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Barletta, le antiche nobiltà


9 marzo 2009

Famiglia De Salbucio

Una prima menzione riferita a questa famiglia è documentata nel III volume del Codice Diplomatico Barlettano, in data 25 agosto 1324, in cui un certo Salbucius filius Angelj magistri Tucij, figura come teste nella stesura di un testamento.

Il personaggio più importante, comunque, è Giovanni de Salbucio che, nel 1447, con atto del notaio Paolo de Coluciis elargì al Capitolo della chiesa del Santo Sepolcro di Barletta una cospicua rendita annua per garantire la manutenzione e la gestione dell’annesso ospedale dei pellegrini. Per tanta generosità gli fu attribuito il titolo di “fondatore” (anche se l’ospedale dei pellegrini era sorto già dai tempi delle crociate) e, ancora oggi, sul pavimento dell’omonima chiesa si può ammirare una pietra sepolcrale recante al centro una croce gigliata e, ai due lati, lo stemma di questa famiglia.

La lapide reca la seguente iscrizione: Hic jacet Johannes de Salbucio de Barolo fundator Hospitalis.




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9 marzo 2009

Famiglia Paolillo

Antico e nobilissimo casato di origine Normanna il cui primitivo cognome Paelill, per spontanea trasformazione di linguaggio, è diventato prima Paulillo e infine Paolillo. Nel decorso dei secoli questa nobile famiglia ha alternato vicende di periodi prosperi ad avversi e si è suddivisa in vari rami diramandosi soprattutto nel Napoletano, in Sicilia (Archivio Araldico Cimino di Catania)e in Puglia.

Tra gli uomini più illustri occorre ricordare il comandante Sebastian Paelill, strenuo difensore contro i Turchi sull’isola di Rodi e un altro omonimo avo che nell’impresa di Sicilia, nel 1060, aggiunse alla sua arma rappresentata dal leone normanno una banda con tre stelle d’argento  che simboleggiavano le tre province conquistate della Sicilia.

Due le testimonianze documentali riportate nel Codice Diplomatico Barlettano: la prima, datata 11 agosto 1548, è una scheda del notaio G. de Gelardinis riferita a Thomasio Paulillo, dedito certamente ad importanti operazioni finanziarie, e riguarda l’atto di noleggio di una nave da Barletta per Livorno.

Un’altra citazione documentale riguarda invece un certo Horatius Paulillus che in data 9 agosto 1563 compare come teste nella nomina di un Cantore della Ecclesia S. Marie Majiore de Barolo.

In tempi moderni, grazie all’intraprendenza  imprenditoriale di Francesco Paolillo (1881), nel 1914 venne realizzato in Barletta il “Politeama Cinema Paolillo” uno dei primi cinematografi in muratura in Italia con programmazioni di films muti accompagnati al pianoforte con la musica eseguita dal maestro barlettano Fucilli. Premiato nel 2002 con il “Biglietto d’Oro” come monosala del Sud e delle Isole con il maggior numero di spettatori, è attualmente una multisala accogliente e moderna che continua l’opera di divulgazione della “settima arte”.

La famiglia Paolillo è contraddistinta con la seguente arma: Spaccato, nel 1° d’azzurro al pavone al naturale di prospetto e in maestà, nel 2° d’oro al leone di nero, armato e linguato di rosso, attraversato da una banda di azzurro caricata da tre stelle d’argento.

Alias: di rosso, alla banda d’oro, sostenente un pavone rotante al naturale.




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9 marzo 2009

Famiglia Leonetti

Su “Annuario della Nobiltà Italiana, ed. 2000” è testualmente riportato: Famiglia originaria di Firenze, trapiantata poi a Napoli (Conti di Santo Janni) e Caserta. Nobile di Capua (1723), questa famiglia si è in seguito diramata anche in Puglia, (a Castrignano del Capo, Lecce, è conosciuta come famiglia nobile e possidente) e soprattutto a Trani. Nei vari documenti la genealogia di questa famiglia alterna la dizione in de Leonecta, Lionetta o Leonetta e infatti in un documento risalente al 1487 un tale Johannes de Leonecta risulta sposo con una certa Andreella nella chiesa di S. Luca Evangelista di Castel Morrone in provincia di Caserta. E proprio in quest’ultima città esiste tuttora un magnifico palazzo commissionato dalla famiglia al famoso architetto Vanvitelli.

Nel IV volume del Codice Diplomatico Barlettano sono menzionate due citazioni riferite a d. Leonectum magistri Angelilli che faceva parte della chiesa del Santo Sepolcro di Barletta; i due documenti sono datati 21 marzo 1501 e 3 maggio 1502.

L’arma del ramo napoletano della famiglia Leonetti è: d’azzurro al leone cucito di rosso che stringe nella zampa anteriore destra un’alabarda, attraversato da una fascia d’argento. In Barletta, lo stemma in pietra presente sul palazzo sito in via Imbriani al civico xx, sicuramente appartenente ad un altro ramo, ha subito una brisura ed è così rappresentato: d’azzurro, al leone d’argento in punta passante e rivoltato accostato da due spighe aperte di granoturco al naturale, con gli steli incrociati in punta.




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14 maggio 2008

Un altro stemma papale




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14 maggio 2008

Maffeo Barberini (Papa Urbano VIII)

Sembrava ipotesi consolidata quella afferente che l’unico esemplare di stemma papale presente nella Città di Barletta fosse quello esistente nell’antica chiesa di S. Andrea. Infatti, entrando dall’ingresso principale, sul muro a fianco del primo altare dedicato alla Natività, è riprodotto un bassorilievo raffigurante lo stemma del Sommo Pontefice Gregorio XIII, datato 1578. Con sorpresa invece, passeggiando per caso in via Milano, al civico 4, sulla facciata di un palazzo non molto antico e recentemente restaurato, ho ammirato per la prima volta un nuovo stemma papale, subito identificato, appartenente a Papa Urbano VIII, Maffeo Barberini, già Arcivescovo di Nazareth in Barletta dal 1604 al 1608.
Artisticamente lo stemma non è molto bello, ma resta da chiarire come possa trovarsi su di uno stabile di non antica costruzione e tenendo poi in considerazione che il futuro Papa con ogni probabilità non soggiornò mai a Barletta a causa dei molteplici impegni ecclesiastici. Probabilmente lo stemma sarà stato applicato come semplice decorazione ma, in ogni caso, è attinente alla Città di Barletta che annovera Maffeo Barberini nella cronotassi dei vescovi dell’arcidiocesi nazarena.

Maffeo Barberini nacque a Firenze nell’aprile del 1568 da una nobile e potente famiglia. Studiò a Roma, presso il Collegio Romano, specializzandosi negli studi umanistici e di diritto. Ben presto beneficiò di diverse promozioni: il Pontefice Sisto V lo nominò Referendario; Papa Clemente VIII lo nominò Governatore di Fano e, nel 1604, Protonotario Apostolico e Arcivescovo di Nazareth, Canne e Monteverde in Barletta (carica che manterrà fino al 1608) e Nunzio Apostolico a Parigi. Nel 1606 fu elevato Cardinale da Paolo V, protettore della Scozia nel 1607, Arcivescovo di Spoleto nel 1608, Prefetto della Segnatura Apostolica di giustizia nel 1610 e Legato Pontificio della Città di Bologna dal 1611 al 1614. Infine, il 6 agosto 1623 salì al Soglio Pontificio e scelse di chiamarsi Urbano VIII. Fu l’ultimo Papa ad estendere il territorio dello Stato Pontificio con l’annessione del ducato di Urbino. Sotto il suo pontificato ebbe luogo il famoso processo che determinò la condanna di Galileo Galilei. Con la bolla Omnes Gentes plaudite manibus indisse il XIII Giubileo. Nel governo della Chiesa si attenne scrupolosamente al Concilio di Trento, introdusse la riforma del Breviario, del clero romano e favorì l’attività missionaria, specie in Asia e in Africa. Beatificò e canonizzò molti santi, tra questi i più noti sono: Luigi Gonzaga, Filippo Neri, Andrea Avellino e Gaetano da Tiene. Ma Urbano VIII è maggiormente ricordato e apprezzato come il massimo mecenate del Barocco romano; sotto il suo pontificato furono realizzate moltissime opere che, ancora oggi, abbelliscono Roma. Palazzi, monumenti, statue, una nuova cinta muraria lungo il fianco del Granicolo e fu rafforzato Castel Sant’Angelo dotandolo di una batteria di cannoni in bronzo che fu ricavato dalle massicce travi tubolari in bronzo del Pantheon, utilizzate anche per il baldacchino in San Pietro. E fu proprio la violazione di un edificio sopravvissuto fin dai tempi dell’Impero Romano che portò al celeberrimo detto: Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini – Ciò che non fecero i barbari, fecero i Barberini. A Urbano VIII toccò l’onore di inaugurare solennemente la basilica di San Pietro, finalmente completata nel 1626. Morì, dopo quasi ventuno anni di pontificato, il 29 luglio 1644. Le sue spoglie riposano in San Pietro, sotto il solenne mausoleo funebre, commissionato da Lui personalmente al Bernini. Nella Città di Barletta, via Barberini, è una importante arteria cittadina dedicata a questo illustre personaggio storico.




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14 maggio 2008

Famiglia Bonaventura

La famiglia Bonaventura viene menzionata da F. P. De Leon (1600-1650) nel manoscritto sulle famiglie nobili di Barletta ed è originaria di Lacedonia.
Notizie documentali attestano che il primo a stabilirsi in Barletta verso la metà del XVI secolo fu Iacopo Bonaventura, medico illustre, che per le sue meritevoli doti fu chiamato nel 1602 da papa Clemente VIII. Egli, nel 1578, fu uno dei 31 fondatori del Monte di Pietà di Barletta.
Successivamente, una Margherita Bonaventura fece un lascito a favore dello stesso Monte.
Questa benemerita famiglia annovera fra Nicolò Vincenzo Bonaventura, appartenente ai padri conventuali; visse nella seconda metà del XVI secolo e contribuì all’edificazione in Barletta della chiesa di S. Antonio e dell’attiguo convento. Sopra un architrave di una porta che conduceva nell’antico giardino fu posta una lastra con un’iscrizione e con gli stemmi delle famiglie Bonaventura e Pappalettere. Questa architrave, corrosa dal tempo, è tuttora conservata nel castello di Barletta.
Fra Nicolò fu un erudito poeta latino e scrisse La vita dei Pontefici, oltre ad altri lavori, tra cui uno scritto che dedicò al Pontefice Sisto V, rimasti molto probabilmente inediti.
I fratelli Francesco e Vincenzo Bonaventura, il 1° maggio 1748, come risulta da un atto del notaio d’Elia, donarono alla chiesa del Santo Sepolcro di Barletta la piramide d’argento dorato nella quale, durante le festività, viene situata la Croce Patriarcale.
Tra i personaggi di spicco di questa illustre famiglia occorre senz’altro menzionare Francesco Antonio Donato Nicolò Bonaventura. Nato in Barletta il 18 novembre 1711 da Alessandro e Anna Maria De Bellis, intraprese con grande fervore la strada religiosa e fu ordinato sacerdote il 18 dicembre 1734.
Laureatosi in Teologia e in Utroque jure, fu vicario generale della Diocesi di Gravina di Puglia e successivamente in quella di Conza. Su proposta di Alfonso M. dei Liguori meritò di essere sublimato alla dignità episcopale e il 26 novembre 1753 il Sommo Pontefice Benedetto XIV lo proclamò Vescovo di Nusco. Fu consacrato in Roma il 30 dello stesso mese dal Patriarca di Costantinopoli, Ferdinando M. Rossi e, il 3 dicembre successivo, fu nominato Assistente al Soglio Pontificio. Dopo 35 anni di vescovato, il 15 giugno 1788, giunse per Mons. Bonaventura l’ora suprema; per testamento lasciò i suoi beni e la sua ricca biblioteca al Seminario al quale durante gli anni aveva assicurato una rendita considerevole, convinto com’era della sua grande utilità. Le esequie furono imponenti e fu sepolto nella Cattedrale di Nusco.
Il vescovato di Francesco Antonio Bonaventura può senz’altro considerarsi tra i più fulgidi della diocesi nuscana; fu chiamato il vescovo santo, non per retorica, come spesso avviene in simili circostanze, ma per una consolidata convinzione generale del popolo e di tutto il clero diocesano. Sul maestoso catafalco fu incisa questa breve ma eloquente epigrafe: Pastori Optimo Domino Francisco Antonio Bonaventurae Canonici et Cives Lugentes
Nella sacrestia della Cattedrale di Barletta è tuttora custodito un dipinto di questo vescovo; sulla parte superiore sinistra, anche se piuttosto rovinato, troviamo lo stemma episcopale mentre sulla parte inferiore della tela è riportata la seguente iscrizione:
Franciscus Antonius Bonaventura utriusque juris et S. Theologiae Doctor et Magister ex numero partecipantium Regalis Collegii Neapolitani cum primum Generalis Vicarii Gravinen munere fungeretur, ad Sacrum Canonicorum coetum huiusce Insignis Collegiatae Ecclesiae S. Mariae Maioris adscriptus dein e Curia Gravinen ad Metropolitanam Irpinorum Compsae audientiam traslatus expleto
ad Sacras Nuscanas Infulas adsumptus anno Reparatae Salutis MDCCLIII




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14 maggio 2008

Famiglia Pisani

Nobile famiglia di origine veneziana diramatasi su tutta la penisola italiana. Per ragioni commerciali vari esponenti di questa famiglia si stabilirono in Puglia, tra cui a Molfetta e Barletta. In quest’ultima l’importanza commerciale, già indiscussa in età normanna e sveva, era aumentata considerevolmente durante il regno angioino grazie al suo porto che aveva assunto un ruolo importante per la spedizione di due beni di primaria necessità: il grano, prodotto nella piana del Tavoliere e il sale, proveniente dalle saline di Salpi.
Le prime testimonianze documentali infatti, riferite a un Andreas Pisanus, risalgono al 1303 e 1304 e riguardano proprio esportazioni di grano e cereali da Barletta verso Venezia.
Altre citazioni, risalenti al 1556, riguardano Cesare Pisanus nominato procuratore, mentre altre antiche pergamene attestano che l’illustrissimo Scipione Pisani, nella seconda metà del XVI secolo, era luogotenente del nobilissimo Livio Caracciolo, Regio Secreto e Mastro Portulano de Apulia. Nel Codice Diplomatico Barlettano ci sono due documenti, datati 27 ottobre 1587 e 3 dicembre 1588, che confermano l’importanza svolta in città da questo personaggio.
Nella piazza d’arme del castello di Barletta è tuttora conservata una lastra tombale appartenente a Vanucia, moglie di Marco Pisani, morta il 13 agosto 1343. Sotto l’iscrizione è scolpito anche lo stemma di questa nobile famiglia.




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13 aprile 2007

Famiglia Yserio

Famiglia nobile di origine napoletana, detta anche De Iserio o d’Iserio, godette del patriziato di Barletta.
Le prime notizie storiche si riferiscono a un Rinaldo Yserio che, sotto il regno degli Svevi, sposò Aliburga Gentile nata da Tommaso, Gran Giustiziere di re Manfredi e da Clementia Della Marra.
Dopo la morte di Rinaldo, vittima dell’ira di re Carlo I, la sfortunata moglie fu giustiziata con la decapitazione assieme a tre suoi fratelli.
Guala Iserio, altre volte per vezzo chiamato Gualino, fu Cavallerizzo Maggiore di Ramondo Berégario, conte del Piemonte e figliuolo di re Carlo II e poi intimo consigliere di Filippo, principe di Taranto; fu anche Cameriero Maggiore, Signore di Ripacandida, Molignano e Pascolo, in Terra d’Otranto.
In Barletta questo personaggio nel 1324 fece costruire un mastodontico palazzo
oggi conosciuto come Palazzo Bonelli, ubicato in corso Garibaldi ai n. 214 - 218 che anticamente era chiamato palazzo della gloria.
Da una notizia ricavata dai manoscritti della famiglia Bonelli, presso la biblioteca di famiglia, si apprende che sulla porta della sala maggiore del palazzo prima menzionato, esisteva lo stemma della famiglia Yserio con la seguente iscrizione:

ANNO DOMINI MCCCXXIV
DOMINICUS GUALES YSERIO
FIERI FECIT HOSPITIUM ISTUD

Ricevuta l’investitura di Cavaliere per mano di re Roberto, Guala Yserio nel 1326 sposò Adelisia Della Marra, figlia di Jacopo.
Fra le pergamene del monastero di Santa Lucia di Barletta, in data 26 gennaio 1412, risulta un atto di vendita di un terreno eseguito dai nobili Petruccio e Nicola d’Iserio al suddetto monastero.
Da questo documento si evince che i d’Iserio non si estinsero con il Guala come comunemente viene affermato.




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13 aprile 2007

Famiglia Vultabio

Antica famiglia di chiara origine genovese, godette del patriziato in Barletta.
I Vultabio, come tante altre famiglie nobili dell’epoca, si erano trasferiti a Barletta per ragioni commerciali; infatti la loro principale attività consisteva nel commercio di grano e orzo che, dopo la raccolta nelle fertili campagne della zona, veniva caricato sulle navi mercantili che salpavano dall’attivissimo porto di Barletta.
Questa famiglia si imparentò con i Centurione, altra famiglia nobile, anch’essa di origine genovese che dimorava da tempo in Barletta.
Una testimonianza lasciataci da questa antica casata è rappresentata da una lapide sepolcrale, con un’iscrizione e lo stemma, che si trova ancora oggi nella chiesa di S. Andrea, sul lato posteriore della colonna nei pressi dell’altare.
Tale lapide fu posta in memoria di Nicola Simone Vultabio, morto a soli 25 anni, il 21 novembre 1583, dalla madre e dai fratelli.
Giovan Battista Vultabio, nello stesso anno, fu eletto priore della Confraternita del Sacro Monte di Pietà.




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13 aprile 2007

Famiglia De Viti

Di questa famiglia , detta anche Vitus, de Viti, De Vitis o De Vito, si trovano antiche memorie nella città di Altamura, alla cui nobiltà appartenne da tempi remoti.
Nel XVII secolo divenne feudataria della terra di Carafa, in Calabria e nel 1714 fu fregiata dall’imperatore Carlo VI del titolo di conte, trasmissibile per ordine di primogenitura.
La famiglia de Viti godette di nobiltà anche in Spinazzola e si diramò successivamente in Barletta.
Tra i personaggi più noti della famiglia il conte Francesco Viti, defunto nel 1881, è senz’altro il rappresentante più illustre; fu Intendente della Provincia di Terra di Lavoro e scrittore erudito in economia politica ed amministrativa.
Sul Codice Diplomatico Barlettano ci sono varie attestazioni riguardo alle attività di giudice e di notaio svolte verso la fine del XV secolo, rispettivamente da Santillus e Antonio Viti.
Un Vincenzo de Vito, verso la metà del XVI secolo, fu Priore della chiesa di S. Domenico in Barletta.
I de Viti si imparentarono con la famiglia nobile Campanile.
Nella cattedrale di Barletta, entrando a destra, sul lato del primo altare, si può ammirare, ancora oggi, una iscrizione datata 1812 con lo stemma della famiglia.




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13 aprile 2007

Famiglia Vitaliano

Chiamata anche Vitagliano, questa nobile famiglia, di origine napoletana, godette di nobiltà in Bitonto e Andria e in seguito si diramò in Barletta.
Le notizie a disposizione su questa famiglia sono piuttosto scarse; l’unica degna di nota riguarda un Prospero Vitaliano che fu notaio in Barletta verso la fine del XVI secolo e all’inizio di quello successivo.
Egli, oltre ad essere stato uno dei 31 fondatori della Confraternita della Compagnia del Sacro Monte di Pietà di Barletta, nel 1584 offrì 50 ducati per la fabbrica della costruenda chiesa e nel 1600 altri 60 ducati per la fabbrica del Conservatorio delle Orfane.
Il 13 novembre 1605, Prospero Vitaliano fu nominato priore del Sacro Monte di Pietà.




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13 aprile 2007

Famiglia Vischi

Il casato dei Vischi, detti anche Visco, d’incerta origine romana o della Moravia, trasmigrò prima in Siponto, verso la fine del X secolo e poi, dopo la distruzione di questa città, in Manfredonia nel periodo della sua fondazione; successivamente si diramò in Trani e Barletta nella prima metà del XVI secolo.
I Vischi hanno goduto di una consistente nobiltà non solo in Manfredonia, ma anche in Monte Sant’Angelo, in Trani, ove furono ascritti prima al Seggio dell’Arcivescovado e poi a quello di Portanova, e in Barletta, ove si imparentarono con diverse famiglie nobili locali.
Il Codice Diplomatico Barlettano, tra le altre notizie riguardanti questa famiglia riporta che, in data 10 giugno 1558, la Masseria di Paolo Stimolo apparteneva a Donato e Lucrezia Visco.
Una Caterina Visco nel 1579 fu Badessa del Monastero di S. Stefano in Barletta, attualmente Monastero di S. Ruggiero.
Il famoso Palazzo Bonelli, sito in Barletta in corso Garibaldi dal n. 212 al n. 217, fu di proprietà di Donato Vischi già nel 1583.
Alterne vicende finirono col provocare un dissesto finanziario alla famiglia e, il 27 settembre del 1608, il suddetto palazzo fu messo sotto sequestro poiché Alessandro Vischi risultò debitore insolvente nei confronti della Dogana di Foggia.
Lo stemma della famiglia Vischi si può ammirare in Barletta, partito con quello della famiglia Pappalettere, sull’antico portale del palazzo che appartenne alla due famiglie, in via S. Giorgio n. 22.




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13 aprile 2007

Famiglia Velasquez

Antica famiglia nobile di origine spagnola detta anche Velasco.
Dopo il trattato di Chateau Chambresis, avvenuto nel 1559, che confermò il dominio spagnolo su tutto il regno di Napoli, Barletta pur restando lontana spettatrice di avvenimenti bellici, restava un crocevia importante per gli scambi commerciali e, col suo castello, una delle piazzeforti più importanti del regno.
In questo periodo, si alternavano in città contingenti militari spagnoli, comandati da personaggi illustri di origine iberica che dimoravano per breve tempo e che spesso finivano per accasarsi con dame appartenenti alla nobiltà locale.
Uno di questi fu Johannes de Velasquez, capitano al comando di un reparto spagnolo che operava nel territorio e che, in quel periodo, dimorava in Barletta; il Codice Diplomatico Barlettano, infatti, riporta molte citazioni riguardanti questo personaggio.
Di famiglia nobile era un Antonius Velasquez che il 15 ottobre 1585 fu nominato Governatore della città di Barletta.




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13 aprile 2007

Famiglia Tupputi

Originaria di Piacenza, questa famiglia, detta anche Topputi, si diramò in Italia meridionale e godette di nobiltà in Andria, Bisceglie e Barletta.
La famiglia Tupputi nel 1785 fu riconosciuta dalla Real Camera di S. Chiara nel titolo di marchese per effetto di concessione impartita fin dall’anno 1579; stesso titolo poi convalidato con Regio Rescritto 11 aprile 1840.
Nel 1709 un Matteo Tupputi ricoprì la carica di sindaco della città di Barletta; lo stesso incarico fu svolto da un Michele Tupputi che fu sindaco di Barletta dal 21 maggio 1973 all’1 settembre 1975.
Nei primi anni del secolo XVIII il palazzo De Russis, sito a Barletta in via Nazareth al n. 30, passò a Matteo Tupputi che aveva sposato Adriana de Russis; nel Catasto Onciario di Barletta, lo stesso palazzo risultava proprietà di Michele Tupputi in data 1754 e di Salvatore Tupputi nel 1809.
Nicola Tupputi, figlio di Ruggiero e di Antonia Salem, fu vescovo di Nusco, in provincia di Avellino nel 1726.
Anticamente, nella cattedrale di Barletta, al centro del presbiterio, a memoria del suddetto vescovo, era posta la lapide e il relativo stemma di questa famiglia datata 10 marzo 1815, anno della traslazione delle sue ossa dalla città di Nusco.
Nella stessa chiesa, lo stemma della famiglia Tupputi era posto anche ai due lati del primo altare vicino all’ingresso di sinistra.
Questo altare fu successivamente dedicato all’Addolorata e i due stemmi furono trasformati; le tre stelle e il leone furono sostituiti da un cuore trafitto da una spada che rappresentano la Madonna Addolorata.
Attualmente questo altare è dedicato al SS. Salvatore e sono ancora visibili i resti del vecchio stemma e le modifiche apportate.




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13 aprile 2007

Famiglia Torres

Questa famiglia, di origine spagnola, godette del patriziato in Andria, Trani e Barletta.
I Torres furono marchesi di Peschici nel 1622 e duchi di Seclì nel 1659 ed entrarono a far parte dell’Ordine dei Cavalieri di Malta nel 1702.
Un Giuseppe Torres fu notaio molto stimato in Barletta nella prima metà del XVII secolo.
Orsola Torres, ricca dama della nobiltà barlettana, nel 1630 andò in sposa al nobile Matteo Pandolfelli portando in dote l’importante Ufficio della Mastrodattia della Portulania delle due province di Bari e di Capitanata.
Un Pietro Torres, il 24 marzo 1694, fu ordinato vescovo da papa Innocenzo VII; fu quindi nominato vescovo di Trani reggendo quella Curia dal 24 gennaio 1695 al 30 ottobre 1709.
Il documento n. 604 del Catasto Onciario di Barletta del 1754 riporta che un Francesco Saverio Torres, figlio di Sebastiano, era giudice a contratti e possedeva una casa propria in Paniere del Sabato, l’attuale Piazza Plebiscito.




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13 aprile 2007

Famiglia De Toraldo

Antica famiglia, di origine germanica, scesa nel reame di Napoli al principio del XIII secolo.
Godette nobiltà in Napoli nel Seggio di Nido, in Tropea al Seggio di Portercole, in Sessa e in Lucera e fu insignita dell’Ordine dei Cavalieri di Malta.
Possedette i feudi di Calimera, Badolato e Roccadevandro; la baronia di Mola di Bari e Palo del Colle e fu insignita anche del marchesato di Polignano che fu comprato da Luigi Toraldo nel 1475 per la somma di 6.000 ducati.
Nel territorio barlettano i de Toraldo furono proprietari del feudo di Salpi, di vari tenimenti e masserie adiacenti e furono anche i primi veri feudatari di Montaltino la cui esistenza è comprovata fin dal 1368.
Pur non dimorando in Barletta questa famiglia fu spesso presente in città per ragioni di affari; infatti le prime testimonianze storiche raccolte dal Codice Diplomatico Barlettano risalgono al 1531 in persona di un Loysius de Toraldo; inoltre la famiglia viene spesso citata in documenti dell’epoca per la presenza a qualche importante cerimonia.
Diverse case in Barletta appartennero ai de Toraldo: una in strada Bonellorum, ora via Nazareth, accanto a quella dei nobili De Gaeta e un’altra in Pictagio Santi Stefani.
Il destino di questa illustre famiglia fu segnato da un increscioso evento: con provvedimento della Regia Camera Summaria, il 17 novembre 1556, don Giovanni Antonio de Toraldo, a causa della sua notoria ribellione e infedeltà al re, fu colpito da confisca di tutti i beni posseduti nel Regno, specie dei feudi di Salpi, di Montaltino, di tutte le case possedute in Barletta e delle proprietà in provincia di Capitanata.
L’inventario dei beni fu consegnato alla Tesoreria, registrata in Curia e notificata al Capitaneo e al sindaco di Barletta.




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13 aprile 2007

Famiglia Taddei

La famiglia Taddei, originaria di Pontremoli, in Toscana, dimorò in Barletta per ragioni d’impiego poiché Luigi era chirurgo maggiore in un reggimento di guarnigione stanziato sul medesimo territorio.
Emmanuele Taddei nacque in Barletta il 18 febbraio 1771 da Luigi e Benedetta Schiragli, gentildonna di Corato.
Unico maschio, terzogenito, Emmanuele, alla morte del padre, che nel frattempo si era trasferito a Napoli con la famiglia, passò per ordine del re Ferdinando IV sotto la personale tutela del principe di Sannicandro che lo iscrisse nel Collegio di Caravaggio; a soli 19 anni pronunziò i voti solenni dandosi al gratuito insegnamento come prescrivevano le istituzioni votive di quell’Ordine.
Tenne lezioni di latino e italiano a Chieti, Lanciano, Termoli e Messina, specializzandosi nella sacra eloquenza, recitando sermoni e orazioni funebri di sua composizione, che gli diedero fama di valente oratore.
Abbandonò poi l’abito delle Scuole Pie per quello di prete secolare, ritenuto nella sua mente più libero del primo.
Successivamente fu alla direzione del giornale Il corriere napolitano; quindi divenne Segretario di Stato e capo della Polizia Generale sotto il regno di Giuseppe Bonaparte.
Nel 1815 fu riconfermato per tale incarico dai Borboni e nominato dal re Ferdinando Regio Istoriografo.
Compose l’orazione funebre per la defunta regina Maria Carolina e si ripeté nel 1835 con un’altra orazione funebre per la regina Cristina di Savoia.
Tra i suoi pregevoli scritti, La civiltà delle due Sicilie dal 1734 al 1830.
Fu nominato Socio Onorario dell’Accademia Pontoniana.
Emmanuele Taddei morì a 68 anni, povero e senza nessun conforto, affranto da sofferenze fisiche e morali, il 22 aprile 1839.




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13 aprile 2007

Famiglia Stoppa

Detta anche Stuppa, questa famiglia godette del patriziato di Barletta nei primi anni del XVI secolo e fondò la propria ricchezza sui proventi degli scambi commerciali derivanti dalla compravendita di frumento, orzo, pepe, cera e pelli.
Tra le scarse notizie a disposizione su questo casato, una riguarda Giovan Battista Stuppa che già nel 1517 ricoprì la carica di sindaco della città di Barletta.
Un Antonio Stuppa fu iscritto nell’Albo della Nobiltà barlettana il 10 ottobre del 1540.
Nicola Stuppa nel 1553 era procuratore della chiesa di S. Maria dello Sterpeto.
Un’altra notizia riguarda invece la nobildonna Porzia Stoppa che, il 15 aprile 1577, sposò il nobile barlettano Federico Gentile.




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13 aprile 2007

Famiglia Sponzilli

Nato a Barletta il 22 dicembre 1796 e morto il 26 gennaio 1864, Francesco Sponzilli, grazie al suo ingegno aguzzo e multiforme, si affermò in vari campi del sapere con opere che provano la sua immensa preparazione culturale.
Intrapresa la carriera delle armi, a 21 anni fu nominato sottotenente nell’Arma del Genio; nel 1859 divenne colonnello.
Caduta la monarchia borbonica passò a far parte dell’esercito italiano e nel 1861 fu promosso generale.
Scrittore di argomentazioni militari, pubblicò varie opere.
Come storico civile Francesco Sponzilli scrisse: Del vero sito della battaglia di Canne (1844), dove affermò, con molti anni di anticipo, ciò che oggi viene confermato dagli studiosi e cioè che la famosa battaglia di Canne fu combattuta sulla sponda destra del fiume Ofanto.
Si distinse anche come architetto: si deve allo Sponzilli il Camposanto di Barletta, inaugurato nel 1842 e il progetto del Camposanto di Trani.
Sempre a Barletta, progettò e fece costruire l’obelisco o torre di orologio, addossato alla chiesa di S. Giacomo e diresse i lavori per il restauro della torre destra della facciata della chiesa del S. Sepolcro.
Come scienziato Francesco Sponzilli è considerato un precursore del radiotelegrafo e dello studio sulla propagazione delle onde nello spazio.
Nella sua pubblicazione: Annuali delle opere pubbliche e dell’architettura (Napoli, 1858), egli espone la sua teoria sulla Telegrafia senza fili che fa di lui l’autentico precursore della radio.




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13 aprile 2007

Famiglia Scioti

Antica famiglia, detta anche Scioto o Sciota, che fu aggregata al patriziato di Barletta nel 1763 in persona di Antonio Scioti.
Le prime memorie su questa famiglia risalgono al 1593 quando il nobile Cesare Scioto fu nominato Credenziere della Regia Dogana delle saline di Barletta.
Camillo Scioti nel 1658 era Cassiere e Percettore della città di Barletta.
Da un atto notarile, datato 5 febbraio 1667, si rileva che il palazzo sito sull’attuale corso Vittorio Emanuele, n. 21-23, era di proprietà di Beatrice Scioti; successivamente fu venduto alla famiglia De Nittis.
Attualmente il suddetto palazzo è meglio conosciuto come Palazzo De Nittis per aver dato i natali al pittore.
Nel 1792 tra gli elenchi delle famiglie nobili di Barletta figuravano Gioacchino e Luigi Scioti; tra questi Gioacchino rivestì la carica di sindaco della città nel 1792 e nel 1803.
Lo stemma di questa famiglia è rappresentato sulla Prima Pianta dimostrativa della fedelissima città di Barletta eseguita da Gabriele Pastore nel 1793; inoltre nella cattedrale di Barletta, nei pressi dell’altare maggiore, ai piedi di una colonna, vi è una lapide datata 1603 con lo stemma, usurato dal tempo, di una Eleonora Sciota.




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13 aprile 2007

Famiglia Scelza

Famiglia nobile di Barletta che, nel corso degli anni, ha annoverato diversi uomini illustri tra cui Donato Scelza che fu sindaco della città di Barletta nel 1785.
In virtù della sua carica, questi fece nominare abate dell’Abbazia di S. Cataldo suo figlio Giuseppe che morì il 27 marzo 1839 e fu sepolto nella chiesa di S. Antonio nel sepolcro gentilizio di famiglia.
Un altro insigne personaggio che si prodigò per lo sviluppo economico e culturale della città di Barletta fu Germano Romeo Scelza che ricoprì la carica di sindaco dal 1867 al 1872 occupando anche una posizione di rilievo nella Deputazione Provinciale.
Anche Mario Scelza fu eletto sindaco di Barletta mantenendo tale incarico dal 12 aprile 1897 al 31 aprile 1901.
Tra i vari possedimenti terrieri della famiglia Scelza ci sono stati la masseria Della Pera e, insieme ai nobili Pappalettere, la masseria Valderiso.
Lo stemma di questa famiglia è tuttora esistente in Barletta nella chiesa di S. Antonio, attualmente chiusa per restauro, nella seconda cappella a sinistra dedicata alla Madonna delle Grazie e intestata a Germano Scelza; questa cappella fu fatta erigere, insieme a un sepolcro gentilizio, a spese della suddetta famiglia.




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13 aprile 2007

Famiglia Santoro

Illustre famiglia, originaria di San Nicandro, con molteplici diramazioni in Puglia tra cui Molfetta e Barletta.
Le prime memorie storiche di questa famiglia riportate nel Codice Diplomatico Barlettano, testimoniano l’esistenza di un Ottaviano Santoro che, sul finire del XV secolo, svolse attività di giudice in Barletta.
Un Bernardino Santoro fu notaio molto stimato in Barletta e, nel 1514, scrisse il Libro del cancellerato della Città di Barletta; nello stesso Codice risultano varie citazioni riguardante la sua professione che, partendo dal 1498, giungono al 1527.
Anche Leonardo Santoro viene menzionato spesso nella stessa pubblicazione in riferimento alla carica di giudice ricoperta nella metà del XVI secolo.
La magnifica Vittoria de Santoro, vedova del notaio Ottaviano De Geraldinis, con testamento del 13 aprile 1584 (notaio Giovan Antonio Boccuto) legò i suoi beni al fratello Antonio e alla sorella Pascarella ed istituì legati a favore di chiese per maritaggi.
Con altro testamento del 30 giugno 1586 lasciò 100 ducati alla cappella del SS. Sacramento in S. Maria Maggiore.
Nella chiesa del S. Sepolcro di Barletta, sul pavimento della navata centrale, esiste ancora oggi una pietra sepolcrale che riporta lo stemma di famiglia con una iscrizione riguardante Giovanni e Vittoria de Santoro, datata 1584.
Un altro stemma dei Santoro si può ammirare sulla facciata del palazzo edificato in via Giuseppe D’Abundo, n. 14.




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13 aprile 2007

Famiglia De Santis

Antica famiglia nobile della città di Barletta detta anche de Sanctis, Sante o Santo.
Questo illustre casato annoverò diversi giudici che svolsero la professione in Barletta nel XV secolo: Gabriel, Santillus e Nicola Antonio de Santis.
Il 10 ottobre 1540 un Francesco Antonio de Sanctis fu iscritto nell’Albo della Nobiltà di Barletta.
Il personaggio storico più rappresentativo di questa famiglia, che ha dato fama e decoro alla sua città nativa è stato Mariano Santo; nato a Barletta nel 1488 fu chirurgo primario nell’Ospedale della Consolazione, a Roma, nel 1516.
Scrisse varie opere che gli procurarono grande eco e vasti consensi; il trattato che gli procurò maggior fama fu il Libellus aureus sulla Litotomia.
Nell’Albo della Nobiltà della città di Barletta è riportata la seguente iscrizione datata 14 ottobre 1544: Magnificus Marianus de Sanctis de Barulo nobilis.
Tra le parentele più rinomate contratte da questa famiglia vi sono quelle dei Braccio e dei Cognetta.




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13 aprile 2007

Famiglia Santacroce (1763)

Questa famiglia , da non confondersi con l’omonima che si estinse nel principio del XVII secolo, fu patrizia di Barletta e ascritta al Seggio dei Nobili nel 1763.
Il documento n. 1021 del Catasto Onciario del 1754 riporta testualmente: Giuseppe Santacroce vive nobilmente in una casa propria in Strada S. Giacomo con sua moglie Teresa Zarrillo y Severino e con sei figli; lo stesso documento fornisce un elenco delle numerose proprietà della suddetta famiglia.
Salvatore Santacroce il 4 giugno 1780 ereditò da Luigi Seccia il palazzo situato di fronte alla chiesa di S. Maria Maggiore; in data 1809 tale palazzo risultava intestato a un Giuseppe Santacroce che, tra l’altro, era proprietario anche della Masseria Torre Arsa di sotto.
Lo stemma in ferro battuto di questa famiglia è riportato sulla ringhiera del balcone centrale del palazzo già menzionato, incompleto poiché mancante del particolare del braccio impugnante la spada.
Lo stemma dei Santacroce, nella sua interezza, è invece disegnato sulla Prima Pianta dimostrativa della fedelissima Città di Barletta del 1793, eseguita da Gabriele Pastore e donata alla nobile famiglia Esperti.




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13 aprile 2007

Famiglia Santacroce (antica)

Antica e nobile famiglia barlettana, venne distinta col cognome Santacroce di Barletta quando un ramo di questa casata si diramò a Tropea in Calabria.
Ha goduto sempre del patriziato; decorata più volte di titoli e Ordini Equestri, ha avuto molti Cavalieri di Malta.
Un Filippo fu consigliere del re Carlo I d’Angiò, fu Signore di Candela e di altre terre; Maria Santacroce, figlia di Filippo, sposò Giovanni Sanframondo che, nella seconda metà del XIII secolo, era viceré della Provincia d’Abruzzo.
Un Guglielmo fu viceré del Principato di Salerno; Curatia Santacroce sposò Matteo Monaco che, nel 1335, fu nominato Castellano di Barletta.
Giovanni fu luogotenente del re Roberto e Portulano delle Puglie; possedette vasti tenimenti a Canne e, tra questi, la masseria di Rasciatano, dove ancora oggi possiamo ammirare lo stemma sotto il soffitto di una sala.
Questa famiglia si estinse in Barletta, al principio del XVII secolo, con Isabella Santacroce, figlia di Filippo e Camilla Gentile, che sposò un Marulli.
Il palazzo Santacroce sito su corso Vittorio Emanuele passò poi in proprietà ai Marulli e successivamente fu acquistato da Mariano Cafiero.
Anche il palazzo arcivescovile, sito in via Nazareth, era di proprietà dei Santacroce e nel 1544 fu ceduto all’arcivescovo nazareno Geronimo de Caro.
Inoltre il palazzo che sorgeva sullo stesso suolo dove poi fu edificato quello della ex Banca d’Italia, e anticamente adibito a Sedile dei Nobili, già sul finire del XIV secolo, fu donato a Filippo Santacroce dal re Carlo II d’Angiò.
Questo edificio, per vari secoli, è rimasto proprietà di questa famiglia; nel 1361 era proprietario Giovanni F. Santacroce e, in un inventario dei beni, redatto nel 1611, apparteneva ai fratelli Mario e Francesco.
Un altro stemma di questa nobile casata, scolpito su di una lastra di pietra, è custodito nella chiesa di S. Domenico in Barletta; inoltre, nel piazzale d’arme del castello di Barletta è custodita un’altra lastra tombale sulla quale è riprodotto lo stemma della famiglia Santacroce.




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13 aprile 2007

Famiglia Sansone

Di origine lombarda, le prime memorie di questa famiglia risalgono ad un Sansone, celebre Capitano nella città di Milano.
La famiglia Sansone godette nobiltà nelle città di Milano, Palermo, Mazzarra, Trani (al Seggio di Portanova), Bitonto e Barletta; si diramò anche in Cipro.
Fu ricevuta nell’Ordine dei Cavalieri di Malta nel 1365.
Un Tancredus de Sansone, nel 1269, fu Regio Percettore e Mastro Portulano di Puglia in Barletta; la stessa carica fu ricoperta da Giovanni Paolo Sansone nella seconda metà del XVI secolo.




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13 aprile 2007

Famiglia Samuelli

L’antica famiglia Samuelli si stabilì in Barletta tra il XIV e il XV secolo, ove godette di nobiltà.
Contrariamente ad altre illustri famiglie locali, i Samuelli non ebbero discendenti in grado di lasciare ai posteri un degno ricordo.
Di conseguenza il nome Samuelli è legato soprattutto al palazzo omonimo sito in via Nazareth, ai n. 57-77; pur mancando documenti attendibili infatti, si ritiene che il palazzo fu acquistato dai Samuelli nei primi anni del XVIII secolo.
Il Catasto Onciario del 1754 conferma l’appartenenza di tale proprietà a questa famiglia e nel documento n. 2204 si fa riferimento a Nicoletta Samuelli che viveva nobilmente con due camerieri, due serve, due lacchè e un cocchiere.
In questo elegante palazzo vennero ospitati personaggi illustri e alti dignitari; inoltre vi alloggiarono i sovrani Carlo III di Durazzo nel 1384 e Carlo III di Borbone nel 1741.
Le ultime rappresentanti di questa famiglia , Margherita e Nicoletta, il 5 marzo 1780, vendettero l’intero palazzo al marchese Giuseppe Affaitati.
I Samuelli, come tante altre nobiltà locali, scelsero come ultima dimora la chiesa di S. Andrea; infatti, nella cappella dell’Addolorata, sul pavimento, esiste ancora oggi un’iscrizione e lo stemma della suddetta famiglia fatto con pregevoli marmi colorati.




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12 aprile 2007

Famiglia De Ruggiero

Famiglia di origine normanna, feudataria già nel XIII secolo, godette di nobiltà in Capua, Cosenza, Foggia, Scala e Barletta.
Tra i feudi posseduti: Acquaviva, San Giovanni Rotondo, i ducati di Albano e Montemurro, i marchesati di Monti e Trelingue.
Uomini illustri della famiglia Ruggiero furono, tra gli altri, Giovanni, Maestro Ostiario del regno e Giustiziere di Terra di Bari; Andrea, vescovo di Sarno nel 1481 e Lorenzo, Cavaliere Gerosolimitano nel 1696.
Il 2 giugno 1796 Francesco de Ruggiero, colonnello e castellano di Barletta, fu eletto priore dell’arciconfraternita del Santissimo di Santa Maria Maggiore.
I de Ruggiero si imparentarono con molte famiglie nobili locali, fra cui Affaitati, La Rocca e Carafa.
Il palazzo situato di fronte alla chiesa di S. Ruggiero in Barletta, era di proprietà di questa nobile famiglia.
Lo stemma dei de Ruggiero si trova nella chiesa di Nazareth in Barletta.




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12 aprile 2007

Famiglia Ronchi

Nobili di Bari e patrizi di Barletta, i Ronchi sono ritenuti originari della città di Solofra.
Il 19 maggio 1728 don Ruggiero Ronchi, arciprete di Salpi e Curato del Casale della Trinità (l’odierna Trinitapoli), fu nominato vicario foraneo della Metropolitana Curia Arcivescovile di Trani.
Questa famiglia fu aggregata alla nobiltà barlettana nel 1763 e si imparentò con i nobili Pandolfelli.
Il documento n. 2663 del Catasto Onciario di Barletta elenca numerose proprietà di case e terreni possedute da Cataldo Ronchi.
Un manoscritto di Camillo Elefante, datato 1787, cita l’esistenza di una contrada chiamata Torre di Ronchi, dal nome dei proprietari dei terreni situati in quella zona.
In Barletta, sul sito dove attualmente sorge il palazzo Bonelli - De Leon, in piazza Plebiscito, ai n. 20-22, nel 1770 vi erano due case di proprietà di un Saverio Ronchi.




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12 aprile 2007

Famiglia De Queralt

Illustrissimo casato, di origine catalana, discendente dagli antichi conti di Santa Colomba, noto in Barletta fin dal 1200, ove godette di nobiltà.
Detta anche Queralta, Queraldi o Caraldi, questa famiglia anticamente usava aggiungere al proprio cognome quello reale d’Aragona.
Tra i personaggi degni di menzione figurano un Pietro de Queralt che fu ambasciatore dei reali d’Aragona presso Sua Santità Martino IV; un Tristano, nel 1470, fu Mastro Portulano di Puglia e Reggitore delle Reali Saline di Barletta; fu tra i nobili che il 4 febbraio 1459, assistette all’incoronazione di Ferdinando I d’Aragona, avvenuta nella cattedrale di Barletta.
Nell’elenco dei Cavalieri dell’Ordine Gerosolimitano furono iscritti i barlettani Carlo, nel 1561, Girolamo nel 1596 e Antonio de Queralt nel 1646.
Un altro Tristano fu arciprete di Santa Maria Maggiore, in Barletta, mentre un Francesco Saverio fu consacrato vescovo di Squillace nel 1748.
D. Giacomo De Queralt nel 1749 fu sindaco dei nobili di Barletta.
L’urna votiva trasportata durante la processione del Venerdì Santo fino al 1800 fu donata nel 1763 dal reverendissimo D. Ignazio de Queralt d’Aragona, patrizio barlettano, confratello della congrega del SS. Sacramento; essa fu poi totalmente rifatta a spese della stessa confraternita.
Tra le parentele più illustri contratte da questa famiglia vi è quella della nobildama Eleonora De Queralt che sposò Sebastiano Marulli.
Verso la metà del XVII secolo questa famiglia possedeva diversi palazzi in Barletta, tra cui quello oggi conosciuto come Palazzo Santacroce, di fronte alla cattedrale; lo stabile che oggi viene identificato come Palazzo Patargo nel 1754 era di proprietà di Ignazio De Queralt, così come il palazzo Bonelli-Milcovich che fu ereditato dallo stesso Ignazio da sua zia Titta Bonelli.
Lo stemma dei De Queralt si trova più volte nella chiesa di S. Andrea, da solo su una lastra tombale, o su diversi altari, insieme a quello di altre famiglie nobili imparentate o alleate; inoltre, nell’antica chiesa della Madonna dello Sterpeto, sulla destra dell’altare maggiore, si trova un altro stemma di questa nobile casata.




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