.
Annunci online

araldicabarlettana
stemmario


Diario


7 maggio 2007

Ordinanze regie di Carlo V per la Città di Barletta.

• 30 gennaio 1519
Nell’ambito del potenziamento delle mura di Barletta, con ordinanza del re Carlo V, viene acquistata la casa di Nisio Lavello; sarà demolita per costruire la Porta Nuova al punto di congiungimento della cinta muraria della città; la porta sorgeva tra l’attuale piazza Moro e via Consalvo da Cordova e presso questa porta si pagava la gabella detta passo di Canne.
• 10 maggio 1521
L’imperatore dispone la riforma degli Statuti della municipalità.
L’intervento del sovrano fu reso necessario per sanare il conflitto esploso tra il gruppo dei Nobili (che da tempo egemonizzava la gestione amministrativa e politica della città) e dei Popolari (altoborghesi e nobiltà di toga) che costituivano il Consiglio della Città.
• 30 gennaio 1532
Carlo V, in considerazione delle mutate tecniche di guerra, improntate soprattutto all’uso dell’artiglieria, ordina di fortificare il castello, dandogli l’aspetto attuale con impianto simmetrico e spigoli protetti da quattro grossi bastioni a lancia, secondo il quadro del grande disegno strategico del viceré Pietro da Toledo.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:51 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Barletta, il castello. Veduta panoramica.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Altre ordinanze di Carlo V.

• 1540
Costruzione del nuovo Palazzo Pretorio; sulla parete opposta all’ingresso viene posizionata una lapide con una iscrizione dedicata a Carlo V.
• 28 luglio 1542
In segno di gratitudine per la fedeltà dimostratagli, il re Carlo V esonera la città di Barletta da ogni tipo di imposte fiscali per parecchi anni e accorda anche il condono del contributo annuo di ducati mille versato dalla municipalità per contribuire alle opere di costruzione del castello.
• 17 dicembre 1552
Un atto rogato dal notaio Jacobus de Geraldinis certifica il pagamento di una somma stanziata per l’allargamento del fossato del castello di Barletta.

Tra gli altri privilegi formulati da Carlo V vi è un provvedimento del 1536 che conferma ad Eligio Della Marra, esponente della nobiltà barlettana, il possesso della baronia del Casale della Trinità (l’odierna Trinitapoli). Casal Trinità, a lungo un casale di Barletta, fu feudo dei nobili barlettani Marulli e Della Marra fino al 1586 quando passò feudo dei Cavalieri di Malta (dal 1589 al 1798).
Il casale sorgeva lungo uno dei tratturi della transumanza che da Foggia portava i pastori sino al ponte di Barletta sul fiume Ofanto e quindi in Terra di Bari.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:48 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI FILIPPO IV.

Il Viceregno napoletano, sottoposto sempre di più ad una pressione fiscale divenuta ormai insostenibile in quanto soprattutto mal distribuita, continuò inesorabilmente la propria decadenza.
Carestie e pestilenze aggravarono ulteriormente la già precaria situazione della popolazione che non riusciva più a frenare un malcontento ormai generalizzato.
La rivolta di Masaniello (giugno-luglio 1647), fu una conseguenza di questo grave stato di crisi in cui versava l’intero Mezzogiorno e l’eco di questo tentativo di rivoluzione giunse anche nella nostra città.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:43 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Stemma reale di Filippo IV




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 maggio 2007

L'eco della rivolta di Masaniello.

In una lettera del barlettano don Diego della Marra, datata 20 luglio 1647, indirizzata a un nobile napoletano, viene descritta con dovizie di particolari la sommossa che avvenne in Barletta quattro giorni dopo l’uccisione a Napoli di Masaniello.
La rivolta fu innescata da un certo Lorenzo o Paolo Rebecca, di professione pescatore, che raccolse una gran folla e pose d’assedio il palazzo del governatore dove il sindaco si era rifugiato; non avendolo trovato, la folla inferocita si diresse verso la sua casa e in preda ad una folle ribellione vi fu appiccato il fuoco.
Accorsero molti religiosi che si adoperarono subito per spegnere l’incendio e per sedare gli animi dei più esasperati che tentarono anche di aggredire le donne; poi i rivoltosi si appropriarono dello stendardo che il sindaco riceveva la mattina dell’11 novembre per l’annuale fiera di S. Martino e sventolandolo per strada annunciarono di voler essi stessi governare la città al posto delle autorità.
Questa situazione provocò immediatamente la reazione di molti nobili barlettani che, subito riunitisi, affrontarono i rivoltosi sparando con gli archibugi riuscendo così a disperderli e a metterli in fuga.
La mattina seguente, temendo che la rivolta potesse riprendere, i nobili si riunirono in gran numero (erano oltre cinquecento) e crearono posti di blocco nei punti più importanti della città; concentrarono l’artiglieria a ridosso del castello e si diedero a pattugliare la città riuscendo ad arrestare 13 capi della rivolta del giorno precedente. Fu inoltre rimosso anche un pezzo d’artiglieria che i rivoltosi avevano puntato e armato contro il Sedile dei nobili, riuscendo quindi a riportare la situazione cittadina entro i limiti della normalità.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:40 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

La peste del 1656-57.

Un altro triste episodio di enorme interesse locale è costituito dall’epidemia di peste avvenuto negli anni 1656-57.
Questo periodo rappresenta l’apice della decadenza del governo spagnolo nel meridione d’Italia. Gli spagnoli non cercavano altro che oro, imponendo alle famiglie sempre più tasse, gabelle e balzelli e i commerci erano ormai ridotti ai minimi termini. In questo scenario di crisi il flagello della peste, nella sua forma più violenta e massiccia, dilagò in tutto il Mezzogiorno provocando un’autentica strage.
Non esiste una data certa dell’inizio della peste a Barletta. A Napoli il morbo esisteva già dagli inizi del 1656 e quando una nave, chiamata S. Andrea, proveniente dalla capitale del Regno, il 26 maggio di quell’anno approdò nel porto di Barletta, dopo gli opportuni accertamenti sanitari fu messa al largo, in quarantena, sino al 5 luglio dello stesso anno. Questa constatazione ci indica come la Città era già pronta per prevenire l’epidemia, ma il notaio Zaccardi, trascrivendo il testamento del reverendo don Giuseppe Greco di Gallipoli, il 28 luglio 1656, ci parla di un primo caso di peste.
A Barletta, come in tutti gli altri paesi, per non creare allarmismo tra la popolazione, si parlò dapprima di infermità e di contagio, ma nei primi mesi di agosto ci fu la dichiarazione ufficiale che si trattasse di peste, dando inizio a quel triste periodo di spaventosa sventura che perdurò sino al maggio del 1657 e che terrà avvinta la città sotto l’incubo della morte.
La conformazione topografica della città di Barletta influì sulla propagazione del morbo, poiché dopo la distruzione dei borghi e delle chiese fuori la città, avvenuta nel 1528 ad opera delle truppe francesi capitanate da Renzo de’ Ceri, sia il Clero che gli abitanti dovettero ritirarsi entro la cinta muraria; di conseguenza, il moltiplicarsi degli abitanti nel corso degli anni seguenti, circoscritti per ragione delle guerre dalle mura dotate di cinque porte, (Porta di S. Leonardo, Porta Marina, Porta Reale, Porta Croce o S. Sepolcro, Porta Nuova o S. Sebastiano), aggravò la situazione favorendo la propagazione del contagio.
Il numero degli abitanti colpiti dal morbo crebbe con il passare dei mesi. L’apice dell’infezione fu toccato nei mesi di ottobre e novembre, iniziando finalmente a declinare verso la fine dell’anno. Secondo alcune notizie documentali, sin dal 5 novembre la città di Barletta era estinta a mità.
Il morbo continuò a colpire con minore intensità anche nei primi mesi del 1657; diminuì notevolmente la propagazione nei mesi successivi fino al 22 giugno dello stesso anno in cui finalmente fu annunciato che la città era del tutto libera dal morbo, cioè immune.
Il numero dei morti di peste fu impressionante, anche se le cifre dei vari storici locali sono discordanti (Santeramo: circa 7.000, De Leon e Loffredo: non meno di 12.000) poiché non si conosce con precisione il numero della popolazione della città di Barletta prima dell’inizio del contagio (si stima un’entità di circa 20.000 abitanti).
Il principale lazzaretto della città fu il convento della Madonna della Croce (in seguito, con l’espandersi dell’epidemia, adiacente al convento, fu allestito un altro lazzaretto di fortuna per far fronte ad un numero sempre crescente di appestati). Questa chiesa, esistente già dal 1384, fu riedificata ed ingrandita nel 1516 a spese dell’Università ed era dotata di un bellissimo portico bramantesco.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:38 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Barletta, chiesa della Madonna della Croce. Antica stampa.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 maggio 2007


Con l’accrescersi del contagio furono in seguito adibiti a lazzaretto baracche di legno, magazzini e anche abitazioni private. Alcuni documenti descrivono: una baracca fuori Porta Nuova; lungo i palumenti che si stendevano da Porta Nuova al baluardo di S. Agostino; un altro presso la Chiesa del Carmine; nel Paniere del Sabato (Piazza Plebiscito) e nella strada della Cordoneria (corso Vittorio Emanuele).
Anche il Castello, che era servito da carcere, fu usato come luogo d’isolamento.
Per quanto riguarda la sepoltura dei morti, stando ai documenti, si evince che in pratica tutte le mura non furono che un lungo sepolcreto; luoghi specifici nominati nelle schede e nei libri parrocchiali indicano il lazzaretto della Madonna della Croce e alli quartieri cioè sotto le mura, dalla chiesa del Carmine al fortino Paraticchio, là ove la pietà pubblica dispose la edificazione di una chiesa dedicata a S. Maria degli Afflitti, in suffragio dei tanti morti di peste ivi sepolti.
La situazione nel 1657, ad epidemia terminata, era la seguente: popolazione ridotta a 7-8 mila abitanti, il Municipio praticamente fallito, il Capitolo indebitato per non aver ricevuto le entrate di Napoli, Foggia e della dogana di Barletta, gli amministratori di enti religiosi e civili morti, famiglie intere scomparse e alcune strade rimaste addirittura disabitate; le proprietà lasciate in balia dei più astuti, i quali le usurparono con tutti i mezzi leciti ed illeciti sino a far scomparire i documenti originali per crearne dei falsi, oltre ad un fenomeno altissimo di sciacallaggio nelle case disabitate.
Le conseguenze di questa terribile pestilenza è da annoverare tra i più gravi disastri subiti dalla città di Barletta, già colpita da quel flagello in epoche precedenti, ma che non aveva mai raggiunto picchi di mortalità così elevati.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:33 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

I Palazzi nobiliari

Nonostante il periodo di crisi in cui versava il regno di Napoli la città di Barletta, grazie all’insediamento stabile di nuove e ricche famiglie dedite soprattutto ai commerci, aveva subito un marcato sviluppo edilizio con la costruzione di nuovi palazzi o con la ristrutturazione di quelli già esistenti.
Tra queste famiglie alcune godevano ancora, per tradizione, di un antico privilegio di stampo medioevale: quello di beneficiare del “diritto di asilo”.
Questo vecchio diritto era simbolizzato da due colonne in marmo con venature, alte circa metri 1,50, ubicate all’esterno del portone-entrata del palazzo nobiliare e significava titolo di nobiltà e autorità.
La tradizione del diritto d’asilo permetteva a chi, perseguitato o inseguito, raggiungesse e toccasse la colonna o varcava la soglia della proprietà del potente, di divenire persona inviolabile ed arrestabile solo per autorità del nobile di quella famiglia.
Nella nostra città i palazzi nobiliari con la caratteristica delle due colonne poste ai lati del portone di ingresso erano molteplici.
Attualmente, in seguito a lavori di ristrutturazione o riedificazione, gli edifici che conservano ancora questo simbolismo sono i seguenti: palazzo Esperti, sito in corso Cavour, n.° 59; palazzo Marco De Leone, corso Cavour, n.° 32; palazzo Marulli-De Martino, corso Garibaldi, n.° 188; palazzo Osvaldo Cafiero, corso Garibaldi, n.° 113; palazzo Samuelli-Affaitati, in via Nazareth, n.° 73 e due palazzi in corso Vittorio Emanuele, al n.° 7 e al n.° 66, appartenuti rispettivamente alle famiglie Del Giudice e Patalini, e alla famiglia Acquaviva.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:31 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Palazzo Marco de Leone (particolare dell'ingresso).




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Curiosità storiche: compravendita di schiavi a Barletta

Tra le curiosità storiche destano stupore i seguenti documenti che attestano come un fatto piuttosto abituale il fenomeno della tratta degli schiavi esistente nella nostra città.

“A 28 marzo 1654 Francesco de Antonio alias Tonno, Francesco della Marra e Nicola Antonio Musso di Molfetta vendono al Dominus D. Francesco Aluiz, Hispano, Regio Governatore della città di Barletta, uno schiavo nominato Mustafà della città di Duronornij, seu Gran Cairo, di anni 23 incirca, di giusta statura, con occhi cerulei scu torchini et barba seu Castagnelle... e pel prezzo di ducati 120 in moneta aurea....”

“A 17 giugno 1663 Giovanni Gusio veneziano, commorante in Barletta, vende a Nicola Methi Raguseo, anche commorante in Barletta, uno schiavo (mancipio) chiamato Moemets di Lucigne di anni 12 circa con occhi cerulei e peli castagni per lo prezzo di ducati 80...”

“A 19 giugno 1664 Cesare della Marra nel suo testamento «...item lascia alla signora Francesca Galiberti sua affezionatissima moglie il Scavo per esso testatore comprato, nominato Gusmano, già battezzato e posto il suo nome Iusmundo, del quale detta sua moglie ne possa disponere come vera signora e padrona a suo arbitrio e volontà, senza contradizione alcuna, et hanc suam esse d.ta ultima voluntate et ceteris prevalere...»”.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:27 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Ordinanze regie di Filippo IV per la Città di Barletta.

• 3 giugno 1621
Appena all’inizio del suo regno Filippo IV dispone alcune opere di ammodernamento del castello di Barletta.
Nel documento datato con atto del notaio G. B. Pacella, il castellano di Barletta, capitano Domenico Montesdoca, incarica mastro Donato Scupi per la direzione dei lavori di costruzione di locali destinati ad ospitare i laboratori degli artificieri.
Anche per quest’opera una testimonianza concreta del periodo ci è data dalla presenza, sull’ingresso sud del grande corpo di fabbrica sopra le cortine, di un grande stemma in pietra con le insegne dei reali spagnoli e di una scritta, corrosa dal tempo, datata 1622.
• 1639
Con Regio Assenso firmato dal viceré del Regno, Duca di Medina de Las Torras, vengono approvate le dodici Regole relative al funzionamento del Conservatorio (Orfanotrofio femminile) del Monte di Pietà di Barletta.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:24 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Salone degli artificieri. Barletta, castello.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 maggio 2007

CARLO III DI BORBONE.

In seguito alla rinuncia paterna, Carlo III di Borbone fu incoronato a Palermo il 3 luglio 1735 riunificando quindi il Regno di Napoli che tornò ad essere regno autonomo, non più dipendente dalla Spagna, inglobando anche la Sicilia.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:19 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Stemma reale di Carlo III di Borbone




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI CARLO III DI BORBONE.

In tutto il regno di Napoli la situazione era piuttosto precaria in quanto del tutto priva di servizi essenziali e con altissimi livelli di disoccupazione.
Nel “profondo Sud” la situazione era ancora peggiore: campagne spopolate dalla malaria e dal brigantaggio, contadini alla completa mercé dei loro rapaci baroni, comuni rurali privi di qualsiasi iniziativa imprenditoriale, vita intellettuale del tutto stagnante, mancanza di strade e quindi di collegamenti e di scambi oltre a clima generalizzato di sfiducia, frustrazione, analfabetismo, pessimismo e rinunzia.
Questa situazione disastrosa indusse Carlo III, incaricando il suo fido ministro Tanucci, ad introdurre delle riforme indirizzate a salvaguardare l’ordine pubblico e alla creazione di un catasto generale (detto onciario o carolino)per il censimento e la tassazione di tutte le proprietà, comprese quelle dell’aristocrazia e del clero, da secoli intoccabili. Un’altra importante riforma fu quella del Codice, in quanto la legislazione napoletana era una somma arruffata e caotica di quelle introdotte dalle tante dominazioni fino allora succedutesi nel Regno. Con le riforme di ordine economico la città di Barletta ebbe in quel periodo un notevole sviluppo delle attività portuali; infatti verso la metà del XVIII secolo uscirono dal porto di Barletta quasi duemila imbarcazioni cariche di merci.
Lo scalo pugliese, seppure non dotato di una struttura portuale particolarmente efficiente, era il più importante porto cerealicolo del Regno di Napoli, godendo di una vantaggiosissima posizione geografica a cavallo tra due zone molto ampie di produzione cerealicola, il Tavoliere di Puglia e la Murgia barese.
Anche nel Settecento perciò, la sua funzione principale era quella di caricatoio, per consentire lo smercio di grano e di orzo, destinato quasi esclusivamente al commercio a lunga distanza.
Le cifre analizzate di quel periodo attestano ben il 47 % delle imbarcazioni segnalate in uscita al trasporto dei cereali, il 41 % al trasporto di merci varie e il restante 12 % da imbarcazioni cariche di sale.
Il 6 marzo 1741, il re Carlo e la regina Maria Amalia, in visita nelle Puglie, onorarono la città di Barletta fermandosi per pernottarvi e vennero ospitati nel palazzo sito in via Nazareth ai n. 57-77, appartenente alla nobile famiglia Samuelli.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:16 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Barletta, la piazza. Antica stampa.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 maggio 2007

La ricostruzione dell'antica Porta Marina

Nel 1751 avvenne la ricostruzione dell’antica Porta Marina.
La bella Porta è l’ultima ancora esistente tra quelle che facevano parte delle antiche mura della città e primitivamente era denominata Porta del Mare.
Rafforzata già nel XIII secolo (1215-1228), Porta Marina aveva subito necessari interventi di restauro nei secoli successivi e, sotto il regno di Carlo III di Borbone, fu ricostruita nell’aspetto attuale per decisione del Municipio barlettano presieduto dall’illustre sindaco Saverio Fraggianni. Ed è proprio su questa Porta che possiamo ammirare la testimonianza della dinastia borbonica a Barletta.
Infatti sulla parte alta dei due lati della Porta primeggiano due grandi stemmi reali appartenenti a Carlo III di Borbone; dal lato verso il mare la parte sottostante lo stemma reale è caratterizzata da una grande lastra di marmo, affiancata da due grandi stemmi della città, corredata dalla seguente iscrizione:


D. O. M. CAROLO PIO FEL. AUG. REGNANTE QUA PORTUM RECTA ADIRI LICEAT ORDO POPULUSQ. BAROLITANUS ELEGANTIOREM PORTAM PATEFECIT A. MDCCLI
MARCHIONE XAVERIO FRAGGIANNI SINDICO JOSEPHO DE ELIA ET VINCENTIO STEPHANELLI ELECTIS.


Dall’altro lato della Porta, quello rivolto verso la città, è ripetuto lo stemma di casa Borbone sempre affiancato da due stemmi cittadini.
Dal 1899, per il tracciato delle strade di accesso al porto e alle estramurali, Porta Marina fu isolata dalle mura. Ultimamente è stata sottoposta ad un accurato intervento di restauro ed è quindi ben conservata.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:12 | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Barletta, Porta Marina (vista dal lato mare).




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 maggio 2007

Ordinanze regie di Carlo III di Borbone per la Città di Barletta

• 29 gennaio 1740
Carlo III istituisce i Consolati di Mare e di Terra nelle province del regno. Il compito di questi tribunali è l’amministrazione della giustizia nelle controversie commerciali e, in Terra di Bari, vengono assegnati a Bari, Monopoli e Barletta.
Nel 1746, con un decreto del medesimo re, questi Consolati vengono per la maggior parte aboliti, eccetto quelli di Napoli, Barletta, Manfredonia Crotone, Reggio Calabria e Gallipoli. I nuovi ordinamenti giuridici ne diminuiscono l’importanza, ma quello di Barletta rimane l’unico in Terra di Bari.
• maggio 1740
Per ordine del re Carlo III di Borbone, viene inaugurato a Barletta il Tribunale del Commercio.
• Il re Carlo III di Borbone concede al celebre giureconsulto barlettano Niccolò Fraggianni il titolo nobiliare di marchese, trasmissibile anche agli eredi.
• 1753
A seguito dell’opera di risanamento del lago di Salpi, Carlo III acquista le saline di Barletta; tale decisione è comprovata dall’acquisita importanza del sale considerato un patrimonio del regno di Napoli.
Carlo III commissionò il riordino delle Gran Saline di Barletta a Luigi Vanvitelli che, per un ventennio, grazie alle sue eccezionali attitudini organizzative e tecniche, diede un contributo notevole a quella che diventerà tra le più grandi Saline d’Europa; nel 1760 il barlettano Vincenzo Pecorari venne nominato Direttore Generale delle Regie Saline di Barletta.
La Salina fu fondata oltre tre secoli avanti Cristo e l’imperatore Traiano fece costruire un ponte sul fiume Ofanto per collegarla a Barletta. Con il divulgarsi del Cristianesimo assunse il nome di Sancta Maria de Salinis. La prima volta che questo nome si trova registrato è in un documento del 1105, nel quale il conte di Canne, Goffredo Normanno, fece dono al Vescovo di quell’antica città di alcuni casali, fra cui anche questo sopra citato. Il vescovo di Canne a cui venne fatto il dono era Rogerius, l’attuale santo Patrono della città di Barletta; successivamente un altro vescovo, Joannes, succeduto a Rogerius, cedette il Casale Sancta Maria de Salinis ai Templari (Ordine cavalleresco) di Barletta poiché era molto rilevante il ruolo delle saline con le Crociate per l’approvvigionamento del sale.
I Templari ebbero il dominio delle saline fino alle Costituzioni di Melfi, emanate nel 1231 da Federico II di Svevia, che istituì il monopolio del sale.
Divenuta in seguito impossibile la dimora in quei luoghi malsani, gli abitanti si trasferirono in Barletta e conseguentemente la Colonia assunse il nome della città ospitale con la denominazione “Saline di Barletta”.
La Colonia di Salinari è menzionata negli Statuti dell’Università di Barletta del 1466, in quelli del 1473 e in numerosi documenti degli archivi comunali, ecclesiastici e notarili.
Verso la fine del 1600 i Salinari cominciarono a risiedere stabilmente nelle vicinanze della salina, elevando caratteristiche case di paglia che scomparvero verso il 1875.
Con il riordino commissionato da Carlo III di Borbone nel 1753, in seguito a continue trasformazioni e bonifiche di zone limitrofe, le sezioni salifere occuparono un’area sempre maggiore con un incremento produttivo notevolissimo.
Costituito il Regno d’Italia, la popolazione elesse un’amministrazione civile propria, la quale deliberò di dare al Comune un nome nuovo, il nome della prima Regina d’Italia. Il voto del Consiglio Comunale venne accolto favorevolmente e, con R. D. del 9 gennaio 1879, il Comune Saline di Barletta fu autorizzato ad assumere la denominazione di “Margherita di Savoia”.

Segue la rubrica: Barletta, la storia moderna.




permalink | inviato da il 7/5/2007 alle 22:6 | Versione per la stampa
sfoglia     aprile   <<  1 | 2 | 3  >>   luglio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Barletta, le antiche nobiltà
Barletta, stemmi
Barletta story
La disfida di Barletta
Profilo editoriale
Barletta, pillole di storia moderna
Le pietre "nobili": gli stemmi presenti a Barletta .

VAI A VEDERE


CERCA