.
Annunci online

araldicabarlettana
stemmario


Diario


8 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI CARLO I D'ANGIO'

All’inizio della dominazione angioina si affacciarono sui mercati meridionali i ricchi mercanti e i banchieri fiorentini che, già finanziatori della Santa Sede, fornirono un appoggio economico alla Casa angioina nella lotta contro gli ultimi Svevi. Di conseguenza, anziché ripagare in denaro contante gli enormi prestiti concessi dai banchieri fiorentini, oltre all’appoggio per favorire sul piano politico la vittoria della fazione guelfa a Firenze, i sovrani angioini cedettero una grossa parte del monopolio delle vendite su alcuni beni di prima necessità, in particolare grano e sale, che in precedenza erano appannaggio della Casa regnante.
Le società fiorentine ebbero nel nostro territorio agenti di commercio in contatto con la sede principale e ne conseguì che Barletta fu tra le dieci città europee dove tutte le grandi compagnie fiorentine tennero insieme le loro succursali e che costituirono i “dieci punti cardinali del commercio fiorentino”; le altre città europee erano Bologna, Genova, Napoli, Perugia, Venezia, Avignone, Bruges, Londra e Parigi.
Nel 1268 il sovrano, consentendo ad suplicationem hominum Baroli, concesse l’ampliamento delle mura per includere le zone di nuova espansione della città.
Con il progetto di prolungamento delle mura, finalizzato per inglobare il borgo della chiesa del S. Sepolcro, fu aperta una nuova porta: Porta Croce o S. Sepolcro, dal popolo detta “la vucciaria”, cioè beccheria. Porta Croce, riedificata poi nel 1840 su disegno del barlettano Francesco Sponzilli, fu demolita nel 1863-64.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 21:20 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Disegno di Porta Croce.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 21:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 maggio 2007


L’importanza della città di Barletta e del suo castello, sempre presente negli episodi di quel tormentato periodo, trova conferma già il 20 aprile 1269 quando Carlo I d’Angiò decise di intervenire con alcune opere di ristrutturazione, ampiamente documentate, che arrivano sino al 6 maggio 1282, ingiungendo anche ai cittadini di partecipare alle spese.
In quegli anni fu ristrutturato il corpo di rappresentanza regia, il palazzo regio e fu costruita la cappella; per la direzione di queste opere fu designato l’architetto militare Pietro d’Angicourt.
Oltre all’ampio carteggio già citato riferito ai lavori effettuati nel castello, un grande stemma appartenente alla Casa d’Angiò testimonia in esso l’occupazione della dinastia angioina. Questo stemma è incastonato orizzontalmente nella bocca della cannoniera del bastione sud-est (denominato dell’Annunziata) del castello.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 21:16 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Stemma reale di Carlo I d'Angiò.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 21:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 maggio 2007


Con una serie di decreti emanati nel 1269 Carlo I d’Angiò concesse al priore dell’Ordine Gerosolimitano di Barletta di esportare derrate alimentari (frumento, orzo, legumi e sale) con esenzione da imposte doganali e da dazi; questi privilegi costituivano condizioni indispensabili per la crescita del potere economico del Priorato della città il quale, dopo la distruzione di Bari avvenuta nel giugno del 1156 ad opera di Guglielmo il Malo divenne ben presto il priorato pugliese più importante. La casa ospedaliera gerosolimitana di Barletta era ubicata sul sito dove attualmente sorge il complesso edilizio Solemar,.
Le crociate rappresentarono per il priorato di Barletta un’occasione di straordinario fervore economico e il nostro porto, grazie a questi intensi traffici, fu considerato stazione di prim’ordine per l’Oriente; i cavalieri gerosolimitani svolgevano inoltre lucrose attività bancarie gestendo e custodendo anche cospicui depositi in denaro e in gioielli appartenenti ai sovrani. Dopo la caduta di S. Giovanni d’Acri i traffici commerciali gestiti dai Giovanniti scomparvero quasi del tutto ma, il 6 maggio 1312 la casa gerosolimitana si arricchì ulteriormente in quanto incamerò tutti i beni confiscati all’Ordine dei Templari in seguito alla persecuzione voluta dal re di Francia Filippo il Bello e il compiacente pontefice Clemente V. La casa degli ospedalieri di Barletta diventava così il priorato meridionale più importante fra i sette della Veneranda Lingua d’Italia: precedeva Capua e Messina ed era preceduta da Roma, Milano, Venezia e Pisa.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 21:9 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

L'apertura della Zecca a Barletta.

L’apertura della Zecca a Barletta costituisce la conferma dell’importanza acquisita dalla città in quel periodo.
Il merito di questo importante risultato, oltre ad altri numerosi privilegi ottenuti per la città, è da attribuire all’autorevole presenza nella corte angioina del barlettano Gezolino Della Marra il quale fu uno dei funzionari contabili più abili nell’amministrare i proventi e i beni di Carlo I d’Angiò.
Gezolino Della Marra, figlio di Angelo, Giudice Razionale sotto il regno svevo di Manfredi, preferì l’adesione immediata al re guelfo Carlo I d’Angiò il quale, resosi conto delle sue grandi capacità in fatto di contabilità e amministrazione dell’azienda dello Stato, gli riconfermò l’incarico.
Affinché fosse universalmente riconosciuta la sua dominazione, re Carlo d’Angiò decise di sostituire le monete sveve, sino ad allora in circolazione, con i reali, mezzi reali e tarì d’oro; in quella circostanza l’abile sagacia di Gezolino Della Marra e la sua indiscutibile importanza nella corte angioina convinse il monarca ad istituire nella città di Barletta (oltre a quella di Messina) la Zecca per la coniazione delle nuove monete che fu istituita con editto del 15 novembre 1266.
L’importante presenza della Zecca a Barletta durò solo 12 anni coincidendo con l’apertura della Zecca in Castel Capuano a Napoli, stabilita con regia disposizione il 14 aprile 1278, e con la coniazione della nuova moneta d’oro, il famoso carlino.
Con la sua riconosciuta autorità Gezolino impedì che anche Barletta, come altre città vicine, insorgesse contro le milizie angioine durante l’insurrezione del 1268 propugnata da Corradino di Svevia, salvando la città da ben più atroci sofferenze che non le gravose tasse fino allora esposte.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 21:7 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Stemma famiglia Della Marra. Barletta, palazzo omonimo.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 21:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Barletta, città dallo straordinario fervore socio-economico.

A partire da quella data, in base alle mire espansionistiche angioine, si ordinò anche l’ampliamento del porto di Barletta e dei suoi cantieri navali per disporre di una flotta navale adeguata agli intensi traffici commerciali con l’Oriente.
In quel periodo gli artefici di queste importanti operazioni erano i cavalieri Templari e i Gerosolimitani, spesso in contesa tra di loro, che avevano intrapreso un florido rapporto tra Barletta e S. Giovanni d’Acri in Terra Santa. Le derrate alimentari (orzo e grano) insieme al sale, l’olio e il vino, costituivano una attività molto redditizia che, oltre ad avvantaggiare la potenza economica di quegli ordini, contribuirono allo sviluppo economico della città.
Il ruolo di importanti funzionari barlettani nel Consiglio di Corte instaurato dal sovrano per la formazione di suo figlio Carlo II, quale Vicario ed erede del reame, era tanto rilevante che su sette componenti, tre erano barlettani (Andrea Rufolo, Bartolomeo e Andrea Bonello).
Durante la dominazione angioina l’ufficio fiscale preposto per la riscossione delle imposte indirette era il Regio Secreto che, unito all’ufficio del Regio Maestro Portulano (che aveva la direzione delle dogane), si occupava dei traffici e dei diritti portuali.
In questo periodo tutto il regno di Napoli era diviso in quattro Secretie: Principato con Terra di Lavoro e Abruzzi, Puglia, Calabria e Sicilia. La Secretia più importante e che durò più a lungo fu quella di Puglia con le province di Bari e Capitanata.
In un documento datato 17 agosto 1272, ricavato dai registri del governo di Carlo I d’Angiò, si specificano in modo particolare le entrate del detto ufficio che comprendevano i proventi di bajulazione, le dogane, le gabelle, i fondaci, le esiture di cacio, olio, carne salata, diritti di stadera, sego, sale, ferro, acciaio, pece, seta, coltelli, falsi pesi, misure, giochi d’azzardo fatti di giorno, pennoni e bandiere.
La Secretia veniva ceduta dal sovrano in appalto o in fitto e diversi esponenti della nobiltà barlettana, favoriti dall’importanza della città e dalla sua intensa attività portuale, si inserirono come reggenti di questo importante ufficio.
Nel 1268 risultano reggenti ad cabellam (in appalto) i nobili barlettani Barnaba de Riso e Filippo Maresca; nel 1269-70 i R. Portulani di Barletta erano addirittura sei e cioè: Guillelmus de Caroangelo, Riccardus Bonellus, Matheus de Martino, Ursone Castaldus, Andrea de Comestabulo e Tancredus de Sansone, mentre il Regio Secreto del 1270 fu Nicola Acconzaico.
Alcuni storici sostengono che il Portulano dimorasse in Barletta dal periodo angioino, ma il più delle volte la sede si trovava a Napoli e nelle città marittime di Puglia; con gli aragonesi la sede di Barletta diventerà permanente.
Nel 1276, il noto giureconsulto barlettano Rinaldo Cognetta mise per iscritto le Consuetudini e leggi municipali di Barletta, ottenute in precedenza dai re Normanni, che furono approvate dagli Angioini; grazie alla sua opera il prezioso patrimonio di tradizioni giuridiche che la città possedeva non andò disperso.
Le consuetudini barlettane furono compilate in epoca anteriore a quelle più famose di Bari, Amalfi e Napoli.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 21:3 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

La traslazione delle sacre spoglie di S. Ruggiero, Patrono della Città di Barletta.

Sempre nel 1276, durante il regno di Carlo d’Angiò, avvenne la traslazione delle sacre spoglie di S. Ruggiero da Canne a Barletta. Nato nella zona cannese di Pietra Borgo tra il 1060-1070 Ruggiero, già Diacono per le sue virtù, fu acclamato Vescovo di Canne a voce di popolo e di clero nel 1090 circa.
Per santità di vita e per impegno pastorale entrò subito nella leggenda e fu elevato agli onori degli altari pochi anni dopo la sua scomparsa avvenuta presumibilmente il 30 dicembre 1129. Le sacre spoglie mortali furono conservate in un sepolcro collocato nella cattedrale di Canne e vi rimasero per circa 150 anni.
Causa la distruzione di Canne, seguita da un esodo dei cittadini verso la vicina Barletta, la chiesa cannese, ormai semidiroccata, fu varie volte esposta ai ladri e conseguentemente clero e popolo barlettano, guidati dall’arciprete Paolo della cattedrale di Barletta, il 27 aprile 1267, trafugarono le reliquie di S. Ruggiero assieme ad altri oggetti sacri che sistemarono nella chiesa di S. Maria Maggiore in Barletta.
Questo avvenimento suscitò una forte reazione da parte del vescovo di Canne Teobaldo che fece ricorso al Sommo Pontefice il quale ordinò un’inchiesta che si risolse in un nulla di fatto; le sacre ossa di S. Ruggiero nel frattempo furono traslate nottetempo e con la massima segretezza nel monastero delle Benedettine Celestine, annesso alla chiesa di S. Stefano Protomartire, e nascoste in luogo sicuro.
Col passare degli anni, cessato il timore di una nuova trafugazione e incrementandosi il culto verso il Santo, le sacre spoglie furono sistemate nella suddetta chiesa che prese il suo stesso nome.
Diversi documenti della fine del XVI secolo attestano S. Ruggiero Patrono della città di Barletta; nel 1736 il popolo, in ringraziamento verso il Santo Patrono per aver liberato la città dalla peste, eresse un busto d’argento ancora oggi venerato con intensa devozione da migliaia di fedeli.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 21:0 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Ordinanze regie di Carlo I d'Angiò per la Città di Barletta.

• Con ordinanza del 15 novembre 1266 Carlo I d’Angiò istituisce la Zecca di Barletta; sarà operativa per 12 anni, come succursale della Zecca di Brindisi, da cui furono fatti venire gli zecchieri; funzionò sino al 1278 lavorando solo monete d’oro: reali, mezzi reali e tarì.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 20:57 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Il Reale, moneta di Carlo I d'Angiò coniata nella Zecca di Barletta.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 20:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 maggio 2007


• Il re angioino, con diploma del 5 luglio 1267, reintegra nell’Ufficio di Protontino (Sovrintendente delle navi e degli equipaggi in Barletta e Monopoli) e nel godimento della gabella sulla macellazione il barlettano Filippo Santacroce, in precedenza esiliato dagli Svevi; inoltre il sovrano gli concesse anche la Signoria di Candela e Montemilone e un palazzo in Barletta.
Il Santacroce fu anche chiamato a far parte del Consigli del re ma, nel 1270, sospettato di infedeltà nel preparare la flotta di Puglia contro l’imperatore di Costantinopoli, gli venne inflitta una severa condanna per cui ne morì di dolore. Due anni dopo, riconosciuta l’innocenza del Santacroce e riabilitata la sua memoria, furono restituite le Signorie e gli Uffici paterni al figlio Angelo.
• Impegnato ad annullare e a vanificare tutte le realizzazioni dell’odiata dinastia sveva, Carlo I d’Angiò ordina la consacrazione della basilica di S. Maria Maggiore che fu benedetta il 17 dicembre 1267 da Randolfo, vescovo albanese legato alla Santa Sede (il sovrano considerava nulla la cerimonia di consacrazione della chiesa avvenuta nel 1262 sotto il regno di Manfredi poiché era stato scomunicato dal papa Clemente IV).
• Nel 1273 Carlo I d’Angiò, consapevole di un’altra importante funzione del priorato di custodire depositi di somme di denaro, affida al priore di Barletta una ingente quantità di once d’oro da consegnare all’ammiraglio della flotta angioina per il pagamento delle truppe militari.
• Il 18 agosto 1273, in seguito a numerose controversie circa la delimitazione dei confini delle rispettive proprietà tra cives barolitani e cannenses, il re Carlo ordina al giustiziere di Terra di Bari e al portulano d’Apulia di preparare un’indagine topografica che risalisse fino all’epoca della dinastia sveva.
L’indagine topografica sui tenimenti di Barletta e Canne, ordinata da Carlo I d’Angiò, trovò la sua prima applicazione vent’anni dopo quando il figlio Carlo II, con diploma del 4 luglio 1294, decretò l’unificazione dei due territori accogliendo le rimostranze di tanti barlettani proprietari di terreni e masserie sul territorio cannense. L’unione territoriale fra Barletta e Canne fu consacrata con atto regio del 12 aprile 1303 e per togliere ogni dubbio e incertezza il sovrano ordinò la demarcazione dei due primitivi confini con termini lapidei. Sebbene il nuovo comprensorio avesse assunto la denominazione di Barulum, i due territori restarono distinti sul piano fiscale, in quanto gravati da tasse separate, oltre che sul piano ecclesiastico poiché la Diocesi di Canne continuò a funzionare fino al 1455 quando il papa Callisto III unificò il titolo di Canne a quello dell’Arcivescovado nazareno che si era trasferito a Barletta dalla Palestina fin dal 1237.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 20:53 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI FERDINANDO I D'ARAGONA DETTO FERRANTE.

Gli Aragonesi di Napoli accordarono grazie e privilegi a quelle Università che si erano mostrate loro fedeli; queste ultime, memori del divieto del 6 maggio 1272 di Carlo I d’Angiò che proibiva ogni autonomia locale, approfittarono della favorevole occasione e diedero una nuova e più aggiornata organizzazione al loro interno. Di conseguenza, negli Ordinamenti Municipali di molte città del Regno (San Severo, Barletta, Manfredonia, Salerno, Atri, Aversa), risulta che ognuna di esse possedeva un proprio sigillo, conservato in una cassa assieme ai Notamenti e custodita nella sagrestia della chiesa più sicura della città. Il sigillo della Città di Barletta era custodito nella chiesa dei Canonici del Santo Sepolcro con sei chiavi de le quali ciascheuno dei dicti sei Priori ne tene al presente una (1 ottobre 1491).




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 20:47 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Stemma reale di Ferdinando I d'Aragona detto Ferrante.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 20:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Barletta 4 febbraio 1459: incoronazione di Ferdinando D'Aragona detto Ferrante.

Durante la dominazione aragonese un fatto molto importante per la città di Barletta fu la solenne incoronazione di Ferdinando I d’Aragona, detto Ferrante.
In quel periodo infatti, Barletta era considerata, per importanza, la seconda città del Meridione dopo Napoli. Il grande avvenimento, al quale presero parte i più alti dignitari dello Stato, si svolse il 4 febbraio 1459 nella Cattedrale di Barletta e, per volere di papa Pio II, fu incaricato ad officiare la sfarzosa ed importante cerimonia di incoronazione l’Amministratore Apostolico Latino Orsini, cardinale di Bari, che incoronò Ferrante benedicendolo nel triplice titolo di re di Sicilia, di Gerusalemme e di Ungheria.
Il memorabile evento dell’incoronazione è riportato nella scrittura di una lastra commemorativa, posta su una colonna della cattedrale di Barletta.
Per molti secoli dubbi e contraddizioni hanno prevalso circa l’attendibilità dell’avvenuta incoronazione di Ferdinando I d’Aragona nella cattedrale di Barletta. Nel 1681 l’arciprete di S. Maria Maggiore, Tristano de Queralt, rinvenne tra le varie carte conservate nella chiesa una pergamena del 1478 che recava in calce il sigillo del re aragonese che attestava in maniera inconfutabile l’avvenuta incoronazione nella cattedrale della città di Barletta. Nel 1731 l’intero contenuto di questo documento, che nel frattempo era stato custodito gelosamente dall’arciprete, fu fatto trascrivere interamente su una lastra di marmo, arricchita di un busto in bassorilievo con l’effigie del sovrano aragonese e posta su un pilastro della navata centrale della cattedrale.
Autore di questa iniziativa fu il conte Francesco Marulli con l’intento di spegnere definitivamente le ipotesi sostenute soprattutto dal Clero tranese che assegnavano quell’incoronazione alla basilica di S. Nicola di Bari. In occasione dell’avvenuta incoronazione il nuovo re concesse molti titoli e uffizi, decorò i sindaci con la nomina di Cavalieri e ingiunse numerosi sgravi fiscali alla città; per commemorare questo importante avvenimento nella zecca di Napoli furono coniate nuove monete d’argento, dette coronati, con l’effigie del re nell’atto di ricevere la corona.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 20:44 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Bassorilievo rappresentante Ferdinando I d'Aragona detto Ferrante.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 20:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 maggio 2007


Sotto la reggenza di Ferdinando d’Aragona vennero ordinati i lavori di ampliamento del porto (1465), la costruzione del Palazzo del Capitaneo (1473) e del Palazzo del Priore (1488).
Previa autorizzazione del sovrano l’Università di Barletta, pur vivendo in un momento di grave crisi economica, prelevando anche parte delle entrate del clero, realizzò l’ampliamento della chiesa di S. Cataldo che porterà, attraverso le varie fasi costruttive, all’edificazione attuale. Le testimonianze concrete che attestano l’esistenza di questo ampliamento sono ben visibili con due lapidi infisse sul muro esterno della chiesa che risalgono rispettivamente al 1491 e al 1498. La più antica delle due lapidi, ed anche la più consumata, posizionata sul prospetto superiore che si affaccia su piazza Marina, rappresenta l’ennesima riprova della gratitudine della città di Barletta verso i regnanti della Casa d’Aragona. La lastra in marmo rappresenta un’autentica testimonianza della dominazione della dinastia aragonese a Barletta ed è contraddistinta da una parte superiore sulla quale, in bella evidenza, spicca lo stemma di Ferdinando I d’Aragona con l’incisione in rilievo relativa al blasone dei regni d’Aragona, di Ungheria e di Gerusalemme; il tutto sormontato dalla corona reale.
Al fianco dello stemma reale è raffigurato quello di Alfonso, figlio primogenito, duca di Calabria, distintosi nella guerra contro i Turchi.
La parte sottostante della lapide porta incisa la seguente iscrizione:
DIVO FERDINANDO REGI OPTIMO ALFONSO Q. EIU. PRIMOGENITO CALABRIE DUCI PRINCIPI INVICTISSIMO 1491.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 20:39 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Stemmi reali di Ferrante e di Alfonso II.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 20:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 maggio 2007

La ribellione dei Baroni

Ferrante d’Aragona era costretto spesso a spostarsi nel regno per combattere quelle città che insorgevano contro di lui e, in uno di questi episodi di guerra, fu interessato il territorio della città di Barletta. Nel 1461 il sovrano, dopo aver asportato a viva forza un cospicuo bottino custodito a Monte S. Angelo, giunse in Barletta col suo esercito ma fu assediato dalle truppe dei baroni ribelli del principe di Taranto guidati dal conte Giulio Acquaviva e da Jacopo Piccinino. Un insperato aiuto gli giunse dal condottiero albanese Giorgio Castriota Scanderbeg che non aveva dimenticato gli aiuti di denaro e di uomini ricevuti dal padre di Ferrante, Alfonso I d’Aragona, che gli aveva permesso di sconfiggere i Turchi. Lo Scanderbeg, con un esercito di 1000 fanti e 700 cavalieri, mise in fuga gli assedianti e liberò il re che poté quindi fare ritorno in Campania. La città di Barletta fu temporaneamente affidata al Castriota e il re, grato e riconoscente, gli concesse in feudo le terre di Monte S. Angelo e di S. Giovanni Rotondo e una provvigione annua di 1200 ducati. Con i Capitoli di Grazia del 1458, 1465 e 1481 Ferrante venne in soccorso dell’amministrazione cittadina; intervenne con agevolazioni fiscali per favorire gli aggregamenti dei forestieri, concesse le mezzane di Spinalba, dell’Ofanto e di Rasciatano per ripagare la città dalla minorazione territoriale subita con l’istituzione della mena delle pecore (transumanza) e riformò il privilegio di Foro paesano.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 20:34 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Una nuova cinta muraria.

Durante il periodo aragonese anche il castello di Barletta fu interessato a rafforzamenti mirati, previsti per una migliore fortificazione delle postazioni del Regno, soprattutto in considerazione dell’accresciuta importanza che andavano assumendo le artiglierie.
Il sovrano dispose i lavori per i fossati e ordinò anche il potenziamento delle fortificazioni della città con un prolungamento delle Mura che racchiuse Borgo Nuovo e Borgo S. Giacomo, rendendo necessario l’apertura di un’altra porta che fu denominata Porta Reale. Costruita durante gli anni 1458-1465, l’esistenza di Porta Reale è comprovata dallo statuto civico del 1471, art. 12, Gabella Iumellae, ove si legge che l’Università autorizza l’entrata di orzo, grano e altri legumi soltanto da Porta Reale o da Porta S. Sepolcro, vietando l’ingresso da Porta Marina o da Porta S. Leonardo.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 17:55 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Disegno di Porta Reale.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 17:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 maggio 2007


Sempre nel 1471 Barletta divenne sede permanente dell’ufficio fiscale del Regio Maestro Portulano di Puglia che si occupava della direzione delle dogane. Questo importante ufficio, già in sede temporanea dai tempi della dominazione angioina, fu istituito in Barletta dal Vicario del regno, Alfonso, figlio di re Ferrante. Infatti è noto come Alfonso II d’Aragona abbia fatto dimora in Barletta e la conferma di questa tesi è data dall’esistenza di un suo decreto “datum in regia paterna Terra Baruli”.
Nel documento, catalogato al n.° 149 del Repertorio delle pergamene di Barletta, il Supremo Regio Consiglio esamina i privilegi del Maestro Portulano residente a Barletta che trattava le cause civili e criminali dei lavoratori delle Saline di Barletta, contro le pretese del Capitano della stessa città.
Fu inoltre stabilito che se il Portulano dopo 40 giorni dal delitto non avesse punito o giudicato il reo appartenente alle Saline, la causa sarebbe stata deferita al giudizio del Capitano.
La sede dell’ufficio del Regio Maestro Portulano di Puglia in Barletta viene specificata in un documento dell’8 maggio 1535 e risulta ubicata nel palazzo del nobile Michele Gentile, attualmente sede del Banco di Napoli, in corso Garibaldi. Nei periodi successivi la sede del Portulano sarà collocata in altre zone della città.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 17:52 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Ordinanze regie di Ferrante per la Città di Barletta.

• 5 febbraio 1459
Il re Ferrante concede all’Arcivescovo di Nazareth l’ufficio di mastromercato della Fiera dell’Annunziata che, con quella dell’Assunta a metà agosto e di S. Martino a novembre, diventa la terza fiera annuale celebrata a Barletta.
• 8 febbraio 1466
Il re concede i primi Statuti del Regno.
Questi ordinamenti, disposti per migliorare la governabilità della città, costituiscono un insieme di leggi e consuetudini che si rifanno alle riforme di governo già introdotte dagli Svevi e dagli Angioini.
• 6 marzo 1466
Il sovrano prolunga da 10 a 15 giorni la durata della Fiera dell’Annunziata.
In precedenza la concessione fieristica era stata confermata con diploma del 7 agosto 1461.
• 28 dicembre 1470
Tra le numerose grazie e privilegi concessi da Ferrante I d’Aragona si annovera la concessione alla chiesa cattedrale di cento carri annui di sale provenienti dalle Saline di Barletta.
Un terzo del ricavato doveva servire per finanziare le scuole di musica, di lettere e di teologia per l’insegnamento dei giovani chierici poiché in quel periodo solo le chiese cattedrali erano autorizzate per questo compito.
• 7 agosto 1473
Riforma degli Statuti del Regno.
• 9 agosto 1473
Per concessione reale, Ferrante d’Aragona, in segno di riconoscimento per la fedeltà dimostrata dalla città verso la dinastia aragonese, fa aggiungere allo stemma civico le due lettere F. B. iniziali di Fedelissima Barletta, poste una su ogni lato dello stemma (Fig. 38).
In città esistono ancora numerosi esemplari di stemmi civici che portano impresso sui lati le lettere F. B.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 17:51 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Antico stemma Città di Barletta.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 17:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Restauro e definitiva collocazione della statua di Eraclio e i nuovi Statuti.

• 19 maggio 1491
Re Ferrante autorizza la restaurazione e la collocazione della statua di Eraclio sotto il portico del Sedile del Popolo, che era situato davanti all’ingresso settentrionale della chiesa del S. Sepolcro.
“Il colosso Eraclio” è una statua bronzea di stampo bizantino alta metri 5,20.
Ritrovata in modo fortuito, nel XIII secolo, sul molo di Barletta, forse a causa di un naufragio della nave che lo trasportava, la statua subì la mutilazione di gambe e braccia che vennero fuse per costruire le campane del convento dei Frati Predicatori di Manfredonia che ne avevano fatto richiesta. Questo scempio fu autorizzato con rescritto del 9 giugno 1309, registro n° 185, da Carlo II d’Angiò, detto “lo zoppo”.
Successivamente la statua fu portata via dal molo e fu collocata su un basamento nei pressi della chiesa del S. Sepolcro. L’ubicazione della statua è precisata in un documento datato 13 dicembre 1442 con il quale Alfonso il Magnanimo, re di Napoli, concede un giorno di mercato franco, il lunedì, nel loco de Aracho.
Verso la fine del XV secolo, previa autorizzazione di re Ferrante, l’amministrazione comunale, unitamente ad una sottoscrizione di cittadini benestanti, incaricò lo scultore napoletano Fabius Albanus di ricostruire le parti mancanti della statua.
Il lavoro fu eseguito sul posto con perizia e maestria e, il 19 maggio 1491, il monumento fu situato su un basamento di pietra nello stesso posto ove ancora oggi lo si può ammirare.
Monumento simbolo della città, ribattezzata “Arè” dai barlettani, la statua domina con la sua imponente mole Corso Vittorio Emanuele.
• 10 agosto 1491
Nuova riforma agli Statuti del Regno.
Ferdinando d’Aragona, con le modifiche apportate, aumenta da 72 a 108 la rappresentanza dei membri facenti parte del Consiglio Comunale; di questi, ben due terzi appartenevano al ceto popolare.




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 17:47 | Versione per la stampa


8 maggio 2007

Eraclio, "il colosso". Barletta




permalink | inviato da il 8/5/2007 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     aprile        luglio
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Barletta, le antiche nobiltà
Barletta, stemmi
Barletta story
La disfida di Barletta
Profilo editoriale
Barletta, pillole di storia moderna
Le pietre "nobili": gli stemmi presenti a Barletta .

VAI A VEDERE


CERCA