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Barletta story


17 marzo 2015

Giovanni Pipino: un barlettano alla corte di tre RE

E’ questo il titolo di una nuova ed importante ricerca di Francesco Pinto, abile nel tessere le imprese e le lodi di un cittadino barlettano che, agli albori del 1300, raggiunse le più alte cariche nella corte Angioina.

L’autore, non nuovo in queste interessanti ricerche, dopo l’ottima pubblicazione del libro Barletta, l’incoronazione di Ferdinando I d’Aragona, si immerge nella selezione di importanti ed antiche pergamene risalenti alla fine del  XIII e all’inizio XIV secolo narrando cronologicamente le imprese di questo interessante personaggio figlio della nostra amata città.

La ricerca è imperniata esclusivamente su Giovanni Pipino, capostipite dell’omonima casata, escludendo a priori i successori omonimi che tanto scompiglio ed efferatezze portarono in seguito sul nostro territorio.

Il libro non è stato pubblicato causa la crisi dell’editoria locale e della sordità dell’Amministrazione Comunale ma l’autore ha ritenuto opportuno stampare alcune copie e donarle alla nostra Biblioteca Comunale per favorire la divulgazione di questo importante lavoro.

Basterà quindi richiedere copia della ricerca in Biblioteca (collocazione: AP C – 462)per leggere le imprese di questo epico personaggio che seppe conquistare la Lucera saracenorum nell’agosto del 1300.




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17 marzo 2015

Giovanni Pipino: un barlettano alla corte di tre Re




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17 marzo 2015

Valore dell'opera

Fra gli studiosi contemporanei di storia barlettana annoveriamo con affetto e gratitudine Francesco Pinto, cultore, tra l’altro, di araldica e onomastica che riguarda la nostra Città. Con la sua peculiare discrezione ed eleganza ci dona, in questo libro, il frutto di una sua laboriosa ricerca sul condottiero barlettano Giovanni Pipino, vissuto a cavallo fra il XIII e XIV secolo alla Corte dei Re angioini Carlo I, Carlo II e Roberto I.

L’opera, di facile lettura, contribuisce a dimostrare che la grandezza di un città, nel nostro caso Barletta, non si misura soltanto attraverso i fatti ivi accaduti (spesso romanzati e asserviti ad un pur necessario turismo locale) e le gesta di chi vi trascorse gran parte o tutta la sua vita, ma anche attraverso l’importanza assunta altrove dai suoi cittadini.

Marc Bloch, nella sua “Apologia della storia”, afferma che essa, lungi dall’essere la scienza del passato come i più sostengono, è lo studio a posteriori delle opere compiute dalle società, che “rimodellano secondo i propri bisogni il suolo su cui vivono”. Questi sono - e “ciascuno lo avverte istintivamente” - i “fatti storici”.

Ancora Bloch: [...] l’oggetto della storia è per sua natura l’uomo. O meglio: gli uomini. [...] La storia vuol cogliere gli uomini al di là delle forme sensibili del paesaggio, degli arnesi o delle macchine, degli scritti in apparenza più freddi e delle istituzioni in apparenza più completamente staccate da coloro che le hanno create. E chi non riesce a farlo “non sarà, nel migliore dei casi, che un manuale dell’erudizione. Il buon storico somiglia all’orco della fiaba: dove fiuta carne umana, là sa che è la sua preda.”

Ecco allora una carrellata delle imprese del Pipino e delle cariche da lui ricoperte una dopo l’altra nella Corte angioina, a dimostrazione di quanto potere avesse Barletta nell’allora Regnum Siciliae e di quanto siano abili i suoi figli – in ogni epoca – a “rimodellare” il suolo su cui vivono con l’intraprendenza e il coraggio che li contraddistingue, senza mai dimenticare le loro origini.

 

Francesca De Santis




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17 marzo 2015

Introduzione libro: Giovanni Pipino, un barlettano alla corte di tre Re

Questa appassionante ricerca riguarda le vicende storiche di un personaggio di Barletta “di oscuri natali” (così infatti fu definito dal Villani, famoso cronista del ‘300) che, grazie alle sue capacità, seppe meritarsi la fiducia illimitata di ben tre Re.

Durante il periodo della monarchia angioina, in netta contrapposizione con l’elevata tassazione cui era sottoposto tutto il Meridione d’Italia, la Corona creò occasioni di promozione sociale attraverso il conferimento della “militia”, il servizio regio e l’ingresso nella “familiaritas” o nello status di “consiliarius”; di pari passo la città di Barletta, proclamata Città Regia nel lontano 1190 da Re Tancredi di Sicilia, ebbe la possibilità (in quanto città demaniale sotto il diretto controllo del re) di privilegiare alcuni suoi cittadini con un ingresso più facilitato nella dissestata amministrazione burocratica del governo regio.

Giovanni Pipino fu uno di questi: assunto a Corte, non smise mai di meritare l’illimitata fiducia dei suoi re, acquisendo con la sua epica impresa (la distruzione della colonia saracena di Lucera) una posizione completa, multiforme e onnipotente tanto da essere annoverato tra i più importanti e prestigiosi nobili del Regno di Napoli.

Questo messaggio culturale, utile strumento di consultazione, consente di conoscere meglio la figura storica di un barlettano ignorato dai più, appena accennato nelle cronache cittadine, anche in considerazione delle fonti scarse e spesso contraddittorie risalenti al periodo compreso tra la fine del XIII secolo e l’inizio del XIV.




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17 marzo 2015

Cappella Pipino: S. Pietro a Maiella, Napoli




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17 marzo 2015

Sepolcro Pipino




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17 marzo 2015

Stemma Pipino




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17 marzo 2015

Giovanni Pipino: un epico personaggio

Quali considerazioni potrebbero essere fatte su questo emblematico personaggio, soprattutto in relazione all’horrenda strage di Lucera?

Bisognerebbe innanzitutto rapportare l’azione di Giovanni Pipino ai tempi in cui visse: considerarlo un uomo di Stato che seppe raggiungere senza mezzi termini i fini proposti dalla politica del Re. Se l’azione nei confronti di Lucera sia stata giusta o crudele, può dirlo solo una eventuale valutazione politica del suo operato.

Lo stesso Machiavelli, infatti, definito come il fondatore della moderna scienza politica, rivendica vigorosamente l’autonomia nel campo dell’azione politica e afferma che l’agire degli uomini di Stato va studiato e valutato solo in base alle leggi in vigore per garantirne poi il perfetto funzionamento. Per quanto concerne la religione, a Machiavelli essa non interessa nella sua prospettiva concettuale, come contenuto di verità, né tanto meno nella sua dimensione spirituale, come garanzia di salvezza, ma solo ed esclusivamente come instrumentum regni, ossia come strumento di governo.

A Pipino vanno riconosciute certamente l’ambizione, la tenacia, la lungimiranza nel compiere scelte a prima vista azzardate, ma soprattutto il senso dello Stato, che può tradursi in amore per la propria terra e per il proprio Re o al contrario in sete di gloria da raggiungere anche con spietata disumanità.

In ogni frangente Giovanni Pipino dimostrò sempre un’assoluta fedeltà al Re e questa virtù eccezionale del singolo, del politico-eroe, del promotore di chiese e cattedrali, gli garantisce una fama più ampia, fama di grande ed epico personaggio della nostra terra.




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