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1 febbraio 2016

Un'altra appassionante ricerca di Francesco Pinto

In libreria e in Biblioteca il nuovo libro di Francesco Pinto:

Barletta, le pietre nobili.Stemmario araldico e sintesi storiche.




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1 febbraio 2016

Copertina del libro




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1 febbraio 2016

Introduzione libro " Barletta le pietre nobili

La nostra città di Barletta, da tempi antichi sede riconosciuta di nobiltà civica, è scrigno di incommensurabili bellezze e di tesori sconosciuti o poco approfonditi, con una storia artistica e architettonica ancora tutta da scoprire.

Barletta, le pietre nobili. Stemmario araldico e sintesi storiche” è l’ennesima appassionante ricerca di Francesco Pinto protesa alla conoscenza e alla valorizzazione della nostra identità e del nostro territorio e, attraverso gli stemmi nobiliari, esaltarne l’aspetto storico; infatti questi simboli araldici che ancora oggi ammiriamo sui palazzi, nelle nostre chiese e nel nostro magnifico castello, evocano e talora illuminano frammenti della nostra storia millenaria.




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1 febbraio 2016

Stemmi vari inseriti nel volume




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1 febbraio 2016

Prefazione dell'autore

Attraverso questi stemmi, un tempo sistema-linguaggio di comunicazione visiva ed espressione delle valenze storiche, giuridiche e feudali, si sono rappresentati nel corso dei secoli l’identità, l’onore, la continuità e gli sviluppi genealogici di singole famiglie (non sempre necessariamente nobili), con i loro concreti diritti di possesso, di giurisdizione, di patronato e  di “indirizzi politici”.

Per conoscere, riconoscere e valorizzare questo patrimonio di ingente valore storico, documentale ma anche venale, mancava sino ad oggi una rassegna così cospicua che racchiudesse un vastissimo ed esauriente campionario di armi gentilizie, segno distintivo delle numerose famiglie nobili che hanno dato lustro alla città di Barletta.

I numerosi stemmi araldici presenti nella città di Barletta e in questo volume rigorosamente fotografati, raccolti e rappresentati, visti nell’importante ruolo di testimoni, di documenti primari, forniscono una “chiave di lettura originale” nel variegato panorama culturale del nostro territorio e contribuiscono, con la loro micro–storia, a fornire un contributo organico e complessivo della nostra storia locale.

Il volume è formato da circa 400 pagine a colori, con più di 200 foto di stemmi gentilizi presenti nella nostra città; ben 106 schede, riferite allo stemma in oggetto, sintetizzano in un’unica pagina gli episodi e i personaggi principali delle famiglie nobili che hanno fatto la storia del nostro territorio.

Il libro è a tiratura limitata e si può richiedere anche in Biblioteca Comunale.

 

L’autore: Francesco Pinto




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1 febbraio 2016

Saluto del Sindaco della Città di Barletta

Ci sono messaggi che si leggono sulle pietre. Pietre che raccontano la storia e anche per questo possono dirsi “nobili”, come le chiama Francesco Pinto nella raccolta, e nel “racconto”, dei simboli araldici che possiamo ancora ammirare sulle mura dei palazzi, sui pavimenti delle chiese, nel lapidario del Castello. E persino scoprire fortuitamente.                        

Contestualmente alle pagine dello “Stemmario” di Pinto ho ricevuto la bozza del volume “Archeologia, storia, arte. Materiali per la storia di Barletta”, con gli atti di un convegno svoltosi a Barletta nel febbraio 2015 a cura dell’Associazione del Centro Studi Normanno-Svevo: comprende un suggestivo saggio della prof.ssa Luisa Derosa in cui si dà conto anche del rinvenimento nel 1974, mentre si costruiva un complesso condominiale laddove un tempo erano le antiche mura lungo la direttrice per Trani, di un gruppo di 14 lastre sepolcrali e di altre reliquie di una “magnifica e ricca” casa. Purtroppo, al di là delle testimonianze materiali immediatamente raccolte e consegnate al museo civico, tutto il resto fu lasciato perdere.

Vogliamo credere che il lavoro di Francesco Pinto possa idealmente riscattare offese come queste della età moderna alla storia della “città-corona” che nel 1190 si cinse del privilegio di Tancredi di Sicilia. Per crescere ancora in epoca normanna e angioina, fino alle alterne vicende aragonesi, spagnole e francesi.

I simboli meticolosamente raccolti da Pinto costituiscono, dunque, una documentazione originale, se non proprio inedita, della complessa storia di una città profondamente mediterranea. E’stata storia di nobili e di plebe, di armi e di mercati, di arti e di mestieri. Resta la storia dell’ascesa della civitas Barulum che, dal tempo delle crociate a quello della Disfida, ha indotto la comunità cittadina a cercare l’emancipazione e l’autonomia a fronte delle più avanzate esperienze territoriali. Poi certo c’è stata l’involuzione fin quasi alla decadenza del ruolo della città. Ancora il suo riscatto, fino alla crisi che faticosamente si sta cercando di rimontare.

Serve, allora, conoscere questa storia, anche attraverso la narrazione dei simboli della vita passata.  Questa memoria offre la possibilità di riscoprire non solo i titoli di famiglie nobili (o che questo titolo hanno acquisito dando lustro alla città), ma soprattutto l’identità che la città si è data nel tempo. Quella che resta impressa sulla “pietra nobile”. Ma ancor più deve riuscire a vivere nella realtà civile dei nostri giorni.

                                                                                     Pasquale Cascella




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1 febbraio 2016

Alcuni stemmi del volume




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1 febbraio 2016

Presentazione di Victor Rivera Magos

Se dovessimo impegnarci a comprendere meglio le dinamiche che consentirono alla città di Barletta, a partire dal secolo XII, di affermarsi come centro di rilevanza internazionale sui principali scenari del Mediterraneo, molti sarebbero i temi da indagare, a partire dalla centralità assunta gradatamente dal porto tra gli scali granari adriatici. Una storia lunga, evidentemente, che parte dalla fondazione normanna della città politica e istituzionale, avvenuta de facto in concomitanza con la fondazione del regno di Ruggero II d’Altavilla, e passa attraverso le pagine celebri della pittura preimpressionista di De Nittis o quelle letterarie della Disfida e del suo romanzo scritto da  Massimo d’Azeglio per costruire sentimenti di unità nazionale in piena epoca risorgimentale.

Un racconto dunque, quello della storia di Barletta, che ci consentirebbe di osservare la dinamicità dei ceti dirigenti del territorio, impegnati nella costruzione del proprio spazio di potere politico e nel rafforzamento delle proprie prerogative economiche. Una storia di ricerca del potere che incrocia quella delle istituzioni politiche e religiose del Regno e si tramuta presto in pluralità di identità culturali e sociali.

Terra di vescovi ospiti, quello di Canne e quello di Nazareth, senza una diocesi da reggere e indirizzare, Barletta fu terra di grandi passioni e altrettanti conflitti. Primo fra tutti, quello tra gli arcivescovi tranesi e il clero barlettano che, all’inizio del secolo XII, inizia la costruzione della chiesa madre di Santa Maria e con essa costituisce il proprio capitolo. Nel fermento che anima il Mediterraneo, accoglie, questa città che è una Terra, secondo quanto emerge dai documenti della corona, anche le comunità religiose che provengono dalla Terrasanta.

L’epopea crociata conduce a Barletta Templari, Giovanniti, Teutonici, canonici del Santo Sepolcro e di Nazareth: tutte comunità che avrebbero reso celebre la città nel Mediterraneo, facendone entrare il nome nelle Canzoni delle gesta dei Franchi.

Barletta è città cosmopolita, o almeno lo è stata per lungo tempo.

Le sue famiglie, qui stanziatesi secolo dopo secolo, tessevano le trame dei propri interessi, operando per accrescere le proprie ricchezze e, con esse, il potere e l’influenza detenuta.

Di tutte queste cose, in una rassegna utilissima a chi approccia il complesso mondo della storia cittadina, tratta il volume di Francesco Pinto, intitolato Le pietre nobili.

Va chiarito: non si tratta di  una “storia della città”, ma di un percorso guidato attraverso gli stemmi araldici conservati in città, collocati ancora sulle facciate dei palazzi storici, incastrati tra porte e finestre, raccolti nel lapidario del castello o nei cortili e nei chiostri dei conventi e delle chiese. Ad ogni stemma, appositamente fotografato, corrisponde una breve descrizione della famiglia a cui apparteneva, con qualche nota storica. Una breve descrizione, va ribadito; non un trattato prosopografico, ma una piccola introduzione a supporto delle immagini, misurata sugli scritti degli eruditi e degli storici che ne parlarono, per costruire intorno a quegli stemmi un racconto di storia araldica e di storia della città che possa essere utile a quanti si approcciano a un tema complesso e affascinante come quello, appunto, dell’araldica.

Sono nobili, queste pietre, non perché tutte appartenenti a famiglie che potessero vantare quarti di nobiltà. Il lettore che si approcci al volume si accorgerebbe subito che nella rassegna fotografica e testuale che Pinto propone quelle pietre appartengono certamente a palazzi che il tempo ha nobilitato, restituendoceli nella loro bellezza e in qualche caso imponenza. Tuttavia, il lettore attento saprebbe anche distinguere, attraverso i profili brevi che Pinto affianca a ciascuno stemma familiare, anche quelli della appartenenza cetuale, spesso nobiliare, molto più spesso commerciale, finanziaria, “borghese”, che non sempre è possibile definire “nobile”.

Un utile strumento per districarsi nella storia lunga della città, dunque, certamente non definitivo né immune da futuri emendamenti o correzioni che, anzi, chi scrive auspica arrivino presto, perché un libro come questo rappresenta una traccia, una rassegna, un tentativo di mettere ordine, catalogare il patrimonio esistente, provare a individuare ceppi familiari, associati a ciascuno stemma araldico, senza la convinzione di aver detto l’ultima parola. Dove Pinto non riesce, infatti, si ferma, offrendo una sorta di appendice di pietre “ignote”, ancora da identificare, con l’umiltà che è propria alla sua personalità, ma soprattutto come dovrebbe fare chiunque si approcci alla ricerca storica con onestà e intelligenza, evitando di proporre assiomi definitivi.

La storia, infatti, è materia intangibile e per questo, a chi vi si approcci, spesso pericolosamente modellabile. Nell’apparente tangibilità di un monumento, di un’opera d’arte, di un documento archeologico e pergamenaceo, infatti, si cela il grande inganno della storia, che è nella sua inconsistenza materiale, nonostante l’apparente percettibilità al tatto offerta dai suoi testimoni provi a convincerci del contrario. Per questo, essa è sempre mobile e la sua analisi si offre come materia viva a chi ne indaga aspetti particolari. Materia mai definitiva, sempre discutibile e rinnovabile. Per questo, dunque, il volume di Pinto può considerarsi come un ulteriore tassello da inserire nel complesso mosaico della ricca vicenda di coloro che nel tempo hanno provato a ordinare quella materia, che in questo caso è la storia lunga della città di Barletta.

Come tale va apprezzato, tra gli strumenti al servizio di coloro che ancora si metteranno sulle tracce di quella storia, provando a chiarire, discutere, riordinare ancora.

 

                                                                                  Victor Rivera Magos




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1 febbraio 2016

Alcuni stemmi del libro di Francesco Pinto "Le pietre nobili"




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