione di Ferdinando I d’Aragona, detto Ferrante.
In quel periodo infatti, Barletta era considerata, per importanza, la seconda città del Meridione dopo Napoli. Il grande avvenimento, al quale presero parte i più alti dignitari dello Stato, si svolse il 4 febbraio 1459 nella Cattedrale di Barletta e, per volere di papa Pio II, fu incaricato ad officiare la sfarzosa ed importante cerimonia di incoronazione l’Amministratore Apostolico Latino Orsini, cardinale di Bari, che incoronò Ferrante benedicendolo nel triplice titolo di re di Sicilia, di Gerusalemme e di Ungheria.
Il memorabile evento dell’incoronazione è riportato nella scrittura di una lastra commemorativa, posta su una colonna della cattedrale di Barletta.
Per molti secoli dubbi e contraddizioni hanno prevalso circa l’attendibilità dell’avvenuta incoronazione di Ferdinando I d’Aragona nella cattedrale di Barletta. Nel 1681 l’arciprete di S. Maria Maggiore, Tristano de Queralt, rinvenne tra le varie carte conservate nella chiesa una pergamena del 1478 che recava in calce il sigillo del re aragonese che attestava in maniera inconfutabile l’avvenuta incoronazione nella cattedrale della città di Barletta. Nel 1731 l’intero contenuto di questo documento, che nel frattempo era stato custodito gelosamente dall’arciprete, fu fatto trascrivere interamente su una lastra di marmo, arricchita di un busto in bassorilievo con l’effigie del sovrano aragonese e posta su un pilastro della navata centrale della cattedrale.
Autore di questa iniziativa fu il conte Francesco Marulli con l’intento di spegnere definitivamente le ipotesi sostenute soprattutto dal Clero tranese che assegnavano quell’incoronazione alla basilica di S. Nicola di Bari. In occasione dell’avvenuta incoronazione il nuovo re concesse molti titoli e uffizi, decorò i sindaci con la nomina di Cavalieri e ingiunse numerosi sgravi fiscali alla città; per commemorare questo importante avvenimento nella zecca di Napoli furono coniate nuove monete d’argento, dette coronati, con l’effigie del re nell’atto di ricevere la corona.




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8 maggio 2007

Bassorilievo rappresentante Ferdinando I d'Aragona detto Ferrante.




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8 maggio 2007


Sotto la reggenza di Ferdinando d’Aragona vennero ordinati i lavori di ampliamento del porto (1465), la costruzione del Palazzo del Capitaneo (1473) e del Palazzo del Priore (1488).
Previa autorizzazione del sovrano l’Università di Barletta, pur vivendo in un momento di grave crisi economica, prelevando anche parte delle entrate del clero, realizzò l’ampliamento della chiesa di S. Cataldo che porterà, attraverso le varie fasi costruttive, all’edificazione attuale. Le testimonianze concrete che attestano l’esistenza di questo ampliamento sono ben visibili con due lapidi infisse sul muro esterno della chiesa che risalgono rispettivamente al 1491 e al 1498. La più antica delle due lapidi, ed anche la più consumata, posizionata sul prospetto superiore che si affaccia su piazza Marina, rappresenta l’ennesima riprova della gratitudine della città di Barletta verso i regnanti della Casa d’Aragona. La lastra in marmo rappresenta un’autentica testimonianza della dominazione della dinastia aragonese a Barletta ed è contraddistinta da una parte superiore sulla quale, in bella evidenza, spicca lo stemma di Ferdinando I d’Aragona con l’incisione in rilievo relativa al blasone dei regni d’Aragona, di Ungheria e di Gerusalemme; il tutto sormontato dalla corona reale.
Al fianco dello stemma reale è raffigurato quello di Alfonso, figlio primogenito, duca di Calabria, distintosi nella guerra contro i Turchi.
La parte sottostante della lapide porta incisa la seguente iscrizione:
DIVO FERDINANDO REGI OPTIMO ALFONSO Q. EIU. PRIMOGENITO CALABRIE DUCI PRINCIPI INVICTISSIMO 1491.




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8 maggio 2007

Stemmi reali di Ferrante e di Alfonso II.




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8 maggio 2007

La ribellione dei Baroni

Ferrante d’Aragona era costretto spesso a spostarsi nel regno per combattere quelle città che insorgevano contro di lui e, in uno di questi episodi di guerra, fu interessato il territorio della città di Barletta. Nel 1461 il sovrano, dopo aver asportato a viva forza un cospicuo bottino custodito a Monte S. Angelo, giunse in Barletta col suo esercito ma fu assediato dalle truppe dei baroni ribelli del principe di Taranto guidati dal conte Giulio Acquaviva e da Jacopo Piccinino. Un insperato aiuto gli giunse dal condottiero albanese Giorgio Castriota Scanderbeg che non aveva dimenticato gli aiuti di denaro e di uomini ricevuti dal padre di Ferrante, Alfonso I d’Aragona, che gli aveva permesso di sconfiggere i Turchi. Lo Scanderbeg, con un esercito di 1000 fanti e 700 cavalieri, mise in fuga gli assedianti e liberò il re che poté quindi fare ritorno in Campania. La città di Barletta fu temporaneamente affidata al Castriota e il re, grato e riconoscente, gli concesse in feudo le terre di Monte S. Angelo e di S. Giovanni Rotondo e una provvigione annua di 1200 ducati. Con i Capitoli di Grazia del 1458, 1465 e 1481 Ferrante venne in soccorso dell’amministrazione cittadina; intervenne con agevolazioni fiscali per favorire gli aggregamenti dei forestieri, concesse le mezzane di Spinalba, dell’Ofanto e di Rasciatano per ripagare la città dalla minorazione territoriale subita con l’istituzione della mena delle pecore (transumanza) e riformò il privilegio di Foro paesano.




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8 maggio 2007

Una nuova cinta muraria.

Durante il periodo aragonese anche il castello di Barletta fu interessato a rafforzamenti mirati, previsti per una migliore fortificazione delle postazioni del Regno, soprattutto in considerazione dell’accresciuta importanza che andavano assumendo le artiglierie.
Il sovrano dispose i lavori per i fossati e ordinò anche il potenziamento delle fortificazioni della città con un prolungamento delle Mura che racchiuse Borgo Nuovo e Borgo S. Giacomo, rendendo necessario l’apertura di un’altra porta che fu denominata Porta Reale. Costruita durante gli anni 1458-1465, l’esistenza di Porta Reale è comprovata dallo statuto civico del 1471, art. 12, Gabella Iumellae, ove si legge che l’Università autorizza l’entrata di orzo, grano e altri legumi soltanto da Porta Reale o da Porta S. Sepolcro, vietando l’ingresso da Porta Marina o da Porta S. Leonardo.




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8 maggio 2007

Disegno di Porta Reale.




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8 maggio 2007


Sempre nel 1471 Barletta divenne sede permanente dell’ufficio fiscale del Regio Maestro Portulano di Puglia che si occupava della direzione delle dogane. Questo importante ufficio, già in sede temporanea dai tempi della dominazione angioina, fu istituito in Barletta dal Vicario del regno, Alfonso, figlio di re Ferrante. Infatti è noto come Alfonso II d’Aragona abbia fatto dimora in Barletta e la conferma di questa tesi è data dall’esistenza di un suo decreto “datum in regia paterna Terra Baruli”.
Nel documento, catalogato al n.° 149 del Repertorio delle pergamene di Barletta, il Supremo Regio Consiglio esamina i privilegi del Maestro Portulano residente a Barletta che trattava le cause civili e criminali dei lavoratori delle Saline di Barletta, contro le pretese del Capitano della stessa città.
Fu inoltre stabilito che se il Portulano dopo 40 giorni dal delitto non avesse punito o giudicato il reo appartenente alle Saline, la causa sarebbe stata deferita al giudizio del Capitano.
La sede dell’ufficio del Regio Maestro Portulano di Puglia in Barletta viene specificata in un documento dell’8 maggio 1535 e risulta ubicata nel palazzo del nobile Michele Gentile, attualmente sede del Banco di Napoli, in corso Garibaldi. Nei periodi successivi la sede del Portulano sarà collocata in altre zone della città.




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8 maggio 2007

Ordinanze regie di Ferrante per la Città di Barletta.

• 5 febbraio 1459
Il re Ferrante concede all’Arcivescovo di Nazareth l’ufficio di mastromercato della Fiera dell’Annunziata che, con quella dell’Assunta a metà agosto e di S. Martino a novembre, diventa la terza fiera annuale celebrata a Barletta.
• 8 febbraio 1466
Il re concede i primi Statuti del Regno.
Questi ordinamenti, disposti per migliorare la governabilità della città, costituiscono un insieme di leggi e consuetudini che si rifanno alle riforme di governo già introdotte dagli Svevi e dagli Angioini.
• 6 marzo 1466
Il sovrano prolunga da 10 a 15 giorni la durata della Fiera dell’Annunziata.
In precedenza la concessione fieristica era stata confermata con diploma del 7 agosto 1461.
• 28 dicembre 1470
Tra le numerose grazie e privilegi concessi da Ferrante I d’Aragona si annovera la concessione alla chiesa cattedrale di cento carri annui di sale provenienti dalle Saline di Barletta.
Un terzo del ricavato doveva servire per finanziare le scuole di musica, di lettere e di teologia per l’insegnamento dei giovani chierici poiché in quel periodo solo le chiese cattedrali erano autorizzate per questo compito.
• 7 agosto 1473
Riforma degli Statuti del Regno.
• 9 agosto 1473
Per concessione reale, Ferrante d’Aragona, in segno di riconoscimento per la fedeltà dimostrata dalla città verso la dinastia aragonese, fa aggiungere allo stemma civico le due lettere F. B. iniziali di Fedelissima Barletta, poste una su ogni lato dello stemma (Fig. 38).
In città esistono ancora numerosi esemplari di stemmi civici che portano impresso sui lati le lettere F. B.




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8 maggio 2007

Antico stemma Città di Barletta.




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8 maggio 2007

Restauro e definitiva collocazione della statua di Eraclio e i nuovi Statuti.

• 19 maggio 1491
Re Ferrante autorizza la restaurazione e la collocazione della statua di Eraclio sotto il portico del Sedile del Popolo, che era situato davanti all’ingresso settentrionale della chiesa del S. Sepolcro.
“Il colosso Eraclio” è una statua bronzea di stampo bizantino alta metri 5,20.
Ritrovata in modo fortuito, nel XIII secolo, sul molo di Barletta, forse a causa di un naufragio della nave che lo trasportava, la statua subì la mutilazione di gambe e braccia che vennero fuse per costruire le campane del convento dei Frati Predicatori di Manfredonia che ne avevano fatto richiesta. Questo scempio fu autorizzato con rescritto del 9 giugno 1309, registro n° 185, da Carlo II d’Angiò, detto “lo zoppo”.
Successivamente la statua fu portata via dal molo e fu collocata su un basamento nei pressi della chiesa del S. Sepolcro. L’ubicazione della statua è precisata in un documento datato 13 dicembre 1442 con il quale Alfonso il Magnanimo, re di Napoli, concede un giorno di mercato franco, il lunedì, nel loco de Aracho.
Verso la fine del XV secolo, previa autorizzazione di re Ferrante, l’amministrazione comunale, unitamente ad una sottoscrizione di cittadini benestanti, incaricò lo scultore napoletano Fabius Albanus di ricostruire le parti mancanti della statua.
Il lavoro fu eseguito sul posto con perizia e maestria e, il 19 maggio 1491, il monumento fu situato su un basamento di pietra nello stesso posto ove ancora oggi lo si può ammirare.
Monumento simbolo della città, ribattezzata “Arè” dai barlettani, la statua domina con la sua imponente mole Corso Vittorio Emanuele.
• 10 agosto 1491
Nuova riforma agli Statuti del Regno.
Ferdinando d’Aragona, con le modifiche apportate, aumenta da 72 a 108 la rappresentanza dei membri facenti parte del Consiglio Comunale; di questi, ben due terzi appartenevano al ceto popolare.




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8 maggio 2007

Eraclio, "il colosso". Barletta




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7 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI FERDINANDO IL CATTOLICO.

Con la trattazione a parte della Disfida di Barletta, avvenuta nel 1503, che rappresenta uno dei momenti più esaltanti ed esaltati della nostra città, sono numerosi gli episodi storici, non altrettanto felici, accaduti durante il regno di Ferdinando il Cattolico.
La tradizionale politica anti-francese degli Aragonesi si concretizzò nel gennaio del 1504, col trattato di Lione, quando Ferdinando detto il Cattolico acquisì il Regno di Napoli che diventò vicereame spagnolo sotto il comando di Consalvo da Cordova.




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7 maggio 2007

Stemma reale di Ferdinando il Cattolico.




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7 maggio 2007

L'estenuante conflitto Spagna-Francia sul nostro territorio.

Con l’annessione del Regno di Napoli alla Spagna di Ferdinando il Cattolico, la città di Barletta, essendo direttamente controllata dalla Corona, costituiva un caso particolare nel panorama generale del Regno, poiché non aveva mai dovuto sottostare al regime di un feudatario che ne avrebbe altresì condizionato le attività economiche e strutturali. Questa relativa autonomia era stata la causa principale di una espansione economica, incominciata fin dal XIII secolo, che aveva visto l’affermarsi di alcune nobili famiglie barlettane anche nel panorama gerarchico del Regno.
Appena insediatosi, il viceré Consalvo da Cordova confermò tutti i privilegi e quelle autonomie concesse alla città dai sovrani Aragonesi, ma abolì la riforma elettorale del 1491, ripristinando le modalità del 1473, che erano nettamente favorevoli ai nobili. Questo decreto consentì alla nobiltà barlettana di egemonizzare la gestione amministrativa e politica della città, innescando dei conflitti che non sempre corrispondevano alle aspettative e alle esigenze cittadine.
Negli anni successivi, dall’episodio della Disfida fino al 1529, furono per Barletta anni di grandi incertezze e di paura; il suo territorio, come tante altre città del Mezzogiorno, non fu protagonista, ma solo lontano spettatore, di una serie ininterrotta di guerre per la supremazia delle due potenze straniere.
Nella primavera del 1528, un esercito composto da Francesi e Veneziani sconfinò in Capitanata e, trovando indifese le città costiere, rioccupò Trani e Monopoli; resistettero solo le città di Manfredonia e Barletta, ma in quest’ultima, una fazione di nobili capeggiata dai Della Marra, a causa della scelta di mantenere un atteggiamento neutrale, consentì all’esercito invasore di impadronirsi della città.
I mercenari francesi, comandati da Renzo da Ceri, si rifiutarono di riconoscere queste intese e portarono scempio e distruzione in tutti i borghi extra moenia della città; furono così distrutti i borghi di S. Antonio Abate e S. Vitale, con le relative chiese, conventi e monasteri, oltre a molte case di nobili e nuovi quartieri artigiani in via di formazione. L’occupazione durò all’incirca quindici mesi e questi tristi avvenimenti sono ricordati con una scritta incisa sul muro della cattedrale : nell’anno 1528 fu sacchegiata et destructa Barlecta per la discordia de li citadini.
Con la pace di Cambrai, stipulata il 5 agosto 1529, Barletta (e il Regno di Napoli) venne definitivamente assegnata alla Spagna che manterrà questo dominio ininterrottamente sino agli albori del XVIII secolo.
Durante l’egemonia spagnola di Ferdinando il Cattolico il castello di Barletta subì diversi interventi, anche se insufficienti, per migliorare le proprie capacità difensive.
Appartiene a questo periodo lo stemma reale di questo sovrano che rappresenta una magnifica testimonianza della dinastia spagnola che la città di Barletta conserva nel piazzale d’arme del castello ed è pertinente al periodo 1503 - 1516. Anticamente lo stemma era collocato sul lato destro della facciata principale del Sedile del Popolo che era addossato alla chiesa del S. Sepolcro e che fu abbattuto nel 1925.




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7 maggio 2007

L'antico Sedile del Popolo con lo stemma reale.




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7 maggio 2007

Ordinanze regie di Ferdinando il Cattolico per la Città di Barletta.

• 2 maggio 1504
Con l’assenso di Ferdinando il Cattolico, il nuovo viceré di Napoli, Consalvo da Cordova , che aveva a lungo dimorato in Barletta nel periodo della Disfida, concede alla città i Capitoli di Grazie per sopperire ai numerosi danni subiti durante il conflitto con i francesi.
• 23 febbraio 1507
In occasione di una breve visita nel Regno, il sovrano spagnolo riconferma alla città di Barletta l’esenzione dei proventi fiscali ordinari (equivalente all’attuale imposta di famiglia) e dispone che il ricavato di questi privilegi siano utilizzati per il rifacimento delle mura, per i lavori nel porto e per altre opere pubbliche.
Questi provvedimenti, seguiti da un se pur breve periodo di pace, contribuirono al risveglio economico della città con un sensibile aumento della popolazione.




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7 maggio 2007

Gonzalo Fernandez de Cordoba, el Gran Capitano. Antica stampa.




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7 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI CARLO V.

Con l’incoronazione ad imperatore di Carlo V, avvenuta a Bologna nel 1530, inizia una nuova fase per il Mezzogiorno d’Italia che provocherà profondi e durevoli cambiamenti.
Il Regno di Napoli, persa la propria autonomia, si trasformò in un Viceregno al cui comando vi era un rappresentante della Corona di Spagna che prendeva ordini direttamente da Madrid; questo già in precedenza era avvenuto sotto il regno di Ferdinando il Cattolico, ma una trasformazione vera e propria, dal vecchio regno feudale ad uno Stato moderno ed assolutistico, si ebbe proprio dopo il 1530.
Il potere politico della città si concentrò nelle mani del Castellano, ma le istituzioni locali restarono appannaggio della nobiltà cittadina.




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7 maggio 2007

Stemma reale di Carlo V.




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7 maggio 2007

Castello di Barletta, baluardo cristiano contro i Turchi.

Carlo V scelse Barletta come baluardo cristiano contro gli attacchi dei Turchi ritenuti padroni del Mediterraneo e dispose l’edificazione del Castello secondo i più moderni dettami dell’architettura militare cinquecentesca. Infatti, poiché le tecniche di guerra erano ormai improntate soprattutto all’uso dell’artiglieria, e il castello di Barletta risultava inadeguato alla sua funzione militare, Carlo V ordinò la costruzione di una fortezza più adatta ai nuovi modelli di fortificazione cinquecentesca; il Sovrintendente alle fabbriche militari del regno, Fernando de Alarcon, disegnò personalmente i progetti di fortificazione del castello e il 30 gennaio 1532 nominò Sebastiano de Chignones Commissario, con l’incarico di far eseguire e di sorvegliare i lavori di ampliamento dei suddetti progetti.
Furono così costruiti i quattro grossi bastioni angolari, nei quali fu ricavato un doppio ordine di casamatte emisferiche, con aperture di fuoco presenti anche lungo le cortine murarie, che diedero al castello una figura imponente di fortezza inespugnabile; questa prima fase dei lavori terminò nel 1537.




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7 maggio 2007

Castello di Barletta, visione laterale.




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7 maggio 2007


Un’altra fase relativa all’ampliamento e al rafforzamento difensivo del castello spazia tra il 1552 e il 1559. Verso la fine del secolo (1595) ci furono ulteriori lavori al fossato e fu completato il circuito intorno al castello fino al lato nord lambito dal mare.
Alle spese di fortificazione del castello l’Università di Barletta era chiamata a contribuire con il versamento di ducati mille annui fino al 1570. A questa spesa erano tenute a contribuire anche le seguenti Università: Andria, Canosa, Spinazzola, Minervino, Quarata (Corato), Ruvo, Gravina, Altamura e Terlizzi, le quali contribuirono fino al 1564 per un importo pari a ducati 55.000.




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7 maggio 2007

Ampliamento delle mura.

Carlo V dispose anche il rafforzamento delle fortificazioni intorno alla città e, col compimento delle Mura, fu aperta Porta Nuova o Porta di S. Sebastiano.
Elevata nel 1519, la facciata esterna di Porta Nuova aveva per caratteristica due nicchie: nella più grande fu posizionata una statua di S. Michele, mentre quella più piccola conteneva una statua raffigurante S. Sebastiano da cui la Porta prese il nome.




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7 maggio 2007

Porta Nuova o di San Sebastiano. Antica stampa.




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7 maggio 2007

La difesa costiera e le Torri Vedetta.

La necessità di difendere le coste dall’azione corsara dei Turchi spinse il viceré di Napoli, don Pedro de Toledo, (il quale sarà poi imitato anche dai suoi successori) ad ordinare la costruzione di una serie di torri-vedetta che ancora oggi, anche se con un diverso stato di conservazione, si snodano lungo il litorale dell’intero ex Regno di Napoli. Questo progetto difensivo però comportò una maggiore pressione fiscale, già rilevante, che creò vivo malcontento nella popolazione.
La costa del territorio pertinente alla città di Barletta fu interessata dalla costruzione di Torre Petra (denominata ufficialmente “Torre della punta della Pietra”) che aveva soprattutto la funzione di torre-lanterna, con faro mantenuto ad olio, o torre d’avviso e doganale, Torre delle Saline e Torre Ofanto, che aveva duplice funzione: quella di sbarramento perché “messa alla marina” e quello di impedire che scialuppe corsare o barbaresche si approvvigionassero di acqua dolce da una inesauribile sorgente.
Il personale torriero di queste tre postazioni era alle dirette dipendenze del Castello di Barletta.
Nel luglio del 1537 la città di Barletta venne minacciata dai Turchi del temuto Kaireddin il quale con un’armata di 30.000 uomini mise le ancore in questa marina assediandola. Il tentativo di mettere al sacco Barletta, come tante altre città dell’Adriatico, fallì grazie a quei presidi di difesa costieri previsti dal viceré don Pedro de Toledo, oltre che per la resistenza della città e per l’avvicinarsi di ingenti forze spagnole in soccorso da Melfi.




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7 maggio 2007

I resti di Torre Ofanto. Località fiumara, Barletta.




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7 maggio 2007


Nonostante il pericolo turco sul mare la vitalità dell’economia cittadina di questo periodo consentirà di resistere alla perdita di quel rapporto privilegiato con l’Oriente. Alle casate aristocratiche di Barletta (Della Marra, Santacroce, Marulli, Gentile), già attive sul controllo dei commerci, si aggiunsero nomi nuovi provenienti da ogni parte d’Italia (Affaitati, Centurione, De Girardis, De Mari), oltre all’attivissima comunità greca e agli onnipresenti ragusei.
La metà del XVI secolo si caratterizzò anche col cambiamento dell’assetto urbanistico della città che fu completamente ridisegnato grazie alla costruzione di nuovi edifici privati e di nuove chiese e conventi.




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