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Diario


7 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI FERDINANDO IL CATTOLICO.

Con la trattazione a parte della Disfida di Barletta, avvenuta nel 1503, che rappresenta uno dei momenti più esaltanti ed esaltati della nostra città, sono numerosi gli episodi storici, non altrettanto felici, accaduti durante il regno di Ferdinando il Cattolico.
La tradizionale politica anti-francese degli Aragonesi si concretizzò nel gennaio del 1504, col trattato di Lione, quando Ferdinando detto il Cattolico acquisì il Regno di Napoli che diventò vicereame spagnolo sotto il comando di Consalvo da Cordova.




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7 maggio 2007

Stemma reale di Ferdinando il Cattolico.




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7 maggio 2007

L'estenuante conflitto Spagna-Francia sul nostro territorio.

Con l’annessione del Regno di Napoli alla Spagna di Ferdinando il Cattolico, la città di Barletta, essendo direttamente controllata dalla Corona, costituiva un caso particolare nel panorama generale del Regno, poiché non aveva mai dovuto sottostare al regime di un feudatario che ne avrebbe altresì condizionato le attività economiche e strutturali. Questa relativa autonomia era stata la causa principale di una espansione economica, incominciata fin dal XIII secolo, che aveva visto l’affermarsi di alcune nobili famiglie barlettane anche nel panorama gerarchico del Regno.
Appena insediatosi, il viceré Consalvo da Cordova confermò tutti i privilegi e quelle autonomie concesse alla città dai sovrani Aragonesi, ma abolì la riforma elettorale del 1491, ripristinando le modalità del 1473, che erano nettamente favorevoli ai nobili. Questo decreto consentì alla nobiltà barlettana di egemonizzare la gestione amministrativa e politica della città, innescando dei conflitti che non sempre corrispondevano alle aspettative e alle esigenze cittadine.
Negli anni successivi, dall’episodio della Disfida fino al 1529, furono per Barletta anni di grandi incertezze e di paura; il suo territorio, come tante altre città del Mezzogiorno, non fu protagonista, ma solo lontano spettatore, di una serie ininterrotta di guerre per la supremazia delle due potenze straniere.
Nella primavera del 1528, un esercito composto da Francesi e Veneziani sconfinò in Capitanata e, trovando indifese le città costiere, rioccupò Trani e Monopoli; resistettero solo le città di Manfredonia e Barletta, ma in quest’ultima, una fazione di nobili capeggiata dai Della Marra, a causa della scelta di mantenere un atteggiamento neutrale, consentì all’esercito invasore di impadronirsi della città.
I mercenari francesi, comandati da Renzo da Ceri, si rifiutarono di riconoscere queste intese e portarono scempio e distruzione in tutti i borghi extra moenia della città; furono così distrutti i borghi di S. Antonio Abate e S. Vitale, con le relative chiese, conventi e monasteri, oltre a molte case di nobili e nuovi quartieri artigiani in via di formazione. L’occupazione durò all’incirca quindici mesi e questi tristi avvenimenti sono ricordati con una scritta incisa sul muro della cattedrale : nell’anno 1528 fu sacchegiata et destructa Barlecta per la discordia de li citadini.
Con la pace di Cambrai, stipulata il 5 agosto 1529, Barletta (e il Regno di Napoli) venne definitivamente assegnata alla Spagna che manterrà questo dominio ininterrottamente sino agli albori del XVIII secolo.
Durante l’egemonia spagnola di Ferdinando il Cattolico il castello di Barletta subì diversi interventi, anche se insufficienti, per migliorare le proprie capacità difensive.
Appartiene a questo periodo lo stemma reale di questo sovrano che rappresenta una magnifica testimonianza della dinastia spagnola che la città di Barletta conserva nel piazzale d’arme del castello ed è pertinente al periodo 1503 - 1516. Anticamente lo stemma era collocato sul lato destro della facciata principale del Sedile del Popolo che era addossato alla chiesa del S. Sepolcro e che fu abbattuto nel 1925.




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7 maggio 2007

L'antico Sedile del Popolo con lo stemma reale.




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7 maggio 2007

Ordinanze regie di Ferdinando il Cattolico per la Città di Barletta.

• 2 maggio 1504
Con l’assenso di Ferdinando il Cattolico, il nuovo viceré di Napoli, Consalvo da Cordova , che aveva a lungo dimorato in Barletta nel periodo della Disfida, concede alla città i Capitoli di Grazie per sopperire ai numerosi danni subiti durante il conflitto con i francesi.
• 23 febbraio 1507
In occasione di una breve visita nel Regno, il sovrano spagnolo riconferma alla città di Barletta l’esenzione dei proventi fiscali ordinari (equivalente all’attuale imposta di famiglia) e dispone che il ricavato di questi privilegi siano utilizzati per il rifacimento delle mura, per i lavori nel porto e per altre opere pubbliche.
Questi provvedimenti, seguiti da un se pur breve periodo di pace, contribuirono al risveglio economico della città con un sensibile aumento della popolazione.




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7 maggio 2007

Gonzalo Fernandez de Cordoba, el Gran Capitano. Antica stampa.




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7 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI CARLO V.

Con l’incoronazione ad imperatore di Carlo V, avvenuta a Bologna nel 1530, inizia una nuova fase per il Mezzogiorno d’Italia che provocherà profondi e durevoli cambiamenti.
Il Regno di Napoli, persa la propria autonomia, si trasformò in un Viceregno al cui comando vi era un rappresentante della Corona di Spagna che prendeva ordini direttamente da Madrid; questo già in precedenza era avvenuto sotto il regno di Ferdinando il Cattolico, ma una trasformazione vera e propria, dal vecchio regno feudale ad uno Stato moderno ed assolutistico, si ebbe proprio dopo il 1530.
Il potere politico della città si concentrò nelle mani del Castellano, ma le istituzioni locali restarono appannaggio della nobiltà cittadina.




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7 maggio 2007

Stemma reale di Carlo V.




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7 maggio 2007

Castello di Barletta, baluardo cristiano contro i Turchi.

Carlo V scelse Barletta come baluardo cristiano contro gli attacchi dei Turchi ritenuti padroni del Mediterraneo e dispose l’edificazione del Castello secondo i più moderni dettami dell’architettura militare cinquecentesca. Infatti, poiché le tecniche di guerra erano ormai improntate soprattutto all’uso dell’artiglieria, e il castello di Barletta risultava inadeguato alla sua funzione militare, Carlo V ordinò la costruzione di una fortezza più adatta ai nuovi modelli di fortificazione cinquecentesca; il Sovrintendente alle fabbriche militari del regno, Fernando de Alarcon, disegnò personalmente i progetti di fortificazione del castello e il 30 gennaio 1532 nominò Sebastiano de Chignones Commissario, con l’incarico di far eseguire e di sorvegliare i lavori di ampliamento dei suddetti progetti.
Furono così costruiti i quattro grossi bastioni angolari, nei quali fu ricavato un doppio ordine di casamatte emisferiche, con aperture di fuoco presenti anche lungo le cortine murarie, che diedero al castello una figura imponente di fortezza inespugnabile; questa prima fase dei lavori terminò nel 1537.




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7 maggio 2007

Castello di Barletta, visione laterale.




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7 maggio 2007


Un’altra fase relativa all’ampliamento e al rafforzamento difensivo del castello spazia tra il 1552 e il 1559. Verso la fine del secolo (1595) ci furono ulteriori lavori al fossato e fu completato il circuito intorno al castello fino al lato nord lambito dal mare.
Alle spese di fortificazione del castello l’Università di Barletta era chiamata a contribuire con il versamento di ducati mille annui fino al 1570. A questa spesa erano tenute a contribuire anche le seguenti Università: Andria, Canosa, Spinazzola, Minervino, Quarata (Corato), Ruvo, Gravina, Altamura e Terlizzi, le quali contribuirono fino al 1564 per un importo pari a ducati 55.000.




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7 maggio 2007

Ampliamento delle mura.

Carlo V dispose anche il rafforzamento delle fortificazioni intorno alla città e, col compimento delle Mura, fu aperta Porta Nuova o Porta di S. Sebastiano.
Elevata nel 1519, la facciata esterna di Porta Nuova aveva per caratteristica due nicchie: nella più grande fu posizionata una statua di S. Michele, mentre quella più piccola conteneva una statua raffigurante S. Sebastiano da cui la Porta prese il nome.




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7 maggio 2007

Porta Nuova o di San Sebastiano. Antica stampa.




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7 maggio 2007

La difesa costiera e le Torri Vedetta.

La necessità di difendere le coste dall’azione corsara dei Turchi spinse il viceré di Napoli, don Pedro de Toledo, (il quale sarà poi imitato anche dai suoi successori) ad ordinare la costruzione di una serie di torri-vedetta che ancora oggi, anche se con un diverso stato di conservazione, si snodano lungo il litorale dell’intero ex Regno di Napoli. Questo progetto difensivo però comportò una maggiore pressione fiscale, già rilevante, che creò vivo malcontento nella popolazione.
La costa del territorio pertinente alla città di Barletta fu interessata dalla costruzione di Torre Petra (denominata ufficialmente “Torre della punta della Pietra”) che aveva soprattutto la funzione di torre-lanterna, con faro mantenuto ad olio, o torre d’avviso e doganale, Torre delle Saline e Torre Ofanto, che aveva duplice funzione: quella di sbarramento perché “messa alla marina” e quello di impedire che scialuppe corsare o barbaresche si approvvigionassero di acqua dolce da una inesauribile sorgente.
Il personale torriero di queste tre postazioni era alle dirette dipendenze del Castello di Barletta.
Nel luglio del 1537 la città di Barletta venne minacciata dai Turchi del temuto Kaireddin il quale con un’armata di 30.000 uomini mise le ancore in questa marina assediandola. Il tentativo di mettere al sacco Barletta, come tante altre città dell’Adriatico, fallì grazie a quei presidi di difesa costieri previsti dal viceré don Pedro de Toledo, oltre che per la resistenza della città e per l’avvicinarsi di ingenti forze spagnole in soccorso da Melfi.




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7 maggio 2007

I resti di Torre Ofanto. Località fiumara, Barletta.




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7 maggio 2007


Nonostante il pericolo turco sul mare la vitalità dell’economia cittadina di questo periodo consentirà di resistere alla perdita di quel rapporto privilegiato con l’Oriente. Alle casate aristocratiche di Barletta (Della Marra, Santacroce, Marulli, Gentile), già attive sul controllo dei commerci, si aggiunsero nomi nuovi provenienti da ogni parte d’Italia (Affaitati, Centurione, De Girardis, De Mari), oltre all’attivissima comunità greca e agli onnipresenti ragusei.
La metà del XVI secolo si caratterizzò anche col cambiamento dell’assetto urbanistico della città che fu completamente ridisegnato grazie alla costruzione di nuovi edifici privati e di nuove chiese e conventi.




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7 maggio 2007

Ordinanze regie di Carlo V per la Città di Barletta.

• 30 gennaio 1519
Nell’ambito del potenziamento delle mura di Barletta, con ordinanza del re Carlo V, viene acquistata la casa di Nisio Lavello; sarà demolita per costruire la Porta Nuova al punto di congiungimento della cinta muraria della città; la porta sorgeva tra l’attuale piazza Moro e via Consalvo da Cordova e presso questa porta si pagava la gabella detta passo di Canne.
• 10 maggio 1521
L’imperatore dispone la riforma degli Statuti della municipalità.
L’intervento del sovrano fu reso necessario per sanare il conflitto esploso tra il gruppo dei Nobili (che da tempo egemonizzava la gestione amministrativa e politica della città) e dei Popolari (altoborghesi e nobiltà di toga) che costituivano il Consiglio della Città.
• 30 gennaio 1532
Carlo V, in considerazione delle mutate tecniche di guerra, improntate soprattutto all’uso dell’artiglieria, ordina di fortificare il castello, dandogli l’aspetto attuale con impianto simmetrico e spigoli protetti da quattro grossi bastioni a lancia, secondo il quadro del grande disegno strategico del viceré Pietro da Toledo.




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7 maggio 2007

Barletta, il castello. Veduta panoramica.




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7 maggio 2007

Altre ordinanze di Carlo V.

• 1540
Costruzione del nuovo Palazzo Pretorio; sulla parete opposta all’ingresso viene posizionata una lapide con una iscrizione dedicata a Carlo V.
• 28 luglio 1542
In segno di gratitudine per la fedeltà dimostratagli, il re Carlo V esonera la città di Barletta da ogni tipo di imposte fiscali per parecchi anni e accorda anche il condono del contributo annuo di ducati mille versato dalla municipalità per contribuire alle opere di costruzione del castello.
• 17 dicembre 1552
Un atto rogato dal notaio Jacobus de Geraldinis certifica il pagamento di una somma stanziata per l’allargamento del fossato del castello di Barletta.

Tra gli altri privilegi formulati da Carlo V vi è un provvedimento del 1536 che conferma ad Eligio Della Marra, esponente della nobiltà barlettana, il possesso della baronia del Casale della Trinità (l’odierna Trinitapoli). Casal Trinità, a lungo un casale di Barletta, fu feudo dei nobili barlettani Marulli e Della Marra fino al 1586 quando passò feudo dei Cavalieri di Malta (dal 1589 al 1798).
Il casale sorgeva lungo uno dei tratturi della transumanza che da Foggia portava i pastori sino al ponte di Barletta sul fiume Ofanto e quindi in Terra di Bari.




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7 maggio 2007

BARLETTA DURANTE IL REGNO DI FILIPPO IV.

Il Viceregno napoletano, sottoposto sempre di più ad una pressione fiscale divenuta ormai insostenibile in quanto soprattutto mal distribuita, continuò inesorabilmente la propria decadenza.
Carestie e pestilenze aggravarono ulteriormente la già precaria situazione della popolazione che non riusciva più a frenare un malcontento ormai generalizzato.
La rivolta di Masaniello (giugno-luglio 1647), fu una conseguenza di questo grave stato di crisi in cui versava l’intero Mezzogiorno e l’eco di questo tentativo di rivoluzione giunse anche nella nostra città.




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7 maggio 2007

Stemma reale di Filippo IV




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7 maggio 2007

L'eco della rivolta di Masaniello.

In una lettera del barlettano don Diego della Marra, datata 20 luglio 1647, indirizzata a un nobile napoletano, viene descritta con dovizie di particolari la sommossa che avvenne in Barletta quattro giorni dopo l’uccisione a Napoli di Masaniello.
La rivolta fu innescata da un certo Lorenzo o Paolo Rebecca, di professione pescatore, che raccolse una gran folla e pose d’assedio il palazzo del governatore dove il sindaco si era rifugiato; non avendolo trovato, la folla inferocita si diresse verso la sua casa e in preda ad una folle ribellione vi fu appiccato il fuoco.
Accorsero molti religiosi che si adoperarono subito per spegnere l’incendio e per sedare gli animi dei più esasperati che tentarono anche di aggredire le donne; poi i rivoltosi si appropriarono dello stendardo che il sindaco riceveva la mattina dell’11 novembre per l’annuale fiera di S. Martino e sventolandolo per strada annunciarono di voler essi stessi governare la città al posto delle autorità.
Questa situazione provocò immediatamente la reazione di molti nobili barlettani che, subito riunitisi, affrontarono i rivoltosi sparando con gli archibugi riuscendo così a disperderli e a metterli in fuga.
La mattina seguente, temendo che la rivolta potesse riprendere, i nobili si riunirono in gran numero (erano oltre cinquecento) e crearono posti di blocco nei punti più importanti della città; concentrarono l’artiglieria a ridosso del castello e si diedero a pattugliare la città riuscendo ad arrestare 13 capi della rivolta del giorno precedente. Fu inoltre rimosso anche un pezzo d’artiglieria che i rivoltosi avevano puntato e armato contro il Sedile dei nobili, riuscendo quindi a riportare la situazione cittadina entro i limiti della normalità.




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7 maggio 2007

La peste del 1656-57.

Un altro triste episodio di enorme interesse locale è costituito dall’epidemia di peste avvenuto negli anni 1656-57.
Questo periodo rappresenta l’apice della decadenza del governo spagnolo nel meridione d’Italia. Gli spagnoli non cercavano altro che oro, imponendo alle famiglie sempre più tasse, gabelle e balzelli e i commerci erano ormai ridotti ai minimi termini. In questo scenario di crisi il flagello della peste, nella sua forma più violenta e massiccia, dilagò in tutto il Mezzogiorno provocando un’autentica strage.
Non esiste una data certa dell’inizio della peste a Barletta. A Napoli il morbo esisteva già dagli inizi del 1656 e quando una nave, chiamata S. Andrea, proveniente dalla capitale del Regno, il 26 maggio di quell’anno approdò nel porto di Barletta, dopo gli opportuni accertamenti sanitari fu messa al largo, in quarantena, sino al 5 luglio dello stesso anno. Questa constatazione ci indica come la Città era già pronta per prevenire l’epidemia, ma il notaio Zaccardi, trascrivendo il testamento del reverendo don Giuseppe Greco di Gallipoli, il 28 luglio 1656, ci parla di un primo caso di peste.
A Barletta, come in tutti gli altri paesi, per non creare allarmismo tra la popolazione, si parlò dapprima di infermità e di contagio, ma nei primi mesi di agosto ci fu la dichiarazione ufficiale che si trattasse di peste, dando inizio a quel triste periodo di spaventosa sventura che perdurò sino al maggio del 1657 e che terrà avvinta la città sotto l’incubo della morte.
La conformazione topografica della città di Barletta influì sulla propagazione del morbo, poiché dopo la distruzione dei borghi e delle chiese fuori la città, avvenuta nel 1528 ad opera delle truppe francesi capitanate da Renzo de’ Ceri, sia il Clero che gli abitanti dovettero ritirarsi entro la cinta muraria; di conseguenza, il moltiplicarsi degli abitanti nel corso degli anni seguenti, circoscritti per ragione delle guerre dalle mura dotate di cinque porte, (Porta di S. Leonardo, Porta Marina, Porta Reale, Porta Croce o S. Sepolcro, Porta Nuova o S. Sebastiano), aggravò la situazione favorendo la propagazione del contagio.
Il numero degli abitanti colpiti dal morbo crebbe con il passare dei mesi. L’apice dell’infezione fu toccato nei mesi di ottobre e novembre, iniziando finalmente a declinare verso la fine dell’anno. Secondo alcune notizie documentali, sin dal 5 novembre la città di Barletta era estinta a mità.
Il morbo continuò a colpire con minore intensità anche nei primi mesi del 1657; diminuì notevolmente la propagazione nei mesi successivi fino al 22 giugno dello stesso anno in cui finalmente fu annunciato che la città era del tutto libera dal morbo, cioè immune.
Il numero dei morti di peste fu impressionante, anche se le cifre dei vari storici locali sono discordanti (Santeramo: circa 7.000, De Leon e Loffredo: non meno di 12.000) poiché non si conosce con precisione il numero della popolazione della città di Barletta prima dell’inizio del contagio (si stima un’entità di circa 20.000 abitanti).
Il principale lazzaretto della città fu il convento della Madonna della Croce (in seguito, con l’espandersi dell’epidemia, adiacente al convento, fu allestito un altro lazzaretto di fortuna per far fronte ad un numero sempre crescente di appestati). Questa chiesa, esistente già dal 1384, fu riedificata ed ingrandita nel 1516 a spese dell’Università ed era dotata di un bellissimo portico bramantesco.




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7 maggio 2007

Barletta, chiesa della Madonna della Croce. Antica stampa.




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7 maggio 2007


Con l’accrescersi del contagio furono in seguito adibiti a lazzaretto baracche di legno, magazzini e anche abitazioni private. Alcuni documenti descrivono: una baracca fuori Porta Nuova; lungo i palumenti che si stendevano da Porta Nuova al baluardo di S. Agostino; un altro presso la Chiesa del Carmine; nel Paniere del Sabato (Piazza Plebiscito) e nella strada della Cordoneria (corso Vittorio Emanuele).
Anche il Castello, che era servito da carcere, fu usato come luogo d’isolamento.
Per quanto riguarda la sepoltura dei morti, stando ai documenti, si evince che in pratica tutte le mura non furono che un lungo sepolcreto; luoghi specifici nominati nelle schede e nei libri parrocchiali indicano il lazzaretto della Madonna della Croce e alli quartieri cioè sotto le mura, dalla chiesa del Carmine al fortino Paraticchio, là ove la pietà pubblica dispose la edificazione di una chiesa dedicata a S. Maria degli Afflitti, in suffragio dei tanti morti di peste ivi sepolti.
La situazione nel 1657, ad epidemia terminata, era la seguente: popolazione ridotta a 7-8 mila abitanti, il Municipio praticamente fallito, il Capitolo indebitato per non aver ricevuto le entrate di Napoli, Foggia e della dogana di Barletta, gli amministratori di enti religiosi e civili morti, famiglie intere scomparse e alcune strade rimaste addirittura disabitate; le proprietà lasciate in balia dei più astuti, i quali le usurparono con tutti i mezzi leciti ed illeciti sino a far scomparire i documenti originali per crearne dei falsi, oltre ad un fenomeno altissimo di sciacallaggio nelle case disabitate.
Le conseguenze di questa terribile pestilenza è da annoverare tra i più gravi disastri subiti dalla città di Barletta, già colpita da quel flagello in epoche precedenti, ma che non aveva mai raggiunto picchi di mortalità così elevati.




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7 maggio 2007

I Palazzi nobiliari

Nonostante il periodo di crisi in cui versava il regno di Napoli la città di Barletta, grazie all’insediamento stabile di nuove e ricche famiglie dedite soprattutto ai commerci, aveva subito un marcato sviluppo edilizio con la costruzione di nuovi palazzi o con la ristrutturazione di quelli già esistenti.
Tra queste famiglie alcune godevano ancora, per tradizione, di un antico privilegio di stampo medioevale: quello di beneficiare del “diritto di asilo”.
Questo vecchio diritto era simbolizzato da due colonne in marmo con venature, alte circa metri 1,50, ubicate all’esterno del portone-entrata del palazzo nobiliare e significava titolo di nobiltà e autorità.
La tradizione del diritto d’asilo permetteva a chi, perseguitato o inseguito, raggiungesse e toccasse la colonna o varcava la soglia della proprietà del potente, di divenire persona inviolabile ed arrestabile solo per autorità del nobile di quella famiglia.
Nella nostra città i palazzi nobiliari con la caratteristica delle due colonne poste ai lati del portone di ingresso erano molteplici.
Attualmente, in seguito a lavori di ristrutturazione o riedificazione, gli edifici che conservano ancora questo simbolismo sono i seguenti: palazzo Esperti, sito in corso Cavour, n.° 59; palazzo Marco De Leone, corso Cavour, n.° 32; palazzo Marulli-De Martino, corso Garibaldi, n.° 188; palazzo Osvaldo Cafiero, corso Garibaldi, n.° 113; palazzo Samuelli-Affaitati, in via Nazareth, n.° 73 e due palazzi in corso Vittorio Emanuele, al n.° 7 e al n.° 66, appartenuti rispettivamente alle famiglie Del Giudice e Patalini, e alla famiglia Acquaviva.




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7 maggio 2007

Palazzo Marco de Leone (particolare dell'ingresso).




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7 maggio 2007

Curiosità storiche: compravendita di schiavi a Barletta

Tra le curiosità storiche destano stupore i seguenti documenti che attestano come un fatto piuttosto abituale il fenomeno della tratta degli schiavi esistente nella nostra città.

“A 28 marzo 1654 Francesco de Antonio alias Tonno, Francesco della Marra e Nicola Antonio Musso di Molfetta vendono al Dominus D. Francesco Aluiz, Hispano, Regio Governatore della città di Barletta, uno schiavo nominato Mustafà della città di Duronornij, seu Gran Cairo, di anni 23 incirca, di giusta statura, con occhi cerulei scu torchini et barba seu Castagnelle... e pel prezzo di ducati 120 in moneta aurea....”

“A 17 giugno 1663 Giovanni Gusio veneziano, commorante in Barletta, vende a Nicola Methi Raguseo, anche commorante in Barletta, uno schiavo (mancipio) chiamato Moemets di Lucigne di anni 12 circa con occhi cerulei e peli castagni per lo prezzo di ducati 80...”

“A 19 giugno 1664 Cesare della Marra nel suo testamento «...item lascia alla signora Francesca Galiberti sua affezionatissima moglie il Scavo per esso testatore comprato, nominato Gusmano, già battezzato e posto il suo nome Iusmundo, del quale detta sua moglie ne possa disponere come vera signora e padrona a suo arbitrio e volontà, senza contradizione alcuna, et hanc suam esse d.ta ultima voluntate et ceteris prevalere...»”.




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7 maggio 2007

Ordinanze regie di Filippo IV per la Città di Barletta.

• 3 giugno 1621
Appena all’inizio del suo regno Filippo IV dispone alcune opere di ammodernamento del castello di Barletta.
Nel documento datato con atto del notaio G. B. Pacella, il castellano di Barletta, capitano Domenico Montesdoca, incarica mastro Donato Scupi per la direzione dei lavori di costruzione di locali destinati ad ospitare i laboratori degli artificieri.
Anche per quest’opera una testimonianza concreta del periodo ci è data dalla presenza, sull’ingresso sud del grande corpo di fabbrica sopra le cortine, di un grande stemma in pietra con le insegne dei reali spagnoli e di una scritta, corrosa dal tempo, datata 1622.
• 1639
Con Regio Assenso firmato dal viceré del Regno, Duca di Medina de Las Torras, vengono approvate le dodici Regole relative al funzionamento del Conservatorio (Orfanotrofio femminile) del Monte di Pietà di Barletta.




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7 maggio 2007

Salone degli artificieri. Barletta, castello.




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