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La disfida di Barletta


19 aprile 2007

ACCADDE NEL 1503

I rapporti tra Ferdinando d’Aragona, detto il Cattolico, con la Città di Barletta furono molto intensi anche se il sovrano spagnolo non mise quasi mai piede nelle nostre terre.
Sotto il suo regno si verificarono tanti avvenimenti che riguardano direttamente e indirettamente la nostra città, ma l’episodio di gran lunga più importante di quel periodo è rappresentato dalla famosa e mai dimenticata “Disfida di Barletta”.




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19 aprile 2007

Cartolina amatoriale del Cinquecentenario realizzata da Francesco Pinto.




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19 aprile 2007

LA DISFIDA DI BARLETTA: l'avvenimento.

La Disfida di Barletta è un episodio del 1503, svoltosi nel periodo di guerre tra Spagna e Francia per il possesso dell’Italia meridionale.
I fatti accaduti sono ormai noti a tutti: mentre il sovrano di Francia Luigi XII e Ferdinando il Cattolico, re di Spagna, cercavano un accordo nel castello di Blois, a Barletta e dintorni i due eserciti contendenti si confrontavano tra assedi, imboscate e tornei ai rispettivi ordini di Luigi d’Armagnac, duca di Nemours, comandante supremo dell’esercito francese e dello spagnolo Consalvo da Cordova detto il Gran Capitano.
In una delle tante scaramucce fra i drappelli delle diverse fazioni un manipolo di soldati francesi, tra i quali militava anche il valoroso Charles de La Motte, furono fatti prigionieri; condotti a Barletta furono portati al cospetto di Consalvo da Cordova che si complimentò con il capo del drappello spagnolo don Diego de Mendoza. Il giorno dopo fu preparato un banchetto per onorare i francesi prigionieri secondo le regole della cavalleria; discutendo dei combattimenti che si svolgevano quotidianamente in Puglia tra francesi e spagnoli, il Mendoza sostenne anche una spiccata ammirazione per il valore dei cavalieri italiani al soldo degli spagnoli. Il signor de La Motte, con parole sprezzanti, affermò che gli italiani trattavano le armi senz’arte e senza fede e che i francesi in ogni scontro li avevano sempre vinti e dispersi.
Alla stessa mensa sedeva Inigo Lopez d’Ayala, leale e valoroso capitano spagnolo il quale, poiché aveva a lungo militato con gli italiani nell’esercito dei re aragonesi di Napoli, affermò che il valore dei cavalieri italiani era quantomeno uguale a quello dei cavalieri francesi, e che tempo prima il cavaliere italiano Ettore Fieramosca, pur sfidando a regolar tenzone il francese Formans de Chastillon non avesse ricevuto nessuna risposta. Mostrandosi meravigliato il de La Motte promise che appena pagato il riscatto e tornato nel suo accampamento avrebbe trovato non uno ma dieci francesi pronti a combattere contro altrettanti cavalieri italiani. E così avvenne: tornato a Ruvo il de La Motte, ribadendo la sfida, mandò delle lettere a Barletta con i nomi già pronti dei campioni francesi. I cugini Prospero e Fabrizio Colonna, famosi condottieri da tempo al servizio delle milizie spagnole, cominciarono quindi a comporre la compagine italiana e affidarono al capuano Ettore Fieramosca il comando del drappello da contrapporre per il certame.
Seguì un ulteriore scambio di lettere tra i due capitani che si accordarono sui problemi logistici e organizzativi della sfida, sul numero degli sfidanti portati poi a tredici per parte, sulla scommessa di cento corone per ogni cavaliere, sulla scelta delle armi (una lancia e due stocchi più una scure al posto della mazza ferrata molto in uso in quel tempo) e sulla scelta del campo di combattimento che fu individuato tra Andria e Corato. Ci furono anche dei dissidi da parte italiana nell’accettare la scommessa di cento corone, fortemente voluta dai francesi. La proposta fu accettata a malincuore poiché si voleva un duello improntato solo nel rispetto del valore e dell’onore secondo le regole della cavalleria. I cavalieri italiani scelti per la disfida furono: Ettore Fieramosca, Ludovico d’Abenevole, Francesco Salomone, Guglielmo Albamonte, Romanello, Moele, Ettore Giovenale detto Peracio, Giovanni Bracalone, Marco Corollario, Mariano Abignente, Giovanni Capoccio, Riccio e Fanfulla.
I campioni francesi erano, oltre a Charles de La Motte, Jacques de La Fontaine, G. de Forses, S. de Sacet, Pierre de Liaye, N. de La Fraise, Marc de Frignes, M. de Lambrise, J. De Landes, E. de Baraut, J. de La Guignes, Grajan d’Asti e F. de Pisà. Mancava tra questi valorosi francesi il celebre Pietro di Bayard, che in quel tempo era infermo di febbre quartana. Furono designati anche i giudici di campo: per gli italiani Alfonso Lopez, Francesco Zurlo, Francesco Spinola e Diego de Vera (a quest’ultimo furono affidati in custodia le 1300 corone da dare ai francesi in caso di sconfitta). I giudici francesi erano Aimar de Villars, Lionnet de Breuil, Claudio de Montrambert ed un quarto chiamato Tonsute che si incaricò di segnare il campo con un solco e si appostò su di una tribuna allestita ai bordi del campo per sorvegliare la regolarità del combattimento.
La domenica del 12 febbraio i cavalieri italiani, accompagnati dai fratelli Colonna, dal duca di Termoli e da altri nobili, per essere più vicini al luogo di combattimento, si recarono in Andria dove assistettero nella cattedrale ad una messa solenne ufficiata dal vescovo monsignor Girolamo de Porcari.
Il giorno dopo, 13 febbraio 1503, come spesso avviene nelle pianure di Puglia, spirava un vento furioso che sollevava vortici di polvere; i due schieramenti dopo i convenevoli di rito (da notare che i cavalieri francesi arrivarono in ritardo) si trovarono finalmente l’uno di fronte all’altro.
Al segno stabilito, impugnando le lunghe lance, i contendenti si lanciarono al galoppo e al primo scontro tutti i cavalieri rimasero in sella però, mentre gli italiani erano rimasti uniti in gruppo, i francesi andarono in disordine e cercarono di raccogliersi in un angolo del campo; alcune lance erano spezzate e si mise furiosamente mano alle spade. Il francese Grajan d’Asti fu il primo ad essere sbalzato da cavallo e ferito gravemente e poco dopo, sotto l’impeto dei colpi, si arrese Francesco de Pisà ed un suo compagno.
Furono appiedati anche gli italiani Moele e il Capoccio che continuarono a combattere con furore, forse meglio che a cavallo; poi furono abbattuti i francesi La Fraise e Forses i quali, cacciati fuori dal campo, si resero prigionieri. Due cavalieri italiani (Corollario e D’Abenevole) nell’impeto di inseguire i rivali terminarono anch’essi fuori dal campo e, come nei patti, non rientrarono più. Fanfulla, Riccio e Romanello ebbero ben presto ragione dei loro avversari; poi fu la volta del superbo La Motte a cadere per terra, sopraffatto dalla furia di Ettore Fieramosca. Tra gli ultimi vi fu Pierre de Liaye che, benché accerchiato dai cavalieri italiani, tentò una strenua difesa finché i giudici, reputando ormai inutile la resistenza, intervennero con decisione salvando la vita del gagliardo combattente decretando la fine dei combattimenti.
Un allegro grido di vittoria si alzò in ogni parte del campo, coinvolgendo nobili spettatori e i cavalieri vincitori; suonarono le trombe per sancire la vittoria della compagine italiana, mentre un sacerdote francese, che durante il combattimento era rimasto inchinato per terra a pregare per la vittoria dei suoi, si allontanò piangendo e stracciandosi le sacre vesti.
I francesi, pesti, affranti e vinti furono puniti duramente anche nell’orgoglio; infatti non avevano portato il denaro della scommessa pattuita e furono perciò costretti, come prigionieri, a seguire i vincitori a Barletta e quest’altra umiliazione fu per loro maggiore della disfatta.
Il corteo dei cavalieri italiani, giunto a Barletta, fu ricevuto onorevolmente da Consalvo da Cordova e da don Diego de Mendoza, mentre i cittadini esultando con fiaccole e bandiere acclamavano i vincitori al loro passaggio. Tutti insieme poi si diressero verso S. Maria Maddalena, oggi chiesa di S. Domenico, e quivi furono ricevuti dal sindicus Tommaso Franco Bonelli e dai priores dell’università. Dalla cattedrale proveniva quindi il clero cittadino che portava in processione la Madonna dell’Assunta, che da allora fu ribattezzata Madonna della sfida.
Si racconta pure che Consalvo da Cordova, dopo aver molto lodato gli italiani, in memoria dell’avvenimento, onorò i tredici vincitori di una collana composta da tredici anelli d’oro con la facoltà di aggiungerla alle loro insegne.




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19 aprile 2007

Massimo D'Azeglio: Il romanzo

La disfida di Barletta non può essere certamente reputata un avvenimento nazionale, poiché in quel periodo l’unità italica non era ancora stata presa in considerazione ma, pur rappresentando una limitata espressione di valore personale, non potrà essere cancellato dalla storia del nostro popolo, considerando che la Storia d’Italia è stata fatta anche con scatti di rabbia e di orgoglio ferito e con episodi esaltanti che sono serviti, nel loro insieme, a tenere vivo quel concetto di nazione spesso accantonato e dimenticato. Assunta poi a simbolo del valore italico, la disfida di Barletta venne celebrata da scrittori, pittori e musicisti.
Il merito principale va attribuito allo scrittore piemontese Massimo D’Azeglio che 300 anni dopo riscoprì questo esaltante episodio nostrano romanzandone la storia e, sfruttando quel nascente spirito nazionale del nostro Risorgimento, seppe trasformarlo in un progetto di unità nazionale fino allora irrealizzato.
Tra i monumenti eretti alla Disfida vi è quello fatto elevare nel 1583 da Ferdinando Caracciolo proprio sul luogo dove avvenne la celebre contesa.
Questo epitaffio nel 1806 fu demolito dai francesi del 42° reggimento di stanza ad Andria; nel 1846 venne ricostruito in contrada S. Elia, terreno di proprietà del Capitolo Cattedrale di Trani, a forma di sepolcro romano con l’iscrizione della seguente epigrafe:


XIII FEBBRAIO MDIII IN EQUO CERTAME CONTRO TREDICI FRANCESI QUI TREDICI DI OGNI TERRA ITALIANA NELL’UNITÀ, NELL’AMORE ANTICO E TRA DUE INVASORI PROVARONO CHE DOVE L’ANIMO SOVRASTI LA FORTUNA GLI INDIVIDUI E LE NAZIONI RISORGONO.

Il 13 febbraio 1867, sindaco Nicola Parrilli, venne ordinato allo scultore Achille Stocchi il bozzetto per il monumento a memoria della disfida: Fieramosca abbatte La Motte, esposto nella cantina della disfida.
Il 17 ottobre 1880, sindaco Francesco Paolo de Leon, venne inaugurato in Barletta il monumento a Massimo D’Azeglio, a ricordo del suo popolare e patriottico romanzo “La Disfida di Barletta ed Ettore Fieramosca”; l’opera fu realizzata dallo scultore barlettano Giuseppe Manuti.




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19 aprile 2007

Inaugurazione del monumento a Massimo D'azeglio




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19 aprile 2007

Storia e tradizione

Il 13 febbraio 1903, per i festeggiamenti del quarto centenario dell’avvenimento, venne scoperta una “targa di bronzo” con l’elenco dei tredici cavalieri italiani partecipanti al mitico duello che fu posizionata all’esterno della chiesa del S. Sepolcro in corso Vittorio Emanuele.
Il 13 febbraio 1930 venne inaugurato il monumento Tempietto in piazza della Sfida di fronte alla Cantina, e quivi trasferita anche la targa con la scultura bronzea che in precedenza era stata posizionata all’esterno della chiesa del S. Sepolcro.




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19 aprile 2007

"Tempietto" dedicato alla disfida




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19 aprile 2007

Le solite "diatribe campanilistiche": i tumulti del 1931

Nel novembre dell’anno 1931, in tempi in cui patria, Italia, ed orgoglio patriottico, costituivano l’asse portante del linguaggio d’uso del regime fascista, si tentò di privare Barletta del suo patrimonio storico più importante: la Disfida.
Tra il 3 e il 10 novembre di quell’anno avvennero in Barletta dei disordini per un motivo che, all’epoca, fu definito altamente patriottico come affermarono gli stessi protagonisti della vicenda.
Tale tumulto si concluse con un triste bilancio: due morti e 17 feriti.
Per i barlettani, la Disfida rappresenta ormai un secolare orgoglio. Il fatto di essere stata teatro di un episodio illustre, tramandato in maniera leggendaria dal D’Azeglio, costituisce per l’intera cittadinanza un’eredità preziosa.
L’episodio della Disfida è stato interpretato come la prima espressione di unità nazionale; infatti la storiografia tradizionale locale afferma che, in quella occasione, per la prima volta si gridò: “Viva l’Italia”.
Ma veniamo ai fatti. La Gazzetta del Mezzogiorno, il 28 ottobre 1931, pubblicò un articolo di Sergio Panunzio, sottosegretario del Governo, molfettese, il quale difese e avvalorò la tesi di un tranese, l’avv. Gioia, che in un opuscolo aveva sostenuto che la Disfida non si era verificata a Barletta, ma sul territorio di Trani.
Panunzio e Gioia, insomma, affermarono che non si dovesse più parlare di Disfida di Barletta, ma di Disfida di ...Trani.
Che il combattimento fosse avvenuto tra Andria e Quarati, su territorio tranese, è d’altronde cosa già nota a tutti, ma fatti storicamente provati attribuivano la nascita di tale evento nella città di Barletta, in cui fu pronunciato l’atto di sfida e dove furono scelti i tredici campioni; ciò nonostante le ragioni dei barlettani non trovarono spazi sul giornale e la Gazzetta rifiutò di pubblicare le documentatissime confutazioni di due barlettani, il canonico Santeramo e l’ing. Boccassini.
In città tutto apparve chiaro. L’attacco era stato guidato dalle autorità baresi: in primis da Leonardo D’Addabbo, membro del direttorio nazionale del Partito Fascista, e da A. Di Crollalanza, ministro dei Lavori Pubblici. Il 3 novembre arrivò la conferma: a Bari era stato addirittura creato un Comitato pro - monumento della Disfida, alla cui testa c’erano proprio D’Addabbo e Di Crollalanza.
La città di Barletta, che già da tempo chiedeva un monumento alla Disfida, si trovava di conseguenza a subire questo affronto. I baresi, forti del fatto di essere capoluogo di regione, desideravano erigere il monumento della Disfida a Bari.
La situazione diventò sempre più incandescente. I barlettani scesero in piazza protestando vivacemente per non essere privati di quell’episodio, ritenuto gloria e simbolo della città.
La sera del 3 novembre i cittadini entrarono a forza nel Comune, prelevarono il bozzetto in gesso del monumento al Fieramosca (opera dello Stocchi) e lo portarono in piazza Roma, ora piazza Moro, posandolo su un piedistallo fatto di botti vuote.
Ma le autorità imposero la linea dura intervenendo con la rimozione dall’incarico del podestà barlettano Lamacchia e del segretario del Fascio ing. Boccassini che avevano già chiesto udienza al Duce. La protesta infuriò; le agitazioni si infittirono e la farsa si trasformò in tragedia. La sera del 10 novembre, il vice prefetto Vandelli, che aveva già fatto arrestare 40 squadristi, ordinò ai carabinieri, stanziati nell’edificio del Comune, di sparare sulla folla. La sparatoria sulla gente inerme durò diverse ore estendendosi anche nelle vie cittadine contro innocui passanti: due civili furono colpiti a morte. La prima vittima fu Antonia Gargarella di 21 anni, poi fu la volta di Savino Binetti, di appena 11 anni; si contarono anche 17 feriti.




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19 aprile 2007

Barletta, Piazza Roma: la protesta.




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19 aprile 2007

Barletta riconosciuta "Città della Disfida".

Questo increscioso episodio fu da parte barese manipolato come rivolta antifascista ma, dopo la consegna di tre memoriali da parte di Mons. Giuseppe Damato ai gerarchi del partito a Roma, il Capo del Governo, venuto a conoscenza della verità e della ragione di quei moti, volle zittire il malcontento cittadino con la costruzione di un impianto della conduttura dell’acqua e della fognatura, la pavimentazione di quattro strade e la promessa del monumento alla Disfida a Barletta. Tale promessa, il 14 aprile 1932, venne ratificata alla Camera dei Deputati con discorso di Sua Eccellenza Arpinati che rendeva giustizia alla città di Barletta per i suoi Moti Popolari, riconoscendo giusta la causa per cui si erano battuti.
Il 17 marzo 1937 la Cantina della Disfida fu dichiarata Monumento Nazionale e, con immenso tripudio dei cittadini, fu inaugurata il 13 febbraio 1938.




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19 aprile 2007

La cantina della disfida




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19 aprile 2007

Realtà storiche: fonti di richiamo turistico.

Il 13 febbraio 1965 avvenne la realizzazione del 1° Certame Cavalleresco della Disfida; promotori Mons. Giuseppe D’Amato e Damiano Daddato, presidente del comitato “Madonna della Disfida”, autentici protagonisti di questa iniziativa che riscosse un autentico successo di pubblico.
Finalmente, il 9 marzo 1980, venne ufficialmente consegnato alla città di Barletta il Monumento alla Disfida che fu posizionato nei giardini pubblici di piazza Castello. Si realizzava così, dopo tanti anni, con l’impegno serio e costante del Comitato promotore, una antica e nobile aspirazione del popolo barlettano gelosamente custode di questa tradizione a ricordo del glorioso evento e di ciò che tale avvenimento rappresentò nella cultura popolare del nostro Paese.
Attualmente il Monumento alla Disfida, dopo un accurato lavoro di restauro a cura dei Lion’s Club Barletta Host, per decisione municipale, è stato posizionato su di un moderno basamento eretto sulla rotonda di piazza Fratelli Cervi ove si incontrano le direttrici per le città di Trani e di Andria.
Inoltre, il 18 febbraio 1996, sulla facciata principale del Palazzo di Città è stato posizionato un suggestivo pannello di bronzo, con un bassorilievo inneggiante allo storico combattimento, opera dello scultore Angelo Canevari.




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19 aprile 2007

Monumento Nazionale della Disfida: Barletta, Piazza fratelli Cervi.




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19 aprile 2007

Bassorilievo di A. Canevari: Palazzo di Città




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19 aprile 2007

Il Certame

Da diversi anni la rievocazione storica della Disfida di Barletta, grazie agli sforzi economici ed organizzativi dell’Amministrazione Comunale, è diventata il più importante appuntamento turistico-culturale cittadino. La manifestazione, che rientra in un programma di promozione e sviluppo turistico della città, si svolge a metà settembre; tra una moltitudine di turisti vengono infatti rievocati i momenti della lettura del Cartello della Sfida, del Giuramento, della spettacolare competizione rappresentata dal Certame Cavalleresco e da un Corteo Storico composto da figuranti in rigorosi costumi d’epoca che attraversano la città tra due ali traboccanti di folla.




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19 aprile 2007

Rievocazione storica: il giuramento




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19 aprile 2007

Rievocazione storica: il combattimento




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19 aprile 2007


Tra le altre iniziative, in sintonia con la commemorazione dello storico evento, si è inserito il progetto della costituzione del Parco Letterario Massimo D’Azeglio “Ettore Fieramosca”.
Il 19 dicembre 1997, la Commissione Europea ha approvato la sovvenzione globale dei Parchi Letterari, affidandone l’attuazione alla Società per l’Imprenditoria Giovanile, alla Fondazione Ippolito Nievo e al Touring Club Italiano.
Scopo di questa iniziativa è riconoscere e valorizzare determinati luoghi descritti in un’opera di valore letterario di fama nazionale ed internazionale e incentivare l’occupazione giovanile attraverso servizi ed attività inerenti la gestione del Parco stesso.




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19 aprile 2007

Rievocazione storica: i mangiafuoco




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19 aprile 2007

I Condottieri




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19 aprile 2007

Consalvo da Cordova




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19 aprile 2007

Consalvo da Cordova

Gonzalo Fernández de Córdoba, condottiero spagnolo detto il Gran Capitano, nacque a Castello di Montilla, Córdoba, nel 1453; si distinse particolarmente nelle guerre d’Italia conquistando la Calabria (1495) e successivamente il regno di Napoli (1500-1503). Al suo nome sono legate le vittoriose battaglie contro i Francesi, combattute a Cerignola e sul Garigliano. Come riconoscimento di tanta abilità il re Ferdinando il Cattolico lo nominò duca di Andria e di Castel del Monte. Questa nomina non rimase senza conseguenze per la nostra terra, poiché suo nipote Fernandez Gonzalo II nel 1552 vendette questi due feudi a Fabrizio Carafa, conte di Ruvo, per la somma di 100.000 ducati. In seguito alla legge sull’abolizione della feudalità, emanata da Giuseppe Bonaparte nel 1806, i Carafa persero il ducato di Andria, mentre Castel del Monte nel 1876 fu ceduto da Ferdinando Carafa allo Stato Italiano per 25.000 lire. Le numerose vittorie riportate da Consalvo da Cordova crearono attorno al condottiero un grande entusiasmo e generali consensi, tanto da provocare sospetti da parte del re di Spagna di volersi impadronire della corona del regno di Napoli, cui sovrintendeva con il titolo di viceré; per questo sospetto, rivelatosi del tutto infondato, in occasione di una visita nel regno, il re Ferdinando il Cattolico, nel 1507, lo rimandò in Spagna dove morì, a Granada, nel 1515.




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19 aprile 2007

Luigi d'Armagnac, Duca di Nemours




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19 aprile 2007

Luigi d'Armagnac, Duca di Nemours

Luigi d’Armagnac, Duca di Nemours, vicerè di Francia e comandante supremo dell’esercito francese nell’Italia meridionale, cadde mortalmente ferito nella “battaglia di Cerignola”, combattuta il 28 aprile 1503.
Fu sepolto con tutti gli onori nel monastero di S. Francesco in Barletta, fuori le mura, chiesa poi distrutta nel 1528.
Nella zona archeologica di via Vitrani, in Barletta, sito ove sorgeva l’antico monastero, gli scavi hanno portato alla luce numerose lapidi di cavalieri di quel tempo, ma senza trovare traccia di quella dell’illustre duca di Nemours, probabilmente ancora sotterrata sotto le fondamenta di qualche costruzione adiacente o rimossa nell’alternarsi delle vicende storiche che si sono susseguite nei secoli.




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18 aprile 2007

Stemmi e storia dei Cavalieri Italiani




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18 aprile 2007

Ettore Fieramosca da Capua




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18 aprile 2007

Ettore Fieramosca da Capua



Figlio primogenito di un’ antica e nobile famiglia di Capua, Ettore Fieramosca o Ferramosca , nacque nel 1477.
Suo padre, Rainaldo, era conte di Mignano e signore di Roccadevandro, Camino, Galluccio, Castro, Comigliano e Rovagnano ed era sposato ad una nobildonna di casa Gaetano d’Aragona, che gli diede cinque figli.
Paggio alla corte di Ferrante I, fu anche fedele consigliere di Federigo d’Aragona; quindi entrò a far parte delle bande Colonnesi, poiché grande amico dei due condottieri Prospero e Fabrizio Colonna, che erano al servizio della Spagna.
La gloria di Ettore Fieramosca è legata soprattutto alla Disfida di Barletta, ma il suo valore di eccelso uomo d’arme rifulse in tante altre battaglie, tra cui quelle di Cerignola, Gaeta e sul Garigliano.
In premio per i servizi resi, il 17 dicembre 1504, il re Ferdinando il Cattolico lo nominò conte di Miglionico (Matera) e signore di Acquara (Frazione di Massamalubrense).
Nel 1514 Ettore si recò in Spagna per salvaguardare i suoi interessi su alcuni feudi che aveva forzatamente restituito dopo il trattato di Blois tra Spagna e Francia, ma non vi fece più ritorno; il 20 Gennaio 1515, a soli 38 anni, morì a Valladolid, ove ebbe onoratissima sepoltura.




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18 aprile 2007

Bartolomeo Fanfulla da Lodi




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18 aprile 2007

Bartolomeo Fanfulla da Lodi



Nato a Basiasco , nel comune di Mairago in provincia di Lodi, Bartolomeo Fanfulla è certamente tra i cavalieri più famosi, estrosi e popolari dei tredici campioni italiani della Disfida di Barletta.
Al servizio di Paolo Vitelli, capitano agli ordini di Firenze, partecipò all’assedio di Pisa (1499); passò poi al servizio del duca di Termoli, che era uno dei capitani più stimati del partito spagnolo.
La partecipazione di Bartolomeo Fanfulla nell’epico scontro della Disfida è ritenuta determinante per l’esito finale: pur appiedato, ebbe il sopravvento sull’avversario francese riducendolo alla resa.
Fanfulla militò anche tra gli uomini d’arme del conte di Potenza col grado di alfiere.
Il 4 ottobre 1518, in Napoli, al Piano della Maddalena, partecipò ad una giostra di cavalieri che in quel tempo erano nel Regno; erano 1300 lance.
La sua ultima apparizione risale al 1525 nella battaglia di Pavia.




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18 aprile 2007

Ettore Giovenale da Roma




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