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Diario


10 maggio 2007

LO STEMMA DELLA CITTA' DI BARLETTA

L’arma civica della città di Barletta, di origine antichissima, era già ben visibile sulla facciata del Sedile del Popolo, costruito nel 1400.
Una leggenda popolare narra che nel 1093, durante un assalto saraceno, un certo Roberto, Signore della città, combattendo valorosamente contro le truppe avversarie uccise con le proprie mani il capo degli invasori e, nel rientrare vittoriosamente in città, ripulì la sua mano, ancora intrisa di sangue, sullo stipite della porta delle mura lasciandovi impresse quattro strisce rosse che in seguito sarebbero diventate l’emblema cittadino.
Barletta fu dichiarata Città dal re Ruggiero il Normanno che concesse all’arma civica lo stemma coronato; successivamente re Ferrante d’Aragona, con diploma del 9 agosto 1473, fece aggiungere allo stemma della città le due lettere F. B. (Fedelissima Barletta ) in segno di riconoscimento per la fedeltà dimostrata dalla città al suo regno.
Il Decreto di Riconoscimento dello stemma comunale, datato 9 marzo 1935, attualmente conservato nel Museo Civico, conferma a Barletta il titolo di Città senza riprendere le due lettere F. B.; nello stesso decreto è descritto anche il Gonfalone, altro emblema ufficiale della città, usato nelle cerimonie ufficiali.
Con D. P. R. datato 8 maggio 1998, a Barletta è stata conferita la Medaglia d’oro al merito civile con la seguente motivazione: Occupata dalle truppe tedesche all’indomani dell’armistizio, la città di Barletta si rese protagonista di una coraggiosa e tenace resistenza. Oggetto di una feroce e sanguinosa rappresaglia, contò numerose vittime tra i militari del locale presidio e i civili che, inermi e stremati dalle privazioni, furono in molti casi passati per le armi sul luogo ove attendevano quotidiane occupazioni. Splendido esempio di nobile spirito di sacrificio ed amor patrio.
Inoltre, il 7 luglio 2003 la Città di Barletta è stata insignita anche della Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione: L'8 settembre 1943, il presidio di Barletta, modestamente armato, ma sorretto dallo spontaneo e fattivo sostegno dei cittadini, volle proseguire sulla via dell'onore e della fedeltà alla patria, opponendosi strenuamente alle agguerrite unità tedesche e infliggendo loro notevoli perdite. Soltanto il 12 settembre, dopo l'arrivo di soverchianti rinforzi tedeschi, il presidio, provato dalle perdite subite e sotto la minaccia della distruzione della città, fu costretto alla resa. Le truppe nemiche, occupata Barletta, per ritorsione trucidarono barbaramente 13 inermi cittadini che unirono così il loro sacrificio al valore dei militari in un comune anelito di libertà. La città di Barletta, fulgido esempio delle virtù delle genti del meridione d'Italia, consegna alle generazioni future il testimone dei valori scaturiti dalla rinascita della patria e dalla conquista della democrazia e della pace. Barletta 8-13 settembre.




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10 maggio 2007

Stemma di Barletta




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10 maggio 2007

BARLETTA: LE ORIGINI

I reperti archeologici emersi recentemente dagli scavi effettuati intorno alla Cattedrale di Barletta testimoniano antiche presenze riconducibili al III – IV sec. A.C., avvalorando l’ipotesi di alcuni studiosi locali, per es. il Loffredo, che indicano un primordiale insediamento urbano con la venuta dei “Bardei”.
Finora l’unico reperto documentale che attesta l’esistenza di Bardulos come agglomerato urbano resta quindi la “Tabula Peutingeriana” risalente intorno al IV sec. D. C.
Lo storico Francesco Paolo de Leon, nel suo manoscritto datato 1769, afferma quanto segue:
Sebbene a parer nostro sia indubitata la fondaz.ne del porto fatta dà Canosini in q.a spiaggia, come appare dall'autorità di Strabone, pure ancorchè vogliasi avere per nulla, non potrà mettersi in dubbio, che S. Savino nel V secolo vi edificò in Barletta una chiesa, la quale poi nel 493. la fece dedicare a S. Andrea Apostolo da Gelasio I., quando cioè q.o Papa era di ritorno dal Montegargano = Nam cum Barolitanam Ecclesiam dedicare in honorem S. Andreæ Apostoli decrevisset, eundem Gelasium I. Papam ad se adventare regavit, quod et factum est (a)=. Se dunque S. Savino, che poi nel secolo VI. fu Vescovo di Canosa, vi fece nel 493. consacrar la chiesa da lui fondata, certo che la potè cominciare a fondare nel 480: e sé nel 480 S. Savino vi edificò la chiesa di Barletta, dunque nel 480 già Barletta vi era; dunque non è Barletta di così recente origine, quale se la credono q.i scrittori. Torto più che se tal chiesa meritò essere consacrata da un Papa, il quale fece tal viaggio coll'accompagnamento di S. Ruggiero Vescovo di Canne, di S. Lorenzo Vescovo di Siponto, di S. Riccardo Vescovo di Andria, come lo testificano gli officj di q.i Santi, certam.te che q.a chiesa non doveva essere piccola, ed una chiesa grande e ben formata non merita essere edificata in un casale, ma in una Terra qualificata, la quale già fosse erudita nella fede di G.Cristo.




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10 maggio 2007

Lo sviluppo

Il lento e inarrestabile declino di antiche città come Canne e Canosa favorì nel corso dei secoli lo sviluppo della fascia costiera adriatica (Sipontum-Salapia-Bardulos-Turenum-Barium) che costituì ben presto un fenomenale scambio di idee, concezioni ed esperienze con il vicino Oriente e un fenomenale “ponte” tra le due diverse culture.
La distruzione di Bari per mano di Guglielmo il Malo avvenuta nel 1156 e l’inizio del movimento crociato collocò la Città di Barletta al centro di un intenso traffico da e per la Terra Santa comportando uno sviluppo socio economico che determinò una progressiva espansione urbana rendendo Barulum la principale città dell’Apulia settentrionale.




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10 maggio 2007

Barletta: Caput regionis speculum provinciae

Al vigoroso risveglio religioso provocato dalle crociate conseguì la decisione dei principali Ordini cavallereschi di scegliere Barletta come loro sede regionale; vi si stanziarono infatti i Cavalieri del Santo Sepolcro, i Gerosolimitani, i Templari e i Teutonici.
Con diploma dell’aprile 1190, Re Tancredi, normanno, dichiarò Barletta “Città Regia”; questo privilegio, che fu conservato attraverso i secoli, impedì che la città fosse sottoposta a signoria feudale e per la stessa ragione Barletta beneficiò di non poche e particolari concessioni.




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9 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI FEDERICO II.

La dinastia sveva aveva creato un sistema di governo destinato ad estendersi in tutta Italia.
Federico II aveva distrutto i privilegi dei signori feudali e le autonomie dei Comuni; sindaci, funzionari e alti magistrati erano nominati direttamente da lui e solo a lui rispondevano, senza intermediazione di altri poteri.
Il grande sovrano aveva inventato il Catasto con cui controllava le proprietà e i redditi e li tassava; aveva inoltre pianificato l’economia regolando con ferma autorità prodotti, consumi e prezzi.
La sua corte, formata solo da uomini di legge, di scienza e di cultura, fu di esempio a quelle dei Signori del Rinascimento.
Con lo spostamento della sua regalis sedes inclita imperialis a Foggia, per essere più vicino al nord Italia e alla sua Germania, Federico II venne nella nostra città in diverse circostanze poiché, se la reggia di Foggia rappresentava il punto di ritorno dei suoi numerosi viaggi, Barletta rappresentava un importante riferimento amministrativo del regno; infatti alcuni dei più importanti avvenimenti legati all’attività del sovrano avvennero proprio nella città di Barletta ove fu solennemente annunciata la VI crociata e ove, anni dopo, furono apportate delle sostanziali modifiche alle Costituzioni Melfitane.




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9 maggio 2007

"L'aquila" simbolo della dinastia sveva. Castello di Barletta.




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9 maggio 2007

Le presenze a Barletta di Federico II.

Le fonti documentali che attestano la presenza di Federico II a Barletta sono così ripartite: il 22 maggio del 1222; il 25 dicembre 1226 in occasione del S. Natale; nell’estate del 1227; il 26 marzo (Pasqua) e il 15 aprile 1228 in occasione della grande Dieta sulla piazza del castello; nel maggio, giugno, luglio e nell’agosto del 1229; nel 1231; il 26 gennaio 1233; il 25 e 29 gennaio 1235; il 10 ottobre 1242; il 19 ottobre del 1246 in cui avvenne il famoso Colloquium generale.
Da questi documenti si evince anche l’importanza che il castello di Barletta andava assumendo; infatti, secondo un’ipotesi formulata dallo storico barlettano Loffredo, si ritiene probabile che una primitiva fortificazione fosse presente sull’area attuale già intorno alla metà dell’anno 1000 poiché era consuetudine dei Normanni di consolidare le conquiste effettuate munendo di torri e mura le città occupate.
Pur mancando documenti storici utili per valutare l’entità degli interventi costruttivi, è certo l’apporto degli architetti di Federico II con una testimonianza concreta data dalla presenza di un originale corpo di fabbrica a sud est del piazzale d’arme e da due stemmi con l’aquila sveva, simbolo di insegna imperiale, che ci riportano al periodo storico legato alla dinastia sveva.
Le insegne reali sveve presenti nel castello di Barletta sono ben visibili nelle due lunette della parete a destra del piazzale d’arme e nel corpo di fabbrica retrostante.




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9 maggio 2007

Corpo fabbrica "svevo". Castello di Barletta.




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9 maggio 2007


Federico II dispose anche il rafforzamento della cinta muraria a difesa e sicurezza della città.
In quel periodo le mura primitive erano circoscritte al rione della marineria che rappresentava la parte più antica della città e si estendevano sino all’antica rocca, già trasformata in un castello massiccio e quadrato con fossato e ponte levatoio, ed erano dotate di due porte: Porta Castello e Porta del Mare (attuale Porta Marina). Tra gli anni 1215-1228 Porta Castello, antistante al maniero, fu eliminata e in sostituzione fu edificata Porta S. Leonardo, verso Trani e Andria, mentre Porta del Mare fu rafforzata. Per quanto concerne Porta S. Leonardo, questa fu rafforzata numerose volte, restaurata nel 1793 ed infine demolita nel 1925.




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9 maggio 2007

Porta S. Leonardo, Barletta. Antica stampa.




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9 maggio 2007


Federico II ammise nei Parlamenti generali l’intervento dei rappresentanti delle città regie, tra cui Barletta (Città Regia significava: libera da ogni vincolo feudale).
In quel periodo il ruolo sociale, economico e politico della città divenne molto importante. Alcuni nobili barlettani ottennero cariche importanti, tra cui bisognerà ricordare Andrea Bonello avvocato fiscale presso la Magna Curia di Napoli e Angelo Della Marra giurista della Schola Ratiocinii (l’equivalente della Corte dei Conti), con sede in Barletta. Il sovrano svevo mostrò sempre una spiccata benevolenza verso l’Ordine dei Teutonici di Barletta, poiché i fondatori di quella domus risultavano dei veri e propri germanici.
La casa dei Teutonici di Barletta assunse grande importanza già dal 1202 quando diventò sede della Casa generalizia regionale e del Magnus Praeceptor-Theutonicorum Apuliae.
Il momento di massimo splendore (in potenza e ricchezza) avvenne proprio sotto l’egemonia del Gran Maestro Ermann von Saltz, che affidò la conduzione della domus barlettana a fra’ Corrado di Basilea.
La fioritura della sede barlettana fu in stretta correlazione col prestigio acquisito dall’Ordine sotto Ermann von Saltz; infatti tutte le donazioni e gli acquisti più importanti risalgono al periodo tra il 1224 e il 1233, con un boom evidente verso il 1227, anno in cui si preparava la crociata, per cui ne conseguì un intenso sviluppo degli scambi commerciali che consentì a Barletta di superare per importanza la casa dei Teutonici di Brindisi e diventare la sede centrale del baliato di Puglia.
Deceduto a Salerno il 20 marzo 1239, per suo espresso desiderio, egli fu sepolto a Barletta; la cronaca dell’Ordine Teutonico, redatta nel 1326, attesta infatti: sepultus est in Barleto.
Il luogo preciso della sepoltura di Ermann von Saltz non viene indicata da nessuna fonte, ma è verosimile che ciò sia avvenuto presso la chiesa di S. Tommaso in quanto appartenente all’Ordine Teutonico.
Secondo la testimonianza di un documento del 1208 la chiesa e l’annesso ospedale dei Teutonici a Barletta erano ubicati fuori le mura della città e più precisamente nel borgo S. Giacomo; tale borgo, per tutto il Medioevo fuori dalle mura, fu inglobato nella nuova cinta muraria della città soltanto nel periodo spagnolo.
Il luogo della sepoltura del Gran Maestro non è stato mai individuato nonostante le ricerche di alcuni studiosi dell’Ordine Teutonico come G. J. De Wal e Bruno Schumacher e di altri appassionati studiosi di storia locale.




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9 maggio 2007

Ordinanze regie di Federico II per la Città di Barletta.

• Ottobre 1204
Da Palermo, quando aveva appena 9 anni, Federico II in veste di re di Sicilia ratifica all’Ordine dei Teutonici di Barletta il conferimento della chiesa e del monastero di S. Tommaso, unitamente alla concessione delle vigne, di un orto (zona paludi) e di un forno presso la casa di un certo Riccardo Brittoni; inoltre il re donò ai fratelli dell’Ordine una terra del demanio regio ubicata oltre il ponte dell’Ofanto (terram demanii nostri, quae est ultra pontem Aufidi).
• Luglio 1215
Appena incoronato ad Aquisgrana re dei Romani, il sovrano conferma ai Teutonici di Barletta tutte le concessioni che in precedenza erano state rilasciate dal padre Enrico VI.
• 5 febbraio 1222
Grazie all’interessamento adottato dal Gran Maestro Ermann von Saltz, suo fedele consigliere, l’imperatore ratifica la legittimità di alcuni possedimenti dei Cavalieri Teutonici di Barletta sui quali erano sorte gravi controversie.
• 25 aprile 1228: Dieta di Barletta
Federico II convoca nel castello di Barletta nobiltà, clero, dignitari e funzionari di corte per annunciare la VI Crociata, che in seguito sarà soprannominata “Crociata degli Scomunicati” perché all’indomani dell’ennesima scomunica (Gregorio IX nel giorno del Giovedì Santo, Federico era a Barletta, tenne un discorso molto duro in S. Pietro contro l’imperatore).
I delegati convenuti in Barletta erano talmente numerosi da rendere quasi insufficiente, per contenerli, il pur ampio atrio del castello e in tale circostanza l’imperatore impartisce le direttive per la gestione dell’impero nel periodo della sua assenza: il duca di Spoleto, Rinaldo di Urslinger, viene nominato reggente del regno e il conte Adenolfo d’Aquino gran giustiziere di Sicilia.
Federico non trascurò l’ipotesi di poter morire in Terra Santa e perciò fece pubblico testamento nominando il figlio primogenito Enrico (figlio di Costanza d’Aragona), re di Germania e il neonato Corrado (figlio di Jolanda di Brienne), re di Sicilia.




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9 maggio 2007

Il sigillo di Federico II.




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9 maggio 2007


• Dicembre 1234: Fiera dell’Assunta
L’imperatore svevo concede la Fiera di mezz’agosto, l’ottava di tutto il regno, da celebrarsi dall’8 sino al giorno della festa dell’Assunta.
Questo rappresentava un avvenimento molto importante poiché, oltre alla presenza di mercanti d’ogni luogo (in particolar modo fiorentini e veneziani), permetteva di dimezzare o di annullare i dazi e le gabelle e di intensificare gli scambi commerciali, consentendo un ulteriore sviluppo alla città di Barletta.
Questo risultato fu ottenuto grazie all’interessamento del nobile barlettano Angelo della Marra.
• 19 ottobre 1246: Solemne colloquium
In quella data Federico II convoca, nel castello di Barletta, un’assemblea generale dei più alti funzionari dello Stato con l’intento di promulgare alcune importanti leggi; il castello non era nuovo ad avvenimenti del genere in quanto in precedenza numerose altre riunioni si erano svolte, sia per la celebrazione di importanti manifestazioni che per il solenne annuncio di iniziative del sovrano.
Il colloquium fu un appuntamento amministrativo molto importante per il regno; nel complesso legislativo, denominato Constitutiones Occupatis e diviso in tre parti, si segnala una evoluzione rispetto alle fondamentali Constitutiones Melphitanae del 1231 e, nella prosa, è ravvisabile lo stile involuto di Pier delle Vigne. Con il pacchetto di norme licenziate a Barletta, l’imperatore svevo completa il disegno dello Stato fortemente accentrato, accentua il controllo sulla feudalità, completa l’organizzazione capillare dell’apparato burocratico, nel quale giustizieri e giudici, notai e camerari, castellani e portolani, procuratori e baiuli sono gli esecutori della volontà di un sovrano autoritario e accentratore, strumento che consente all’imperatore di consolidare la monarchia feudale ereditata dai Normanni.
Quella di Barletta è anche l’ultima importante legislazione di Federico II; gli avvenimenti incalzeranno in maniera tumultuosa sino alla malattia e alla morte nella dimora di Castel Fiorentino.
• 26 luglio 1250
Cinque mesi prima della sua morte, l’imperatore dimostra la propria benevolenza verso la chiesa del S. Sepolcro di Barletta; in quella data, dal castello di Lagopesole, Federico II si raccomanda a Gervasio di Martina, giustiziere di Capitanata, di non intralciare l’attività dell’ospedale del S. Sepolcro di Barletta.




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9 maggio 2007

Testimonianze storiche

Nella cappella del castello di Barletta è gelosamente custodito l’unico busto marmoreo esistente al mondo e attribuito dagli studiosi al grande imperatore Federico II. Esso è scolpito su di un unico blocco calcareo, alto m.1,16; il busto è privo di braccia e risultano danneggiati il naso e la bocca, con piccoli buchi di proiettili che hanno sfaldato il centro della fronte e la mascella. La testa raffigurante il grande sovrano è cinta dell’alloro cesareo mentre una fibula trattiene sulle spalle un piccolo manto; il viso magro e scavato rappresenta Federico II probabilmente nell’ultimo periodo della sua breve ma intensa vita.




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9 maggio 2007

Busto di Federico II. Castello, Barletta.




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9 maggio 2007


Il ritrovamento avvenne in maniera del tutto fortuita, in contrada Casalonga, terreno di pertinenza della città di Barletta. Protagonista del ritrovamento fu Mons. Giuseppe D’Amato, noto studioso, raccoglitore e cronista di patrie memorie.
Nel 1953, alcuni studiosi tedeschi venuti a Barletta attestarono che la statua fosse l’immagine del grande imperatore svevo Federico II di Hohenstaufen; l’autenticità della statua venne confermata dal Direttore del Museo di Bonn, venuto sul posto assieme ad una apposita commissione, dichiarando che si trattava dell’unico esemplare esistente al mondo. Altra conferma giunse dal Direttore dell’Accademia Tedesca in Roma, Deutsches Harcheologisches Istitut.
Nei mesi di luglio-agosto 1968, a testimonianza di universale riconoscimento, il prezioso mezzobusto di Federico II fu inviato alla Mostra Internazionale dell’Arte Medioevale, tenutasi a Parigi, nel celebre Museo del Louvre.




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8 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI CARLO I D'ANGIO'

All’inizio della dominazione angioina si affacciarono sui mercati meridionali i ricchi mercanti e i banchieri fiorentini che, già finanziatori della Santa Sede, fornirono un appoggio economico alla Casa angioina nella lotta contro gli ultimi Svevi. Di conseguenza, anziché ripagare in denaro contante gli enormi prestiti concessi dai banchieri fiorentini, oltre all’appoggio per favorire sul piano politico la vittoria della fazione guelfa a Firenze, i sovrani angioini cedettero una grossa parte del monopolio delle vendite su alcuni beni di prima necessità, in particolare grano e sale, che in precedenza erano appannaggio della Casa regnante.
Le società fiorentine ebbero nel nostro territorio agenti di commercio in contatto con la sede principale e ne conseguì che Barletta fu tra le dieci città europee dove tutte le grandi compagnie fiorentine tennero insieme le loro succursali e che costituirono i “dieci punti cardinali del commercio fiorentino”; le altre città europee erano Bologna, Genova, Napoli, Perugia, Venezia, Avignone, Bruges, Londra e Parigi.
Nel 1268 il sovrano, consentendo ad suplicationem hominum Baroli, concesse l’ampliamento delle mura per includere le zone di nuova espansione della città.
Con il progetto di prolungamento delle mura, finalizzato per inglobare il borgo della chiesa del S. Sepolcro, fu aperta una nuova porta: Porta Croce o S. Sepolcro, dal popolo detta “la vucciaria”, cioè beccheria. Porta Croce, riedificata poi nel 1840 su disegno del barlettano Francesco Sponzilli, fu demolita nel 1863-64.




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8 maggio 2007

Disegno di Porta Croce.




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8 maggio 2007


L’importanza della città di Barletta e del suo castello, sempre presente negli episodi di quel tormentato periodo, trova conferma già il 20 aprile 1269 quando Carlo I d’Angiò decise di intervenire con alcune opere di ristrutturazione, ampiamente documentate, che arrivano sino al 6 maggio 1282, ingiungendo anche ai cittadini di partecipare alle spese.
In quegli anni fu ristrutturato il corpo di rappresentanza regia, il palazzo regio e fu costruita la cappella; per la direzione di queste opere fu designato l’architetto militare Pietro d’Angicourt.
Oltre all’ampio carteggio già citato riferito ai lavori effettuati nel castello, un grande stemma appartenente alla Casa d’Angiò testimonia in esso l’occupazione della dinastia angioina. Questo stemma è incastonato orizzontalmente nella bocca della cannoniera del bastione sud-est (denominato dell’Annunziata) del castello.




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8 maggio 2007

Stemma reale di Carlo I d'Angiò.




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8 maggio 2007


Con una serie di decreti emanati nel 1269 Carlo I d’Angiò concesse al priore dell’Ordine Gerosolimitano di Barletta di esportare derrate alimentari (frumento, orzo, legumi e sale) con esenzione da imposte doganali e da dazi; questi privilegi costituivano condizioni indispensabili per la crescita del potere economico del Priorato della città il quale, dopo la distruzione di Bari avvenuta nel giugno del 1156 ad opera di Guglielmo il Malo divenne ben presto il priorato pugliese più importante. La casa ospedaliera gerosolimitana di Barletta era ubicata sul sito dove attualmente sorge il complesso edilizio Solemar,.
Le crociate rappresentarono per il priorato di Barletta un’occasione di straordinario fervore economico e il nostro porto, grazie a questi intensi traffici, fu considerato stazione di prim’ordine per l’Oriente; i cavalieri gerosolimitani svolgevano inoltre lucrose attività bancarie gestendo e custodendo anche cospicui depositi in denaro e in gioielli appartenenti ai sovrani. Dopo la caduta di S. Giovanni d’Acri i traffici commerciali gestiti dai Giovanniti scomparvero quasi del tutto ma, il 6 maggio 1312 la casa gerosolimitana si arricchì ulteriormente in quanto incamerò tutti i beni confiscati all’Ordine dei Templari in seguito alla persecuzione voluta dal re di Francia Filippo il Bello e il compiacente pontefice Clemente V. La casa degli ospedalieri di Barletta diventava così il priorato meridionale più importante fra i sette della Veneranda Lingua d’Italia: precedeva Capua e Messina ed era preceduta da Roma, Milano, Venezia e Pisa.




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8 maggio 2007

L'apertura della Zecca a Barletta.

L’apertura della Zecca a Barletta costituisce la conferma dell’importanza acquisita dalla città in quel periodo.
Il merito di questo importante risultato, oltre ad altri numerosi privilegi ottenuti per la città, è da attribuire all’autorevole presenza nella corte angioina del barlettano Gezolino Della Marra il quale fu uno dei funzionari contabili più abili nell’amministrare i proventi e i beni di Carlo I d’Angiò.
Gezolino Della Marra, figlio di Angelo, Giudice Razionale sotto il regno svevo di Manfredi, preferì l’adesione immediata al re guelfo Carlo I d’Angiò il quale, resosi conto delle sue grandi capacità in fatto di contabilità e amministrazione dell’azienda dello Stato, gli riconfermò l’incarico.
Affinché fosse universalmente riconosciuta la sua dominazione, re Carlo d’Angiò decise di sostituire le monete sveve, sino ad allora in circolazione, con i reali, mezzi reali e tarì d’oro; in quella circostanza l’abile sagacia di Gezolino Della Marra e la sua indiscutibile importanza nella corte angioina convinse il monarca ad istituire nella città di Barletta (oltre a quella di Messina) la Zecca per la coniazione delle nuove monete che fu istituita con editto del 15 novembre 1266.
L’importante presenza della Zecca a Barletta durò solo 12 anni coincidendo con l’apertura della Zecca in Castel Capuano a Napoli, stabilita con regia disposizione il 14 aprile 1278, e con la coniazione della nuova moneta d’oro, il famoso carlino.
Con la sua riconosciuta autorità Gezolino impedì che anche Barletta, come altre città vicine, insorgesse contro le milizie angioine durante l’insurrezione del 1268 propugnata da Corradino di Svevia, salvando la città da ben più atroci sofferenze che non le gravose tasse fino allora esposte.




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8 maggio 2007

Stemma famiglia Della Marra. Barletta, palazzo omonimo.




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8 maggio 2007

Barletta, città dallo straordinario fervore socio-economico.

A partire da quella data, in base alle mire espansionistiche angioine, si ordinò anche l’ampliamento del porto di Barletta e dei suoi cantieri navali per disporre di una flotta navale adeguata agli intensi traffici commerciali con l’Oriente.
In quel periodo gli artefici di queste importanti operazioni erano i cavalieri Templari e i Gerosolimitani, spesso in contesa tra di loro, che avevano intrapreso un florido rapporto tra Barletta e S. Giovanni d’Acri in Terra Santa. Le derrate alimentari (orzo e grano) insieme al sale, l’olio e il vino, costituivano una attività molto redditizia che, oltre ad avvantaggiare la potenza economica di quegli ordini, contribuirono allo sviluppo economico della città.
Il ruolo di importanti funzionari barlettani nel Consiglio di Corte instaurato dal sovrano per la formazione di suo figlio Carlo II, quale Vicario ed erede del reame, era tanto rilevante che su sette componenti, tre erano barlettani (Andrea Rufolo, Bartolomeo e Andrea Bonello).
Durante la dominazione angioina l’ufficio fiscale preposto per la riscossione delle imposte indirette era il Regio Secreto che, unito all’ufficio del Regio Maestro Portulano (che aveva la direzione delle dogane), si occupava dei traffici e dei diritti portuali.
In questo periodo tutto il regno di Napoli era diviso in quattro Secretie: Principato con Terra di Lavoro e Abruzzi, Puglia, Calabria e Sicilia. La Secretia più importante e che durò più a lungo fu quella di Puglia con le province di Bari e Capitanata.
In un documento datato 17 agosto 1272, ricavato dai registri del governo di Carlo I d’Angiò, si specificano in modo particolare le entrate del detto ufficio che comprendevano i proventi di bajulazione, le dogane, le gabelle, i fondaci, le esiture di cacio, olio, carne salata, diritti di stadera, sego, sale, ferro, acciaio, pece, seta, coltelli, falsi pesi, misure, giochi d’azzardo fatti di giorno, pennoni e bandiere.
La Secretia veniva ceduta dal sovrano in appalto o in fitto e diversi esponenti della nobiltà barlettana, favoriti dall’importanza della città e dalla sua intensa attività portuale, si inserirono come reggenti di questo importante ufficio.
Nel 1268 risultano reggenti ad cabellam (in appalto) i nobili barlettani Barnaba de Riso e Filippo Maresca; nel 1269-70 i R. Portulani di Barletta erano addirittura sei e cioè: Guillelmus de Caroangelo, Riccardus Bonellus, Matheus de Martino, Ursone Castaldus, Andrea de Comestabulo e Tancredus de Sansone, mentre il Regio Secreto del 1270 fu Nicola Acconzaico.
Alcuni storici sostengono che il Portulano dimorasse in Barletta dal periodo angioino, ma il più delle volte la sede si trovava a Napoli e nelle città marittime di Puglia; con gli aragonesi la sede di Barletta diventerà permanente.
Nel 1276, il noto giureconsulto barlettano Rinaldo Cognetta mise per iscritto le Consuetudini e leggi municipali di Barletta, ottenute in precedenza dai re Normanni, che furono approvate dagli Angioini; grazie alla sua opera il prezioso patrimonio di tradizioni giuridiche che la città possedeva non andò disperso.
Le consuetudini barlettane furono compilate in epoca anteriore a quelle più famose di Bari, Amalfi e Napoli.




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8 maggio 2007

La traslazione delle sacre spoglie di S. Ruggiero, Patrono della Città di Barletta.

Sempre nel 1276, durante il regno di Carlo d’Angiò, avvenne la traslazione delle sacre spoglie di S. Ruggiero da Canne a Barletta. Nato nella zona cannese di Pietra Borgo tra il 1060-1070 Ruggiero, già Diacono per le sue virtù, fu acclamato Vescovo di Canne a voce di popolo e di clero nel 1090 circa.
Per santità di vita e per impegno pastorale entrò subito nella leggenda e fu elevato agli onori degli altari pochi anni dopo la sua scomparsa avvenuta presumibilmente il 30 dicembre 1129. Le sacre spoglie mortali furono conservate in un sepolcro collocato nella cattedrale di Canne e vi rimasero per circa 150 anni.
Causa la distruzione di Canne, seguita da un esodo dei cittadini verso la vicina Barletta, la chiesa cannese, ormai semidiroccata, fu varie volte esposta ai ladri e conseguentemente clero e popolo barlettano, guidati dall’arciprete Paolo della cattedrale di Barletta, il 27 aprile 1267, trafugarono le reliquie di S. Ruggiero assieme ad altri oggetti sacri che sistemarono nella chiesa di S. Maria Maggiore in Barletta.
Questo avvenimento suscitò una forte reazione da parte del vescovo di Canne Teobaldo che fece ricorso al Sommo Pontefice il quale ordinò un’inchiesta che si risolse in un nulla di fatto; le sacre ossa di S. Ruggiero nel frattempo furono traslate nottetempo e con la massima segretezza nel monastero delle Benedettine Celestine, annesso alla chiesa di S. Stefano Protomartire, e nascoste in luogo sicuro.
Col passare degli anni, cessato il timore di una nuova trafugazione e incrementandosi il culto verso il Santo, le sacre spoglie furono sistemate nella suddetta chiesa che prese il suo stesso nome.
Diversi documenti della fine del XVI secolo attestano S. Ruggiero Patrono della città di Barletta; nel 1736 il popolo, in ringraziamento verso il Santo Patrono per aver liberato la città dalla peste, eresse un busto d’argento ancora oggi venerato con intensa devozione da migliaia di fedeli.




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8 maggio 2007

Ordinanze regie di Carlo I d'Angiò per la Città di Barletta.

• Con ordinanza del 15 novembre 1266 Carlo I d’Angiò istituisce la Zecca di Barletta; sarà operativa per 12 anni, come succursale della Zecca di Brindisi, da cui furono fatti venire gli zecchieri; funzionò sino al 1278 lavorando solo monete d’oro: reali, mezzi reali e tarì.




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8 maggio 2007

Il Reale, moneta di Carlo I d'Angiò coniata nella Zecca di Barletta.




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8 maggio 2007


• Il re angioino, con diploma del 5 luglio 1267, reintegra nell’Ufficio di Protontino (Sovrintendente delle navi e degli equipaggi in Barletta e Monopoli) e nel godimento della gabella sulla macellazione il barlettano Filippo Santacroce, in precedenza esiliato dagli Svevi; inoltre il sovrano gli concesse anche la Signoria di Candela e Montemilone e un palazzo in Barletta.
Il Santacroce fu anche chiamato a far parte del Consigli del re ma, nel 1270, sospettato di infedeltà nel preparare la flotta di Puglia contro l’imperatore di Costantinopoli, gli venne inflitta una severa condanna per cui ne morì di dolore. Due anni dopo, riconosciuta l’innocenza del Santacroce e riabilitata la sua memoria, furono restituite le Signorie e gli Uffici paterni al figlio Angelo.
• Impegnato ad annullare e a vanificare tutte le realizzazioni dell’odiata dinastia sveva, Carlo I d’Angiò ordina la consacrazione della basilica di S. Maria Maggiore che fu benedetta il 17 dicembre 1267 da Randolfo, vescovo albanese legato alla Santa Sede (il sovrano considerava nulla la cerimonia di consacrazione della chiesa avvenuta nel 1262 sotto il regno di Manfredi poiché era stato scomunicato dal papa Clemente IV).
• Nel 1273 Carlo I d’Angiò, consapevole di un’altra importante funzione del priorato di custodire depositi di somme di denaro, affida al priore di Barletta una ingente quantità di once d’oro da consegnare all’ammiraglio della flotta angioina per il pagamento delle truppe militari.
• Il 18 agosto 1273, in seguito a numerose controversie circa la delimitazione dei confini delle rispettive proprietà tra cives barolitani e cannenses, il re Carlo ordina al giustiziere di Terra di Bari e al portulano d’Apulia di preparare un’indagine topografica che risalisse fino all’epoca della dinastia sveva.
L’indagine topografica sui tenimenti di Barletta e Canne, ordinata da Carlo I d’Angiò, trovò la sua prima applicazione vent’anni dopo quando il figlio Carlo II, con diploma del 4 luglio 1294, decretò l’unificazione dei due territori accogliendo le rimostranze di tanti barlettani proprietari di terreni e masserie sul territorio cannense. L’unione territoriale fra Barletta e Canne fu consacrata con atto regio del 12 aprile 1303 e per togliere ogni dubbio e incertezza il sovrano ordinò la demarcazione dei due primitivi confini con termini lapidei. Sebbene il nuovo comprensorio avesse assunto la denominazione di Barulum, i due territori restarono distinti sul piano fiscale, in quanto gravati da tasse separate, oltre che sul piano ecclesiastico poiché la Diocesi di Canne continuò a funzionare fino al 1455 quando il papa Callisto III unificò il titolo di Canne a quello dell’Arcivescovado nazareno che si era trasferito a Barletta dalla Palestina fin dal 1237.




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