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Diario


17 marzo 2015

Valore dell'opera

Fra gli studiosi contemporanei di storia barlettana annoveriamo con affetto e gratitudine Francesco Pinto, cultore, tra l’altro, di araldica e onomastica che riguarda la nostra Città. Con la sua peculiare discrezione ed eleganza ci dona, in questo libro, il frutto di una sua laboriosa ricerca sul condottiero barlettano Giovanni Pipino, vissuto a cavallo fra il XIII e XIV secolo alla Corte dei Re angioini Carlo I, Carlo II e Roberto I.

L’opera, di facile lettura, contribuisce a dimostrare che la grandezza di un città, nel nostro caso Barletta, non si misura soltanto attraverso i fatti ivi accaduti (spesso romanzati e asserviti ad un pur necessario turismo locale) e le gesta di chi vi trascorse gran parte o tutta la sua vita, ma anche attraverso l’importanza assunta altrove dai suoi cittadini.

Marc Bloch, nella sua “Apologia della storia”, afferma che essa, lungi dall’essere la scienza del passato come i più sostengono, è lo studio a posteriori delle opere compiute dalle società, che “rimodellano secondo i propri bisogni il suolo su cui vivono”. Questi sono - e “ciascuno lo avverte istintivamente” - i “fatti storici”.

Ancora Bloch: [...] l’oggetto della storia è per sua natura l’uomo. O meglio: gli uomini. [...] La storia vuol cogliere gli uomini al di là delle forme sensibili del paesaggio, degli arnesi o delle macchine, degli scritti in apparenza più freddi e delle istituzioni in apparenza più completamente staccate da coloro che le hanno create. E chi non riesce a farlo “non sarà, nel migliore dei casi, che un manuale dell’erudizione. Il buon storico somiglia all’orco della fiaba: dove fiuta carne umana, là sa che è la sua preda.”

Ecco allora una carrellata delle imprese del Pipino e delle cariche da lui ricoperte una dopo l’altra nella Corte angioina, a dimostrazione di quanto potere avesse Barletta nell’allora Regnum Siciliae e di quanto siano abili i suoi figli – in ogni epoca – a “rimodellare” il suolo su cui vivono con l’intraprendenza e il coraggio che li contraddistingue, senza mai dimenticare le loro origini.

 

Francesca De Santis




permalink | inviato da araldicailritorno il 17/3/2015 alle 16:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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