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Diario


9 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI FEDERICO II.

La dinastia sveva aveva creato un sistema di governo destinato ad estendersi in tutta Italia.
Federico II aveva distrutto i privilegi dei signori feudali e le autonomie dei Comuni; sindaci, funzionari e alti magistrati erano nominati direttamente da lui e solo a lui rispondevano, senza intermediazione di altri poteri.
Il grande sovrano aveva inventato il Catasto con cui controllava le proprietà e i redditi e li tassava; aveva inoltre pianificato l’economia regolando con ferma autorità prodotti, consumi e prezzi.
La sua corte, formata solo da uomini di legge, di scienza e di cultura, fu di esempio a quelle dei Signori del Rinascimento.
Con lo spostamento della sua regalis sedes inclita imperialis a Foggia, per essere più vicino al nord Italia e alla sua Germania, Federico II venne nella nostra città in diverse circostanze poiché, se la reggia di Foggia rappresentava il punto di ritorno dei suoi numerosi viaggi, Barletta rappresentava un importante riferimento amministrativo del regno; infatti alcuni dei più importanti avvenimenti legati all’attività del sovrano avvennero proprio nella città di Barletta ove fu solennemente annunciata la VI crociata e ove, anni dopo, furono apportate delle sostanziali modifiche alle Costituzioni Melfitane.




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9 maggio 2007

"L'aquila" simbolo della dinastia sveva. Castello di Barletta.




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9 maggio 2007

Le presenze a Barletta di Federico II.

Le fonti documentali che attestano la presenza di Federico II a Barletta sono così ripartite: il 22 maggio del 1222; il 25 dicembre 1226 in occasione del S. Natale; nell’estate del 1227; il 26 marzo (Pasqua) e il 15 aprile 1228 in occasione della grande Dieta sulla piazza del castello; nel maggio, giugno, luglio e nell’agosto del 1229; nel 1231; il 26 gennaio 1233; il 25 e 29 gennaio 1235; il 10 ottobre 1242; il 19 ottobre del 1246 in cui avvenne il famoso Colloquium generale.
Da questi documenti si evince anche l’importanza che il castello di Barletta andava assumendo; infatti, secondo un’ipotesi formulata dallo storico barlettano Loffredo, si ritiene probabile che una primitiva fortificazione fosse presente sull’area attuale già intorno alla metà dell’anno 1000 poiché era consuetudine dei Normanni di consolidare le conquiste effettuate munendo di torri e mura le città occupate.
Pur mancando documenti storici utili per valutare l’entità degli interventi costruttivi, è certo l’apporto degli architetti di Federico II con una testimonianza concreta data dalla presenza di un originale corpo di fabbrica a sud est del piazzale d’arme e da due stemmi con l’aquila sveva, simbolo di insegna imperiale, che ci riportano al periodo storico legato alla dinastia sveva.
Le insegne reali sveve presenti nel castello di Barletta sono ben visibili nelle due lunette della parete a destra del piazzale d’arme e nel corpo di fabbrica retrostante.




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9 maggio 2007

Corpo fabbrica "svevo". Castello di Barletta.




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9 maggio 2007


Federico II dispose anche il rafforzamento della cinta muraria a difesa e sicurezza della città.
In quel periodo le mura primitive erano circoscritte al rione della marineria che rappresentava la parte più antica della città e si estendevano sino all’antica rocca, già trasformata in un castello massiccio e quadrato con fossato e ponte levatoio, ed erano dotate di due porte: Porta Castello e Porta del Mare (attuale Porta Marina). Tra gli anni 1215-1228 Porta Castello, antistante al maniero, fu eliminata e in sostituzione fu edificata Porta S. Leonardo, verso Trani e Andria, mentre Porta del Mare fu rafforzata. Per quanto concerne Porta S. Leonardo, questa fu rafforzata numerose volte, restaurata nel 1793 ed infine demolita nel 1925.




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9 maggio 2007

Porta S. Leonardo, Barletta. Antica stampa.




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9 maggio 2007


Federico II ammise nei Parlamenti generali l’intervento dei rappresentanti delle città regie, tra cui Barletta (Città Regia significava: libera da ogni vincolo feudale).
In quel periodo il ruolo sociale, economico e politico della città divenne molto importante. Alcuni nobili barlettani ottennero cariche importanti, tra cui bisognerà ricordare Andrea Bonello avvocato fiscale presso la Magna Curia di Napoli e Angelo Della Marra giurista della Schola Ratiocinii (l’equivalente della Corte dei Conti), con sede in Barletta. Il sovrano svevo mostrò sempre una spiccata benevolenza verso l’Ordine dei Teutonici di Barletta, poiché i fondatori di quella domus risultavano dei veri e propri germanici.
La casa dei Teutonici di Barletta assunse grande importanza già dal 1202 quando diventò sede della Casa generalizia regionale e del Magnus Praeceptor-Theutonicorum Apuliae.
Il momento di massimo splendore (in potenza e ricchezza) avvenne proprio sotto l’egemonia del Gran Maestro Ermann von Saltz, che affidò la conduzione della domus barlettana a fra’ Corrado di Basilea.
La fioritura della sede barlettana fu in stretta correlazione col prestigio acquisito dall’Ordine sotto Ermann von Saltz; infatti tutte le donazioni e gli acquisti più importanti risalgono al periodo tra il 1224 e il 1233, con un boom evidente verso il 1227, anno in cui si preparava la crociata, per cui ne conseguì un intenso sviluppo degli scambi commerciali che consentì a Barletta di superare per importanza la casa dei Teutonici di Brindisi e diventare la sede centrale del baliato di Puglia.
Deceduto a Salerno il 20 marzo 1239, per suo espresso desiderio, egli fu sepolto a Barletta; la cronaca dell’Ordine Teutonico, redatta nel 1326, attesta infatti: sepultus est in Barleto.
Il luogo preciso della sepoltura di Ermann von Saltz non viene indicata da nessuna fonte, ma è verosimile che ciò sia avvenuto presso la chiesa di S. Tommaso in quanto appartenente all’Ordine Teutonico.
Secondo la testimonianza di un documento del 1208 la chiesa e l’annesso ospedale dei Teutonici a Barletta erano ubicati fuori le mura della città e più precisamente nel borgo S. Giacomo; tale borgo, per tutto il Medioevo fuori dalle mura, fu inglobato nella nuova cinta muraria della città soltanto nel periodo spagnolo.
Il luogo della sepoltura del Gran Maestro non è stato mai individuato nonostante le ricerche di alcuni studiosi dell’Ordine Teutonico come G. J. De Wal e Bruno Schumacher e di altri appassionati studiosi di storia locale.




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9 maggio 2007

Ordinanze regie di Federico II per la Città di Barletta.

• Ottobre 1204
Da Palermo, quando aveva appena 9 anni, Federico II in veste di re di Sicilia ratifica all’Ordine dei Teutonici di Barletta il conferimento della chiesa e del monastero di S. Tommaso, unitamente alla concessione delle vigne, di un orto (zona paludi) e di un forno presso la casa di un certo Riccardo Brittoni; inoltre il re donò ai fratelli dell’Ordine una terra del demanio regio ubicata oltre il ponte dell’Ofanto (terram demanii nostri, quae est ultra pontem Aufidi).
• Luglio 1215
Appena incoronato ad Aquisgrana re dei Romani, il sovrano conferma ai Teutonici di Barletta tutte le concessioni che in precedenza erano state rilasciate dal padre Enrico VI.
• 5 febbraio 1222
Grazie all’interessamento adottato dal Gran Maestro Ermann von Saltz, suo fedele consigliere, l’imperatore ratifica la legittimità di alcuni possedimenti dei Cavalieri Teutonici di Barletta sui quali erano sorte gravi controversie.
• 25 aprile 1228: Dieta di Barletta
Federico II convoca nel castello di Barletta nobiltà, clero, dignitari e funzionari di corte per annunciare la VI Crociata, che in seguito sarà soprannominata “Crociata degli Scomunicati” perché all’indomani dell’ennesima scomunica (Gregorio IX nel giorno del Giovedì Santo, Federico era a Barletta, tenne un discorso molto duro in S. Pietro contro l’imperatore).
I delegati convenuti in Barletta erano talmente numerosi da rendere quasi insufficiente, per contenerli, il pur ampio atrio del castello e in tale circostanza l’imperatore impartisce le direttive per la gestione dell’impero nel periodo della sua assenza: il duca di Spoleto, Rinaldo di Urslinger, viene nominato reggente del regno e il conte Adenolfo d’Aquino gran giustiziere di Sicilia.
Federico non trascurò l’ipotesi di poter morire in Terra Santa e perciò fece pubblico testamento nominando il figlio primogenito Enrico (figlio di Costanza d’Aragona), re di Germania e il neonato Corrado (figlio di Jolanda di Brienne), re di Sicilia.




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9 maggio 2007

Il sigillo di Federico II.




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9 maggio 2007


• Dicembre 1234: Fiera dell’Assunta
L’imperatore svevo concede la Fiera di mezz’agosto, l’ottava di tutto il regno, da celebrarsi dall’8 sino al giorno della festa dell’Assunta.
Questo rappresentava un avvenimento molto importante poiché, oltre alla presenza di mercanti d’ogni luogo (in particolar modo fiorentini e veneziani), permetteva di dimezzare o di annullare i dazi e le gabelle e di intensificare gli scambi commerciali, consentendo un ulteriore sviluppo alla città di Barletta.
Questo risultato fu ottenuto grazie all’interessamento del nobile barlettano Angelo della Marra.
• 19 ottobre 1246: Solemne colloquium
In quella data Federico II convoca, nel castello di Barletta, un’assemblea generale dei più alti funzionari dello Stato con l’intento di promulgare alcune importanti leggi; il castello non era nuovo ad avvenimenti del genere in quanto in precedenza numerose altre riunioni si erano svolte, sia per la celebrazione di importanti manifestazioni che per il solenne annuncio di iniziative del sovrano.
Il colloquium fu un appuntamento amministrativo molto importante per il regno; nel complesso legislativo, denominato Constitutiones Occupatis e diviso in tre parti, si segnala una evoluzione rispetto alle fondamentali Constitutiones Melphitanae del 1231 e, nella prosa, è ravvisabile lo stile involuto di Pier delle Vigne. Con il pacchetto di norme licenziate a Barletta, l’imperatore svevo completa il disegno dello Stato fortemente accentrato, accentua il controllo sulla feudalità, completa l’organizzazione capillare dell’apparato burocratico, nel quale giustizieri e giudici, notai e camerari, castellani e portolani, procuratori e baiuli sono gli esecutori della volontà di un sovrano autoritario e accentratore, strumento che consente all’imperatore di consolidare la monarchia feudale ereditata dai Normanni.
Quella di Barletta è anche l’ultima importante legislazione di Federico II; gli avvenimenti incalzeranno in maniera tumultuosa sino alla malattia e alla morte nella dimora di Castel Fiorentino.
• 26 luglio 1250
Cinque mesi prima della sua morte, l’imperatore dimostra la propria benevolenza verso la chiesa del S. Sepolcro di Barletta; in quella data, dal castello di Lagopesole, Federico II si raccomanda a Gervasio di Martina, giustiziere di Capitanata, di non intralciare l’attività dell’ospedale del S. Sepolcro di Barletta.




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9 maggio 2007

Testimonianze storiche

Nella cappella del castello di Barletta è gelosamente custodito l’unico busto marmoreo esistente al mondo e attribuito dagli studiosi al grande imperatore Federico II. Esso è scolpito su di un unico blocco calcareo, alto m.1,16; il busto è privo di braccia e risultano danneggiati il naso e la bocca, con piccoli buchi di proiettili che hanno sfaldato il centro della fronte e la mascella. La testa raffigurante il grande sovrano è cinta dell’alloro cesareo mentre una fibula trattiene sulle spalle un piccolo manto; il viso magro e scavato rappresenta Federico II probabilmente nell’ultimo periodo della sua breve ma intensa vita.




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9 maggio 2007

Busto di Federico II. Castello, Barletta.




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9 maggio 2007


Il ritrovamento avvenne in maniera del tutto fortuita, in contrada Casalonga, terreno di pertinenza della città di Barletta. Protagonista del ritrovamento fu Mons. Giuseppe D’Amato, noto studioso, raccoglitore e cronista di patrie memorie.
Nel 1953, alcuni studiosi tedeschi venuti a Barletta attestarono che la statua fosse l’immagine del grande imperatore svevo Federico II di Hohenstaufen; l’autenticità della statua venne confermata dal Direttore del Museo di Bonn, venuto sul posto assieme ad una apposita commissione, dichiarando che si trattava dell’unico esemplare esistente al mondo. Altra conferma giunse dal Direttore dell’Accademia Tedesca in Roma, Deutsches Harcheologisches Istitut.
Nei mesi di luglio-agosto 1968, a testimonianza di universale riconoscimento, il prezioso mezzobusto di Federico II fu inviato alla Mostra Internazionale dell’Arte Medioevale, tenutasi a Parigi, nel celebre Museo del Louvre.




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