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Barletta, le antiche nobiltà


14 maggio 2008

Un altro stemma papale




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14 maggio 2008

Maffeo Barberini (Papa Urbano VIII)

Sembrava ipotesi consolidata quella afferente che l’unico esemplare di stemma papale presente nella Città di Barletta fosse quello esistente nell’antica chiesa di S. Andrea. Infatti, entrando dall’ingresso principale, sul muro a fianco del primo altare dedicato alla Natività, è riprodotto un bassorilievo raffigurante lo stemma del Sommo Pontefice Gregorio XIII, datato 1578. Con sorpresa invece, passeggiando per caso in via Milano, al civico 4, sulla facciata di un palazzo non molto antico e recentemente restaurato, ho ammirato per la prima volta un nuovo stemma papale, subito identificato, appartenente a Papa Urbano VIII, Maffeo Barberini, già Arcivescovo di Nazareth in Barletta dal 1604 al 1608.
Artisticamente lo stemma non è molto bello, ma resta da chiarire come possa trovarsi su di uno stabile di non antica costruzione e tenendo poi in considerazione che il futuro Papa con ogni probabilità non soggiornò mai a Barletta a causa dei molteplici impegni ecclesiastici. Probabilmente lo stemma sarà stato applicato come semplice decorazione ma, in ogni caso, è attinente alla Città di Barletta che annovera Maffeo Barberini nella cronotassi dei vescovi dell’arcidiocesi nazarena.

Maffeo Barberini nacque a Firenze nell’aprile del 1568 da una nobile e potente famiglia. Studiò a Roma, presso il Collegio Romano, specializzandosi negli studi umanistici e di diritto. Ben presto beneficiò di diverse promozioni: il Pontefice Sisto V lo nominò Referendario; Papa Clemente VIII lo nominò Governatore di Fano e, nel 1604, Protonotario Apostolico e Arcivescovo di Nazareth, Canne e Monteverde in Barletta (carica che manterrà fino al 1608) e Nunzio Apostolico a Parigi. Nel 1606 fu elevato Cardinale da Paolo V, protettore della Scozia nel 1607, Arcivescovo di Spoleto nel 1608, Prefetto della Segnatura Apostolica di giustizia nel 1610 e Legato Pontificio della Città di Bologna dal 1611 al 1614. Infine, il 6 agosto 1623 salì al Soglio Pontificio e scelse di chiamarsi Urbano VIII. Fu l’ultimo Papa ad estendere il territorio dello Stato Pontificio con l’annessione del ducato di Urbino. Sotto il suo pontificato ebbe luogo il famoso processo che determinò la condanna di Galileo Galilei. Con la bolla Omnes Gentes plaudite manibus indisse il XIII Giubileo. Nel governo della Chiesa si attenne scrupolosamente al Concilio di Trento, introdusse la riforma del Breviario, del clero romano e favorì l’attività missionaria, specie in Asia e in Africa. Beatificò e canonizzò molti santi, tra questi i più noti sono: Luigi Gonzaga, Filippo Neri, Andrea Avellino e Gaetano da Tiene. Ma Urbano VIII è maggiormente ricordato e apprezzato come il massimo mecenate del Barocco romano; sotto il suo pontificato furono realizzate moltissime opere che, ancora oggi, abbelliscono Roma. Palazzi, monumenti, statue, una nuova cinta muraria lungo il fianco del Granicolo e fu rafforzato Castel Sant’Angelo dotandolo di una batteria di cannoni in bronzo che fu ricavato dalle massicce travi tubolari in bronzo del Pantheon, utilizzate anche per il baldacchino in San Pietro. E fu proprio la violazione di un edificio sopravvissuto fin dai tempi dell’Impero Romano che portò al celeberrimo detto: Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini – Ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini. A Urbano VIII toccò l’onore di inaugurare solennemente la basilica di San Pietro, finalmente completata nel 1626. Morì, dopo quasi ventuno anni di pontificato, il 29 luglio 1644. Le sue spoglie riposano in San Pietro, sotto il solenne mausoleo funebre, commissionato da Lui personalmente al Bernini. Nella Città di Barletta, via Barberini, è una importante arteria cittadina dedicata a questo illustre personaggio storico.




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14 maggio 2008

Famiglia Bonaventura

La famiglia Bonaventura viene menzionata da F. P. De Leon (1600-1650) nel manoscritto sulle famiglie nobili di Barletta ed è originaria di Lacedonia.
Notizie documentali attestano che il primo a stabilirsi in Barletta verso la metà del XVI secolo fu Iacopo Bonaventura, medico illustre, che per le sue meritevoli doti fu chiamato nel 1602 da papa Clemente VIII. Egli, nel 1578, fu uno dei 31 fondatori del Monte di Pietà di Barletta.
Successivamente, una Margherita Bonaventura fece un lascito a favore dello stesso Monte.
Questa benemerita famiglia annovera fra Nicolò Vincenzo Bonaventura, appartenente ai padri conventuali; visse nella seconda metà del XVI secolo e contribuì all’edificazione in Barletta della chiesa di S. Antonio e dell’attiguo convento. Sopra un architrave di una porta che conduceva nell’antico giardino fu posta una lastra con un’iscrizione e con gli stemmi delle famiglie Bonaventura e Pappalettere. Questa architrave, corrosa dal tempo, è tuttora conservata nel castello di Barletta.
Fra Nicolò fu un erudito poeta latino e scrisse La vita dei Pontefici, oltre ad altri lavori, tra cui uno scritto che dedicò al Pontefice Sisto V, rimasti molto probabilmente inediti.
I fratelli Francesco e Vincenzo Bonaventura, il 1° maggio 1748, come risulta da un atto del notaio d’Elia, donarono alla chiesa del Santo Sepolcro di Barletta la piramide d’argento dorato nella quale, durante le festività, viene situata la Croce Patriarcale.
Tra i personaggi di spicco di questa illustre famiglia occorre senz’altro menzionare Francesco Antonio Donato Nicolò Bonaventura. Nato in Barletta il 18 novembre 1711 da Alessandro e Anna Maria De Bellis, intraprese con grande fervore la strada religiosa e fu ordinato sacerdote il 18 dicembre 1734.
Laureatosi in Teologia e in Utroque jure, fu vicario generale della Diocesi di Gravina di Puglia e successivamente in quella di Conza. Su proposta di Alfonso M. dei Liguori meritò di essere sublimato alla dignità episcopale e il 26 novembre 1753 il Sommo Pontefice Benedetto XIV lo proclamò Vescovo di Nusco. Fu consacrato in Roma il 30 dello stesso mese dal Patriarca di Costantinopoli, Ferdinando M. Rossi e, il 3 dicembre successivo, fu nominato Assistente al Soglio Pontificio. Dopo 35 anni di vescovato, il 15 giugno 1788, giunse per Mons. Bonaventura l’ora suprema; per testamento lasciò i suoi beni e la sua ricca biblioteca al Seminario al quale durante gli anni aveva assicurato una rendita considerevole, convinto com’era della sua grande utilità. Le esequie furono imponenti e fu sepolto nella Cattedrale di Nusco.
Il vescovato di Francesco Antonio Bonaventura può senz’altro considerarsi tra i più fulgidi della diocesi nuscana; fu chiamato il vescovo santo, non per retorica, come spesso avviene in simili circostanze, ma per una consolidata convinzione generale del popolo e di tutto il clero diocesano. Sul maestoso catafalco fu incisa questa breve ma eloquente epigrafe: Pastori Optimo Domino Francisco Antonio Bonaventurae Canonici et Cives Lugentes
Nella sacrestia della Cattedrale di Barletta è tuttora custodito un dipinto di questo vescovo; sulla parte superiore sinistra, anche se piuttosto rovinato, troviamo lo stemma episcopale mentre sulla parte inferiore della tela è riportata la seguente iscrizione:
Franciscus Antonius Bonaventura utriusque juris et S. Theologiae Doctor et Magister ex numero partecipantium Regalis Collegii Neapolitani cum primum Generalis Vicarii Gravinen munere fungeretur, ad Sacrum Canonicorum coetum huiusce Insignis Collegiatae Ecclesiae S. Mariae Maioris adscriptus dein e Curia Gravinen ad Metropolitanam Irpinorum Compsae audientiam traslatus expleto
ad Sacras Nuscanas Infulas adsumptus anno Reparatae Salutis MDCCLIII




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14 maggio 2008

Famiglia Pisani

Nobile famiglia di origine veneziana diramatasi su tutta la penisola italiana. Per ragioni commerciali vari esponenti di questa famiglia si stabilirono in Puglia, tra cui a Molfetta e Barletta. In quest’ultima l’importanza commerciale, già indiscussa in età normanna e sveva, era aumentata considerevolmente durante il regno angioino grazie al suo porto che aveva assunto un ruolo importante per la spedizione di due beni di primaria necessità: il grano, prodotto nella piana del Tavoliere e il sale, proveniente dalle saline di Salpi.
Le prime testimonianze documentali infatti, riferite a un Andreas Pisanus, risalgono al 1303 e 1304 e riguardano proprio esportazioni di grano e cereali da Barletta verso Venezia.
Altre citazioni, risalenti al 1556, riguardano Cesare Pisanus nominato procuratore, mentre altre antiche pergamene attestano che l’illustrissimo Scipione Pisani, nella seconda metà del XVI secolo, era luogotenente del nobilissimo Livio Caracciolo, Regio Secreto e Mastro Portulano de Apulia. Nel Codice Diplomatico Barlettano ci sono due documenti, datati 27 ottobre 1587 e 3 dicembre 1588, che confermano l’importanza svolta in città da questo personaggio.
Nella piazza d’arme del castello di Barletta è tuttora conservata una lastra tombale appartenente a Vanucia, moglie di Marco Pisani, morta il 13 agosto 1343. Sotto l’iscrizione è scolpito anche lo stemma di questa nobile famiglia.




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